Archivio | settembre, 2008

Genoa – Milan, un anno dopo

15 Set

Ci risiamo. La prima in casa è di nuovo Genoa-Milan, ma stavolta il mio amico Hardla mi ha lasciato solo: colpito da daspo per avere picchiato la Rompicazzo Numero 1 durante un’amichevole, è obbligato ad andare a firmare in caserma a Milano.

Anche quest’anno mi accorgo tardi dell’orario, ma il treno lo prendo con tutta calma, solo che stavolta volevo prendere il pullman, partito un quarto d’ora prima.

Nonostante l’assenza di Hardla lo stadio è affollato. Mancano i tifosi milanisti, così per poter fischiare dobbiamo aspettare che entri la squadra per il riscaldamento. Li guardo, ed è come vedere un branco di leoni abbeverarsi al fiume, quando sei un’antilope. Anche gli altri sono nervosi, e si vede. Qualcuno si mangia le unghie, qualcuno mangia quelle del vicino, si aspetta l’inizio con paura, ma anche con speranza, soprattutto si spera che cominci prima possibile, che prima cominciamo prima ci togliamo questo dente.

E cominciamo. Il diavolo cala verso la Nord e tutti guardiamo l’orologio nuovo accanto alla porta: quanto ci vorrà per prendere il primo? In fondo il tridente d’attacco avversario non schiera degli scappati di casa, e la nostra difesa è stata bucata quindici giorni fa dal Catania.
Invece la difesa tiene, e senza troppi problemi si riprende la palla e comincia a farla girare. Criscito si libera di Shevchenko come faceva in serie B con gente del calibro di Pippo Cazzulo, e c’è Gasbarroni che viene via sulla fascia che sembra in bicicletta (forse gli sono serviti i trascorsi da ciclista?).

Al 6′ la prima azione a rete non è firmata da nessun pallone d’oro, è Sculli che non si ricorda cosa voglia dire timore reverenziale e prova il tiro, che Abbiati respinge in angolo.
Ma cosa sta succedendo? Gasbarroni ritira in porta, e ancora una volta il portiere è costretto a lavorare. Poi è Mesto a tentare la via della rete, e finalmente Kakà fa quello per cui è strapagato, e viene giù da solo.
Oh! Era ora! Per cosa sono venuto a fare allo stadio, se non mi fate neanche cagare un minuto addosso? Kakà adesso viene giù, si mangia la difesa, il portiere, fa gol e comincia lo sfacelo, finiamo ventisei a zero e torniamo a casa incazzati ma sereni, che il copione è stato rispettato ancora una volta.
Invece Kakà fa come dice il suo cognome, e tira fuori una bottarella loffia. Fischi che si sprecano, mani che fanno su e giù coi palmi rivolti in basso, e il Genoa riprende a far girare la palla.

In gradinata ci si guarda perplessi, c’è una squadra che gioca e corre, e un’altra che subisce, ma i colori sulle maglie sono invertiti.. Non è che dal ritiro in Austria Gasperini si è riportato indietro la squadra sbagliata? Ci si è allenata anche la nazionale spagnola, magari era rimasto qualcosa negli spogliatoi.. Poi una volta che si tolgono la divisa è facile confonderli, son ragazzi..

Il Milan diventa parecchio falloso, mi viene da pensare che lo facciano perché cominciano ad aver paura, ma ho paura a esprimere la mia considerazione a voce alta, metti che mi sente Dentone e fa uno dei suoi numeri.

Al 30′ Gasbarroni, che non si è ancora fermato, passa una palla nel mezzo dell’area, Milito scatta e di petto la serve a Sculli, che fa ciò che nessuno si aspetterebbe da Sculli, figurarsi da Sculli contro il Milan: la mette dentro.

Sarà perché c’è in campo il Diavolo, ma la Nord diventa un inferno, gente che si tuffa dagli scalini, altri che smanacciano, altri urlano, forse si trovavano sotto gli scalini. Non ci si crede, stiamo vincendo! Certo, l’abbiamo visto fare anche dal Bologna, ma al giorno d’oggi in televisione ti fanno vedere quello che vogliono, poteva essere computer grafica. Oltretutto l’ha segnato Di Vaio, ma ti pare?
Questo invece è Sculli, eccolo che viene giù a braccia aperte a prendersi l’applauso.
Sono proprio contento, è dall’anno scorso che gliela menano che non vale niente, adesso forse la smetteranno. Oh, a me sta sui coglioni perché è il campione italiano di maleducazione categoria pesi medi, ma sul campo non ho niente da obiettare.

