Archivio | luglio, 2007

Dal nostro inviato a Neustiff.. Noistift.. Nistfist.. vabbè

25 Lug

mi chiama mio padre, venerdì sera: “Domani venite a Neustift a vedere la partitella?”. Significa 500 e passa chilometri per assistere a un incontro Genoa provvisorio – Squadretta di paese dilettantesca, con possibilità di non capire un cazzo di quel che ti diranno gli abitanti del luogo sito in Austria, e impossibilità di aprire le Cappe sia venerdì che sabato, dichiarando praticamente conclusa la stagione.

Ovviamente accettiamo, e sabato mattina bello presto ci mettiamo in movimento, destinazione Valle dello Stubai.

“Chissà quanti genoani troveremo per strada!”, “No, vedrai che gli altri sono partiti prima”, “No, vedrai che non ne verrà nessuno, è uno sbattimento che non tutti hanno voglia di affrontare”.

Il primo contatto con una macchina targata GE lo abbiamo a Verona, in coda. Una coppia di anziani che non sfoggia i colori, ma ce la facciamo bastare, tiro giù il finestrino e gli grido dietro “Alua, stu Zena?”. Ridono, perlomeno non sono ciclisti.

Il bollino rossoblù lo vediamo su un’altra macchina, che ci troviamo di fronte alla coda successiva, prima di Trento. Fra la prima e la seconda sono passate due tre ore, ma non abbiamo percorso tanti chilometri come ci saremmo aspettati, e ne passeranno altre prima di poter giungere all’ultima delle tante code beccate durante questo viaggio, quella prima del Brennero.

Compriamo il bollino per entrare nelle autostrade austriache, terrorizzati dalle leggende che girano negli autogrill, di pattuglie di poliziotti sanguinari che ti fermano e se non ce l’hai esposto ti legano e ti obbligano a mangiare tonnellate di sauerkraut.

Al confine mio padre chiede al casellante se è vera questa storia del bollino, e questo risponde con la faccia furbetta: "Nein! Serfe solo topo Innsbruck!". "Ladendiebe!", rispondo io da dietro, memore di vecchie lezioni delle superiori.

Comunque alla fine siamo nella valle dello Stubai, e aguzziamo la vista in cerca di bandiere rossoblù. Ci sono baite, case e mucche, ma di bandiere..

Guarda, ce n’è una lì che sventola, sarà quella del campo? Dietro c’è un campetto circondato da striscioni troppo familiari per non essere quelli di Marassi, siamo arrivati!

La fame la fa da padrona, e ci infiliamo nel primo punto di ristoro che vediamo, il baretto del campo.

È un po’ la versione austriaca del baretto della bocciofila, solo che lo capiamo troppo tardi; ora domandatevi cosa potrebbe succedere al baretto di una bocciofila se un giorno gli si presentassero tremila austriaci che vogliono mangiare e non parlano una parola di italiano, e vi sarete fatti un’idea approssimativa di quel che ci succede quando ordiniamo il pranzo da un menù incomprensibile.

Io ho modo di verificare che tutto il mondo è paese, quando chiedo una Wiener Schnitzel e ricevo una Milanische Kotolette. Il contorno dovrebbe essere diverso, ma non ho modo di assaggiarlo, la signora me lo sparge per tutto il tavolo.

Riusciamo comunque a riempirci la pancia, e dopo aver faticato ulteriormente per pagare il conto ci svacchiamo sul prato, mentre Marzia va a fare due foto.

Quando torna ha in mano i biglietti per la partita, settore ovviamente prato, e ci racconta di avere visto un sacco di gente. "Papa Waigo? L’hai visto?", "No, però ho fotografato Fabrizio Preziosi", "Vabbè, andiamo a vedere, magari arriva".

Papa Waigo no, però arriva un pulmino di giocatori, c’è uno che si fa riempire la bottiglia da Juric con il gatorade che bevono loro, e lui si presta. E’ in ciabatte come un turista tedesco, ma la faccia è sempre quella del profugo slavo. Poi incontriamo Pinuccio Brenzini, che si fa fare la foto e rivela a un turista terrorizzato che la società è fallita e tutti i giocatori sono in vendita. Entra va, che è meglio.

Il cronista è austriaco, e presenta la squadra avversaria dai nomi altrettanto austriaci. Non credo che ne conoscerei qualcuno neanche se riuscissi a decifrare quel che esce dagli altoparlanti, ma così è proprio impossibile. I nostri sono sempre quelli, l’organico non è completo, nonostante alcuni vengano chiamati lo stesso, e la partita comincia.

Ho visto solo il primo tempo, nel successivo giocavano tutti dall’altra parte del campo e ne ho approfittato per svenire, ma da quel che ho visto posso ricavare quanto segue:

  1. Papa Waigo è veloce e preciso, ci darà delle soddisfazioni;
  2. Borriello si propone e vede il gioco;
  3. Bovo fa il difensore alla De Rosa, e cerca di darci di testa;
  4. Di Vaio è in fuorigioco.

