Le grandi inchieste di Nubechecorre

16 Nov

Ho cominciato a scrivere queste righe alcuni mesi fa, d’estate, quando il Genoa venne a fare qualche seduta di allenamento al campo sportivo di Ronco Scrivia, il paese dove vivo.
In quelle giornate torride uscivo dal lavoro e mi fiondavo al campo, in regolare ritardo per assistere agli esercizi, ma in tempo per vedere uscire i giocatori fra due ali di folla adorante. Erano perlopiù bambini accompagnati dai genitori, genitori camuffati da bambini, nonni che avevano sequestrato il nipotino per crearsi un alibi con cui infilarsi nell’auto di Marcorossi e farsi autografare il catetere.

Un giorno, in mezzo a quella folla, notai un signore di mezza età dall’aria familiare, Padre Vinche se ne stava da un lato e osservava compiaciuto la bolgia. Scorsi nella mente le immagini di vecchi giocatori, ex allenatori, ogni genere di personaggio legato in qualche modo alla mia squadra del cuore, ma nessuno sembrava collimare con quell’uomo, finché fu proprio lui a rivelarsi, facendo un gesto che mi accese una lampadina grossa così in testa: si mise la sciarpa sulle spalle, come farebbe un ministro della chiesa con la stola. Non era un personaggio legato alla società, ma alla tifoseria! Avevo davanti nientemeno che il prete intervistato da Paolo Zerbini alla Foce, il giorno della partenza dei tifosi per Oviedo, nell’anno straordinario della Uefa.
Magari così su due piedi potreste non ricordarvelo, ma se possedete il dvd del Secolo XIX con la registrazione di quella partita andate a dare un’occhiata ai contenuti speciali, ci troverete quel servizio datato 1991. Se non ce l’avete non fa niente, ve lo potete guardare qui.

Comunque eravamo al campo di Ronco, c’ero io che osservavo questo prete, o presunto tale, in abiti civili che si godeva la sfilata dei suoi giocatori preferiti. Mi avvicinai e gli chiesi:
"Scusi, lei non è il prete di Oviedo?".
Negò con forza: "Chi? Ma figuriamoci, le sembro un prete?", e si allontanò di un paio di passi.
Eppure ero certo che fosse proprio lui, mi rifeci avanti: "Non mi frega, l’ho riconosciuta, lei è il prete di Oviedo!". E lui di nuovo: "Ma cosa sta dicendo? Non so neanche dove sia Oviedo! E poi quel giorno lì ero a dire messa.."

Era lui! Era davvero lui! Avrei voluto tempestarlo di domande, ma si vedeva che era restio a parlare in pubblico. Messo alle strette si arrese e mi invitò ad andare a casa sua un paio di giorni dopo per un’intervista.
Se fossi stato sicuro che si trattava di un vero prete non mi sarei mai sognato di andargli in casa, con tutte queste storie di religiosi culattoni non puoi star mica tranquillo, predicano tanto che non li devi pigliare per il sedere, ma poi loro non ci pensano due volte, e neanche tanto metaforicamente!
Ma come ho detto non sono mai stato convinto che fosse un ministro della chiesa, ho sempre creduto che millantasse, e due giorni più tardi mi presentai a casa sua, in un paese dell’entroterra genovese.

Per cominciare, come devo chiamarla? Padre? Signore?
Mi chiami pure Padre Vin, è così che mi hanno nominato sui giornali, dopo la partenza.

pensione vin
In effetti ricordo di aver visto la sua foto sulle maggiori testate nazionali, con la sciarpa al collo, o con l’abito talare sbottonato sul petto tipo superman, e la testa del grifone che spunta sotto. Mi viene in mente la Gazzetta dello Sport, la Repubblica, il Corriere della Sera..
Anche la Voz des Asturias, il quotidiano di Oviedo, la pubblicò in prima pagina. Il titolo diceva qualcosa tipo "Arrivano i tifosi genoani".

Senza contare i giornali di Genova. Qualcuno provò a indovinare la sua identità, una signora dichiarò di averla riconosciuta in un suo vicino di casa che ama vestirsi da prete.
Sono obbligato a smentire quella signora, io non amo vestirmi da prete, sono un prete vero. O almeno, lo sono stato..