Le squadre si schierano di nuovo a centrocampo, ma è solo una squadra che riparte, ancora una volta quella che non ti aspetti. Poco prima del fischio altro numero di Milito, che se ne beve due e tira. E chi ci tiene più? Ormai è chiaro che contro questo Milan ce la possiamo giocare, e andiamo all’intervallo tronfi come pavoni.

Secondo tempo, escono due dei tre fenomeni ed entrano Seedorf e Guarda-Un-Po’-Chi-Si-Rivede Borriello. Allora adesso possiamo preoccuparci che il Milan voglia recuperare e che Borriello, conoscendo bene la squadra, faccia il numerone e pareggi, e se pareggia stai tranquillo che perdiamo.

Tredici minuti dopo Modesto passa a Gasbarroni, da lui a Sculli, che fa un’altra cosa che non ci credi, supera in velocità un Grande Campione (non so chi sia, ma se gioca nel Milan sarà di sicuro un G.C.), non cade, non perde palla, si presenta a sinistra della porta e spara. Parata, ma non è che adesso puoi aspettarti la doppietta, i miracoli davanti al Diavolo non li fa nessuno, ci sei andato o no a catechismo?

A un certo punto Borriello si presenta in area, Ferrari e Biava fanno per fermarlo, ma Criscito, che durante il calciomercato era a Pechino, li ferma: "No, lo conosco, è Borriello, gioca con noi", e lo lasciano tirare. Per fortuna che Rubinho lo sa che è stato ceduto, e capisce che quello che gli arriva addosso non è un passaggio. Poi un autorete Borriello gliel’aveva già fatta l’anno scorso con la Roma, non si fa più fregare.

Subito dopo è Gasbarroni ad arrivare davanti ad Abbiati, lo scavalca con un pallonetto che dal mio punto di vista stava entrando in porta, e anche da quello del mio vicino, che ha emesso un flebile gemito, tipo "haa-aahnn", soloche quello scassacazzi di Zambrotta si è messo in mezzo e l’ha tirata in angolo.

Entra anche Pato, che non ne avevamo abbastanza di attaccanti, e prova un gol di testa. Deviata in angolo, ma che paura ogni volta che questi arrivano giù. Oltretutto nel secondo tempo la nostra porta è all’altra estremità del campo, e non vedo una sega, e questo mi mette ancora più ansia, sto a guardare la rete sperando di non vederla gonfiarsi all’improvviso.

Poi un altro numero che ti chiedi se ci siamo o ci facciamo: Sculli viene servito da qualcuno, forse Mesto, si infila in area, e tutti "passala! passala!", poi si beve letteralmente tutta la difesa del Milan, e a quel punto tutti "tira! tira!", tira e il portiere respinge. Ma che roba oh!

Il momento più brutto succede subito dopo: Seedorf passa a Borriello, che la allunga benissimo di piede per Pato, che scavalca Criscito e tira. Sarebbe gol sicuro, ma non ha fatto i conti con l’arma segreta di questa squadra, il Teorema di Rubinho, che così recita:

Data la presenza di un qualsiasi oggetto contundente nell’area di gioco, esso attirerà inevitabilmente a sè la faccia di Rubinho.

Questo fenomeno è attualmente allo studio presso il CERN di Ginevra.

Insomma, Pato tira, ma il pallone attrae a sè la faccia di Rubinho e rimbalza indietro, Borriello esagera e fa una rovesciata che manco fosse Holly e Benji insieme, e la butta fuori.
Più tardi riprova su un bel passaggio di Zambrotta, ma invece di buttarla dentro ci pensa un po’ e alla fine decide che è meglio se tira Ambrosini, che lui questa responsabilità non se la vuol prendere, e Ambrosini fa cagare. In tribuna Zio Fester è talmente disperato che le lampadine invece di accenderle con la bocca le ingoia intere.

Alla fine è un po’ un tiro al piccione, entra Van Den Borre e tira, arriva Ferrari e tira, Palladino tira, Flachi tira, ma lui lo beccano e per un po’ non gioca più.