Ora aspettiamo di vederli giocare contro una squadra vera, il prossimo venerdì a Pavia. Io non ci posso andare, per televisione non credo la trasmetteranno, speriamo che facciano almeno la radiocronaca.

Per quanto riguarda Neustift c’è poco da raccontare, dicono che ci siano anche degli austriaci, sebbene non ne abbiamo visto nessuno, ma il paese lo abbiamo girato poco, e non ci siamo avventurati oltre la strada principale e la piazzetta. Pare che ci fosse anche una seconda piazza più piccola con una panchina, forse gli autoctoni si trovavano tutti lì a raccontarsi barzellette sui tedeschi e scambiarsi pareri sul fatto che i calzini coi sandali vanno bianchi o si possono indossare anche colorati.
Dopo la partita abbiamo cenato in uno dei ristoranti in piazza, il menù era in italiano, e il luccio-perca che ho mangiato è tornato nella notte a vendicarsi. Ciò non mi ha impedito di consumare una colazione fastosa nell’hotel più caldo del mondo, e un altrettanto ampio pranzo all’autogrill, sulla via del ritorno.

Alla prossima.

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Noi cantiamo tutti in coro…

21 Lug

… noi cantiam solo per te…

…si ma cosa cantiamo veramente? Ok, certi cori sono facili da riconoscere, altri meno. Di altri ancora, poi, non sapevi nemmeno che fossero tratti da una canzone, fino a quando un giorno non t’imbatti in questo mp3.

Scambio Forestieri – Konko

21 Lug

Ma per prendere Konko del Siena (che fra l’altro quando aveva 16 anni era da noi e scappò letteralmente via, per finire alla Juve) è sensato dare via metà Forestieri ?

A me non pare proprio. Vediamo di ripetere il capolavoro Criscito.

Bruno.

Gli strani casi dell’Inspecteur Renzè

17 Lug

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Lo so, normalmente gli strani casi dell’inspecteur Renzè sono una prerogativa del blog delle Capperosse ma il caso è talmente intricato e di difficile soluzione che solo la preziosa collaborazione dell’inspecteur potra portare la verita a galla..

A galla perche domenica scorsa nel bel mezzo della laguna di Venezia, poco prima dell’isola di S.Francesco del Deserto (come poi ci possa stare un deserto su di un isola verdissima in mezzo ad una distesa di acqua salmastra questo è un altro mistero..) Esposta in bella vista su di una base di vogatori ecco che noto…

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La vedeta sventolare? La bandiera della Zampeturia?!?!?

Ora le spiegazioni possono essere molteplici, o Garrone ha deciso di investire in uno sport molto piu remunerativo e ricco di soddisfazioni come la voga..oppure Mazzarri dopo la scherma ha deciso di applicare in campo le tecniche portentose della voga veneta..magari pensando visto che è una squadra che fa acqua da tutte le parti…Inspecteur solo il suo aiuto potrà portare la luce su di un caso cosi complicato…

La pipetta permalosa

14 Lug

Ieri sera concerto di Giuliano Palma e i Blue Beaters all’Arena del Mare, al Porto Antico.
E voi mi direte, ma che c’entra col Genoa? C’entra, perché a fine concerto il cantante, nel ringraziare il pubblico, ha esclamato "Bentornati in serie A!", ed è partito l’applauso. Ochei, anche qualche fischio sporadico, ma la maggioranza di tifosi soddisfatti per l’uscita di Giuliano era schiacciante.

Qualcuno ha lanciato un coro che a dire il vero non c’entrava granché, invocando quella "Milano in fiamme" che il frontman ha gradito poco, trattandosi della città in cui vive, ma ha ribattuto con ironia, e la cosa è finita lì. Ha ancora buttato là un "Forza anche alla Zampeturia", giusto per par condicio, e ha ricordato le proprie origini napoletane, celebrando così anche l’altra neopromossa.

Balletti sul palco fra i componenti della band, saluti, ma mentre stanno per sfilare via, Giuliano Palma si rivolge a qualcuno in prima fila:

"Cosa c’è? Perché sei incazzato? Non voglio gente incazzato alla mia festa"

La risposta dell’interlocutore non l’abbiamo sentita, essendo lontani, ma l’ha riassunta direttamente lui, quando gli ha detto "Ma guarda che l’ho detto, ho detto anche –Forza l’altra squadra di Genova-, sei tu che non hai sentito", poi, dato che questo non era evidentemente soddisfatto, gli ha aggiunto "Ci stai facendo una figura di merda, io l’ho detto. E poi cazzo vuoi, già ti sto cagando, mi sembra che dovresti essere contento, cosa continui a rompere le palle?". Insomma, questo tizio fra il pubblico si è offeso a morte per l’uscita di Palma, e non ne voleva sapere di farla finita, tanto che alla fine si è beccato anche una rispostaccia.

