Mamma, ho perso il pullman

17 Lug

Povero Dante Lopez, che brutto rientro gli è capitato. Terminata l’avventura mondiale il piccolo indio è tornato a Genova per riprendere gli allenamenti con la sua squadra, ma arrivato al Pio ha trovato il campo deserto. Negli spogliatoi solo un inserviente che lavava le docce.

"A squaddra a l’è partìa vei mattin pe l’Austria", gli ha spiegato in dialetto spagnolo.
In Austria? E lui? Perché non l’hanno aspettato? Il Dante calciatore è montato in bici, e stava già infilando il casello di Pegli, quando l’inserviente l’ha richiamato e gli ha spiegato che non era mica il caso.
Non l’ha presa bene, che motivo poteva avere la società di escludere un giocatore prezioso come lui, uno che ha segnato il gol fondamentale nei play off, contro la Salernitana?
L’inserviente ha alzato le spalle, non sapeva cosa rispondergli, o forse gli è mancato il coraggio di dirgli la verità, ma se l’avesse chiesto a uno di quei tifosi che tutte le domeniche andava a guardarlo allo stadio, la risposta sarebbe stata lapidaria: "Perché fai cagare".
Dante Lopez, l'impegno in campo
Lo voleva l’Amburgo, il Werder Brema l’ha implorato, e la fila di pretendenti era lunghissima, ma ha scelto di venire da noi. Ai tempi dell’acquisto il suo procuratore ha dichiarato "Gli ho spiegato tutto, e gli ho detto che Genova è la sua porta spalancata per l’Europa e la fama. Lui è stato felice di accettare il trasferimento". E a Genova si era entusiasti della sua scelta, presentato come un grande campione dalla stampa tutti aspettavano con ansia il giorno del suo debutto, pronti a schiacciare con un nuovo chiodo il ricordo del vecchio, quell’altro giocatore sudamericano che ci ha portato in serie A.
"Alta scuola paraguagia, altroché", si diceva sull’autobus per lo stadio, "u l’è in campiun", sentivi mormorare in gradinata il suo primo giorno in campo. Quando si è tolto la pettorina per sostituire l’attaccante scoppiato di turno tutti hanno innalzato il coro dell’attesa, "Oooooo.. ooleee!!".

E’ bastata qualche partita, e appena si presentava a bordo campo per entrare, dagli spalti si alzava in coro un "Ooooooo… oohnnnooooo!!!". Un albero piantato in mezzo al campo, Dante Lopez il pero. Quando poi divideva la scena con l’altra punta di successo, Igor Zaniolo, sembrava di vedere una cartolina: lui era una pianta, l’altro sempre per terra faceva il sasso, insieme fra l’erbetta componevano un delizioso giardino giapponese.
Sarà stato per quello che i compagni non si arrischiavano a penetrare in area e facevano piovere su di loro decine di palle lunghe, avranno avuto paura di calpestare le aiuole..

La società spiegava che Lopez è un ottimo giocatore, ma deve ambientarsi, il calcio italiano è diverso da quello che si gioca in Paraguay. Qualcuno provava a informarsi se per caso là giochino senza pallone, e il mistero su questo strano personaggio si infittiva. Anche la sua vita privata era circondata da mille interrogativi, un giornale lo voleva residente a Pegli con la moglie, un altro ad Arenzano in un appartamento che divideva con Botta e Rivaldo. Su un punto entrambe le testate concordavano, in campo faceva pena. Si, ogni tanto un guizzo in area ti lasciava qualche speranza, ma una volta solo davanti alla porta non sapeva cosa farci e la spediva fuori.
Qualcuno provava a telefonare ai parenti in Sudamerica per chiedere se là giocano senza porte, e il dubbio di avere comprato un pacco si faceva strada fra i tifosi.

Intanto il campionato sciorinava i suoi ultimi appuntamenti, il grande campione paraguagio continuava a necessitare di ulteriore tempo per ambientarsi, e il Genoa perdeva posizioni sulle avversarie. Solo nei playoff Dante Lopez sembrava aver trovato il suo posto, ma forse era perché Grabbi aveva esalato l’ultimo respiro, Iliev era fastidioso e inconcludente come sempre, e Zaniolo si dedicava al giardinaggio; o si metteva a giocare Lopez o ce ne andavamo tutti a casa. E Dante di Asunciòn aveva stupito tutti, giocando un paio di partite di buon livello, e segnando un gol fondamentale per il passaggio al turno successivo.

Si era finalmente svegliato o era stato solo un lampo passeggero? Non lo sapremo mai, la sua convocazione in nazionale non ci ha permesso di svelare l’arcano, e ancora oggi c’è gente che non dorme di notte per il rodimento. E’ pur vero che quei venti minuti in campo in Germania non sono stati segnalati dalla stampa mondiale come l’avvento di un fenomeno, ma può essere che tutti i giornalisti di tutte le televisioni del mondo stessero in quel momento guardando altrove.

E così, mentre la squadra rinnovata si prepara ad affrontare il nuovo campionato di serie B, il nostro amico Dante alloggia allo Sheraton e passa le giornate affogando la delusione nelle bottigliette del minibar.
Ma verrà il giorno in cui si trasferirà a una squadra che saprà apprezzare le sue doti, e quando segnerà una valanga di gol e porterà i suoi compagni in Champions League tutti ci renderemo conto di avere avuto in casa il brutto anatroccolo e di non averlo saputo valorizzare.

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6 Risposte to “Mamma, ho perso il pullman”

  1. Dedee luglio 18, 2006 a 12:33 am #

    mi nu lo mai visto zeuga-a, ma me pagge che aemo faeto ben a mandarlo a ca!

  2. hardla luglio 19, 2006 a 9:13 am #

    certo che se ai mondiali avesse segnato, srebbe stato molto più facile venderlo.
    oppure no, magari ce lo saremmo tenuto almeno fino a gennaio, sai uno che segna ai mondiali è un peccato darlo via così.
    quindi forse è meglio che in quei venti minuti sia passato inosservato come al solito…

  3. ipitagorici luglio 19, 2006 a 2:07 pm #

    beh, sarà stato un giocatore dai piedi di pietra, però nelle ultime partite pressava sempre e rincorreva ogni avversario, almeno ci metteva il cuore.

    E non dimentichiamo che il gol al Teramo ci ha permesso di arrivare secondi, e i playoff sono stati molto più facili. Senza contare il gol alla Salernitana.

  4. hardla luglio 19, 2006 a 2:09 pm #

    si ok. tutti validi motivi per ringraziarlo.
    ma non per tenercelo ancora!

  5. Dedee luglio 19, 2006 a 2:40 pm #

    ricordo che un anno comprammo Felice Centofanti, solo perchè nella finale di andata della coppa Italia (1-1) segnò un goal alla società ciclistica san pier d’arena….
    Al ritorno l’Ancona ne prese 6, ma ormai il contratto era già firmato…

    p.s. ho un autografo di cotal campione, si firmava, ggggiuro: “100fanti”

  6. hardla luglio 19, 2006 a 2:45 pm #

    De, per tua fortuna non guardi Striscia La Notizia. Lì va a fare interviste ai calciatori, e oltre la maglia con scritto “100fanti”, i giuocatori intervistati devono inneggiare “uno, dieci, 100fanti”… uhm…

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