Che è successo?
Ero parroco di un paese qui intorno, e gran tifoso rossoblù. La domenica, quando giocavamo in casa, celebravo la messa col rito abbreviato per non perdere il treno, ero un abbonato ai tempi. Quando conquistammo la Uefa recitai un sermone indimenticabile, da lacrime agli occhi, parlai di gloria, di sacrifici ripagati, di lunghi ostacoli per raggiungere il paradiso. Poi mi detti malato, sprangai la chiesa e appesi il cartello "Chiuso per tifo", feci le valige e partii per Oviedo. Purtroppo il sacrestano era un tifoso ciclista, e fece la spia al vescovo. Al mio ritorno scoprii di essere stato trasferito alla parrocchia di Sampierdarena.

E adesso professa a Genova?
Macché! la prima domenica nella nuova parrocchia mi sono trovato la chiesa piena di fedelissimi.

Nel senso di molto religiosi?
Nel senso di ultras blucerchiati. Anche loro sapevano della mia fede, e si presentarono a messa bardati peggio che in curva. Sciarpe, berretti, un paio avevano anche la bandiera. Cercai di ignorarli, ma appena cominciai l’omelia quelli attaccarono coi cori, e più alzavo la voce e più quelli cantavano forte. Alla fine non ci ho più visto, sono saltato giù dall’altare e ho preso per il collo uno di quelli in prima fila. Gli ho detto che quella era la casa di Dio, non di Pipetta!

E hanno smesso?
La mia reazione li ha sorpresi, sono andati via tutti, ma il giorno dopo si è presentato il vescovo che mi ha ricordato che gli unici esseri alati ammessi in chiesa sono gli angeli, i grifoni devono stare fuori. Mi ha detto che se volevo continuare a professare dovevo scordarmi del calcio.

E lei ha abbandonato la religione..
Non è stata proprio la minaccia a convincermi, quanto la scoperta che il vescovo, mentre mi puntava il dito contro, col suo braccio teso e le vene del collo tutte gonfie, aveva al polso un braccialettino colorato, azzurro bianco rosso e nero. Da non credere! Proprio lui veniva a farmi la predica! Uno che a Genova è ospite dal 46! In quel momento ho perso la mia fede.. Ho buttato la tonaca alle ortiche e sono tornato al mio paese a fare il pensionato.

E ora segue la squadra in campionato?
Come ho detto ho perso la fede nella chiesa, ma per fortuna ho mantenuto quella nel Grifone, anche perché la religione puoi cambiarla, la squadra del cuore mai! Ogni tanto vado allo stadio, ma è una tale sofferenza! Possibile che non si riesca una volta a vincere tre a zero, stare un po’ tranquilli?

Quando la squadra è retrocessa in C1 dopo aver conquistato la promozione in A cos’ha pensato?
Che dio esiste lo sapevo già, ma che fosse doriano è stata una sorpresa.

Pensa che quest’anno ce la faremo a tornare su?
Dopo lo scherzo di due anni fa non me la sento di pregare il signore perché ci dia una mano, ho capito che in queste cose bisogna arrangiarsi da soli. Comunque mi sono comprato una statuetta di budda da tenere sul comodino, non si sa mai..

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9 Risposte to “Le grandi inchieste di Nubechecorre”

  1. hardla novembre 16, 2006 a 6:58 pm #

    gran intervista! ebbravo pablo!
    quel prete però assomiglia a qualcuno che conosco, probabilmente l’ho già visto in giro da qualche parte, però, no, è come se lo conoscessi meglio. come se quella faccia, magari ringiovanita di una 30ina d’anni, mah, non so. ci devo pensare su…

  2. NubeCheCorre1 novembre 16, 2006 a 7:07 pm #

    si può ingrandire un po’ la foto coi titoli dei giornali?

  3. PanChin novembre 17, 2006 a 2:32 am #

    Grande Pablo..degno del migliore Guerin Sportivo…pero qualche dubbio il doc me lo fa venire…umpf….

  4. fresa85 novembre 17, 2006 a 8:00 am #

    interessante e bella intervista davvero!!!

  5. ipitagorici novembre 17, 2006 a 1:38 pm #

    ah i ciclisti…

    e ora sotto con lo Spezia e sono addirittura munito del fantomatico miniabbonamento!

  6. Grifonina novembre 17, 2006 a 2:14 pm #

    Ma quante ne sai?! grande! complimenti x il blog!

  7. respiromare novembre 18, 2006 a 2:22 am #

    Grande blog. Grande post. Grande Genoa!

  8. Nemolina novembre 19, 2006 a 9:17 am #

    Nonostante la sconfitta di ieri, sempre FORZA GENOA

  9. hardla novembre 20, 2006 a 9:06 am #

    ciao a tutti i nuovi visitatori.
    come potete immaginare non è che la voglia di scrivere il commento alla gara di sabato ci stia saltando addosso. abbiate pazienza.

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