Van Den Borre passa a Milito, che fa il solito numero che conosciamo a Maldini, solo che lui non lo conosce, perché invece delle partite del Genoa di Cosmi si guardava Indiana Jones, e infatti reagisce come Harrison Ford davanti al guerriero con la spada: lo abbatte.
Grazie a nome di tutta la città per non averlo fatto in una piazza del Cairo, ma dentro la sua area. E’ calcio di rigore, quando mancano due minuti scarsi alla fine.

Per la verità ci starebbe quasi il terzo gol, che il Milan alla fine si è proprio arreso, e i nostri dilagavano, ma vorrai mica lamentarti? Già non vai a catechismo..

Annunci

Preziosi, un gradino sopra Dio

2 Set

Come ho sempre affermato, questo passo falso di Catania nulla significa nella grandezza di tale squadra, nella superiorita’ dell’allenatore e soprattutto nella massima fiducia che tutti noi nutriamo nella dirigenza!

IL PRINCIPE!

(….(omunque a me i cavalli di ritorno hanno sempre fatto storcere il naso….)

Cardiologia

1 Set

Ore 13.20: il sito Tuttomercatoweb rivela un interesse del Genoa verso il Principe Diego Milito.
Ore 14.41: la stessa fonte rivela che Milito non se la senta di tornare perché l’ingaggio risulterebbe un po’ basso.
Ore 14.45: Il Presidente Enrico Preziosi mette sul piatto altri due milioni e mezzo, più un’intera cucciolata di cani schnautzer, una foto di sua figlia in spiaggia e Parco Della Vittoria.
Ore 15.37: Milito fa sapere che accetta l’aumento, ma i cani schnautzer se li può tenere perché non sa dove metterli.

Ore 15.58: Il Tottenham telefona al Saragozza dicendo che se Milito va al Genoa si possono scordare la fornitura di calippi promessa al Direttore Generale spagnolo. La squadra accusa il colpo.
Ore 16.01: Federico Pastorello, che si sta occupando dell’acquisto, riceve una telefonata da un suo uomo all’interno del club Saragozza, che lo aggiorna sulle difficoltà a concludere. Pastorello chiama subito Preziosi e chiede il permesso di buttare sul piatto una Coppa Oro Sammontana all’amarena. Preziosi aggiunge di tasca sua tre gormiti.
Ore 16.09: Pastorello spedisce subito via fax la Coppa Oro e i gormiti al Saragozza, ma proprio questi ultimi fanno inceppare il rotolo di carta e cade la linea.
Ore 16.31: Frenetici tentativi di sbloccare il fax, nel frattempo la Coppa Oro si è squagliata, sporcando tutta la carta. Pastorello ha le mani tutte appiccicose, ma non demorde.

Ore 16.40: Preziosi chiama Pastorello e gli dice di mollare tutto, che il fax glielo manda lui al Saragozza, e che intanto si sbrighi a far firmare il contratto al giocatore, mannaggia!
Ore 16.42: Pastorello acchiappa Milito per una manica e gli mette davanti il contratto, ma il giocatore è di nuovo titubante, perché Pastorello gli sta sporcando la maglietta di gelato all’amarena.
Ore 16.43: Pastorello corre in bagno a lavarsi le mani, ma dentro c’è Crespo che sta vomitando perché gli hanno detto che potrebbe essere trasferito alla Ciclistica Sampierdarenese.
Ore 16.44: Pastorello va a lavarsi le mani al bar di fronte.
Ore 16.46: Pastorello torna da Milito e gli rimette davanti il contratto.
Ore 16.48: Milito, dopo avere osservato attentamente le mani di Pastorello, firma il contratto che lo lega al Genoa.