Finito il concerto, stiamo sfollando, e ci supera una coppia con l’espressione corrucciata. E sentiamo lui che fa "Sarebbe bastato che dicesse Forza Genoa e forza Zampeturia, chiudeva con eleganza ed eravamo tutti contenti".

Non c’è niente da fare, il ritorno in serie A  del Grifone sta mettendo in crisi gli appassionati di ciclismo, che vedono allontanarsi quel poco di visibilità già traballante che avevano conquistato come unica squadra ligure in massima serie.
Oppure, più semplicemente, è il loro perenne complesso di inferiorità che viene fuori. Ma io mi chiedo, come fa un tifoso di una squadra che è sempre stata più forte, ammettiamolo, sentirsi inferiore? La maggior parte dei derby l’hanno vinta loro, in classifica li abbiamo quasi sempre avuti davanti, noi ci siamo dibattuti nella melma con presidenti più che discutibili, mentre loro hanno sempre potuto contare su società solide, casomai dovremmo essere noi a sentirci inferiori, no?

No, perché alla fine, e questo lo sappiamo noi, ma soprattutto se ne rendono conto loro, a Genova la passione per il calcio ha poco a che vedere col dare delle pedate a un pallone. E’ un sentimento che travalica i risultati sul campo, fino a toccare quelle corde più vicine al cuore, che ti portano a considerare i colori della tua squadra come una specie di ideale da perseguire. "La stella che vogliam" ne è l’esempio, non si sogna di raggiungerla come obiettivo fine a sè stesso, è la rappresentazione di quell’ideale che ogni tifoso si porta dentro, una sorta di giustificazione a tanto affetto.

E poi ci sono gli altri, quelli che basta vincere domenica, che ti guardano e non capiscono, e quando un cantante non li chiama per nome uno a uno per dire loro che si, dai, siete bravini anche voialtri, si offendono e piantano su un casino.
Non è una questione di gol segnati, ne avete da fare di strada per diventare come noi..

Cori da stadio

11 Lug

Ma ve li ricordate i bei vecchi tempi di quando ogni giocatore del Genoa aveva la sua canzoncina dedicata, che lo stadio intonava allegramente? Tipo "Sichiamatomasskuhravy conlesueretisivola faunaltracapriola faunaltracapriola", o "Sichiamasimonebraglia edogniuscitalasbaglia toglitiquellamaglia toglitiquellamaglia"..
Perché ora non se ne fanno più, e ci si limita a dei "Marcorossi eh-eh Marcorossi oh-oh Marcorossi eh-eh Marcorossi alè-alè"? Dov’è finita l’inventiva della gradinata? Insieme alla Fossa dei Grifoni, mi direte voi, che questi manco una coreografia decente sanno fare, che la più bella, quella della partitaccia infame, alla fine ero capace anch’io, niente a che vedere con il sipario che si apriva e dietro c’erano il mare, le onde, la Lanterna e la caravella. Ma ve li ricordate?
Comunque ora stavamo parlando dei cori, perché quella gente là, oltre a non andare a pestare chi sostiene il Presidente, sapevano anche inventare delle canzoncine.
Dopo tanto ragionare mi sono deciso a comporre una canzone anch’io, per un giocatore che in serie A farà la differenza, Marco Di Vaio.

Ci ho pensato un casino, mi ci sono voluti due giorni interi a spremermi, a riempire fogli e buttarli via, finché non ho trovato una filastrocca che mi suonasse gradevole:

Si chiama Marco Di Vaio
E’ un giocatore del Genoa
Ha il numero ventuno
Ha il numero ventuno

Me la sono canticchiata tutto il pomeriggio, ma continuava a esserci qualcosa che non mi convinceva, come quando fai la pasta e ti scordi il sale. Così ho chiamato un mio amico che sa suonare la chitarra e comporre le canzoni, e gliel’ho cantata per avere un suo giudizio.
Mi ha spiegato che una canzone da stadio, per avere successo, deve essere evocativa, parlare delle qualità uniche del giocatore, non deve limitarsi a elencare dei dati anonimi, tipo quand’è nato, o quante presenze ha collezionato in un anno.
Mi ha detto di aspettare un paio d’ore, che ci pensava lui, e quando mi ha richiamato era pronta questa perla..


L’onore della prima pagina

10 Lug

Signore e signori, il gemellaggio col prestigioso Clan Dei Grifoni è cosa fatta, più serio di quello col Pizzighettone, più cinematografico di quello fra Arnosvarzenègghe e Dennidevito, più musicale di quello fra Paola e Chiara.
Oggi il nostro banner è in prima pagina sul sito più visitato dai tifosi rossoblù!

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