Ore 17.00: Pastorello, diretto verso l’ufficio dove si depositano i contratti, decide che tanta fatica merita una bella pisciata, e fa una deviazione verso il bagno.
Ore 17.03: Il bagno è ancora occupato da Crespo e dal suo procuratore, che cerca di convincerlo a trasferirsi in delegazione. Pastorello aspetta fuori dalla porta.
Ore 17.07: Pastorello si stanca di aspettare e torna al bar, dove non resiste e si fa una Coppa Oro all’amarena anche per sè.
Ore 17.15: Pastorello torna a mettersi in coda davanti all’ufficio contratti, ma davanti a lui ci sono Crespo e il suo agente che litigano, il giocatore rifiuta categoricamente di andare in bicicletta, lui vuol giocare a calcio, non vestirsi come un cretino, e se il suo procuratore non vuole aiutarlo a rifiutare il contratto minaccia di abbandonare tutto e di dedicarsi al golf.
Ore 17.16: Come Maradona? Chiede l’agente di Crespo al giocatore.
Ore 17.16: Come mia nonna, ribatte Crespo. E spiega che ha intenzione di smettere di giocare a calcio e di cominciare a lavorare a maglia. Vuole fare un bel golfino per suo nipote.

Ore 18.30: Crespo convince la sua squadra a non cederlo a quei pellegrini, e si allontana dallo sportello, permettendo a Pastorello di depositare il contratto.
Ore 18.35: Pastorello deposita il contratto, ma l’impiegato lo rifiuta sostenendo che le mani di Pastorello sono tutte sporche di gelato. Pastorello reclama che è tutta colpa di Crespo che gli ha fatto fare ore di coda, e il gelato gli si è sciolto in mano, ma l’impiegato non vuol sentire ragioni, e lo spedisce in bagno a lavarsi.
Ore 18.37: Il bagno è occupato, dentro c’è Marotta che piange.
Ore 18.40: Pastorello corre a lavarsi al bar di fronte.
Ore 18.43: Il barista del Bar Gianni, Gianni, dice che è la terza volta che Pastorello va a scroccargli il bagno, e che se stavolta non gli ordina qualcosa non gli dà le chiavi.
Ore 18.45: Pastorello ordina un caffè macchiato, poi all’ultimo momento cambia con un corretto grappa. Un giornalista di Rai Sport intuisce che ci sono problemi col contratto di Milito, e chiama in redazione dicendo che l’accordo salta.

Ore 18.50: Pastorello torna di corsa allo sportello contratti, ma davanti a lui c’è Marotta che chiede se può prendere Messi pagando coi punti della benzina.
Ore 18.54: L’impiegato dell’ufficio contratti dice a Marotta che per comprare Kakà deve presentare i soldi veri, non quelli del monopoli. Marotta abbassa lo sguardo al soffitto e se ne va sconsolato.
Ore 18.56: Pastorello cerca di depositare il contratto di Milito, ma l’impiegato è in bagno.
Ore 18.57: L’impiegato torna, ma chiude la porta dicendo che è chiuso, e che per i contratti bisogna ripresentarsi a gennaio.
Ore 18.58: Pastorello chiama Preziosi e gli dice che non è riuscito a depositare il contratto. Preziosi gli risponde che ormai la voce è circolata, Genova è in subbuglio, se non porta a casa Milito gli fanno la pelle. Deve depositare quel contratto a tutti i costi!

Ore 18.59: Pastorello cerca di abbattere la porta dell’ufficio a spallate, ma la porta è di massello massiccio, e non va giù. Allora cerca di entrare dalla finestra, ma anche quella è di massello massiccio, solo trasparente, e si fa anche male.
Ore 18.59 e 30 secondi: Pastorello corre al bar, ordina un espresso per l’ufficio contratti, e appena Gianni lo mette sul vassoio glielo frega e corre all’ufficio. "Prrronto il caffè per l’ingegneree!", esclama, e la porta si apre di colpo. Pastorello si infila di corsa, sbattendo a terra l’impiegato, e gli mette il contratto in mano. L’impiegato rifiuta dicendo che l’ufficio è chiuso e il caffè è freddo, ma Pastorello è una roccia, non se ne vuole andare, e soprattutto lo sta minacciando con un tagliacarte in una mano e una pinzatrice nell’altra. Un giornalista di Rai Sport si infila e assaggia il caffè. E’ freddo, in effetti. Telefona subito in redazione dicendo che il contratto è saltato.
Ore 19.03: Fuori tempo massimo Pastorello convince l’impiegato a depositare il contratto, minacciandolo di pene corporali durissime. Diego Milito è del Genoa.

Ora vediamo se esserne contenti o meno.

1 Set
I SALIIII
CHE SVENGOOOOO!!!!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: