Genoa – Reggina: Mille a zero

10 Nov

Cominciamo bene, che sono raffreddato che ieri sera sono uscito con Hardla che ne veniva fuori da un’influenza e va a finire che adesso ci sono entrato io, che non sarebbe neanche strano, che anche Marzia stamattina sembrava la rèclame di un incidente stradale.

Sul binario c’è uno che c’è sempre e che ho capito che è un mugugnone, che tutte le volte ce l’ha con qualcuno, con quelli che fanno le cabale, con quelli che fanno "i scemi" che "cosa fate i scemi che ciavete quarantanni e ancora fate i scemi", con quelli che si pestano, con quelli che stanno fino alla fine per salutare la squadra, col freddo, col caldo, con l’umido, con la stazione e con lo sciopero dei treni. Quando non sa con chi prendersela mugugna dietro al Nasdaq. Dice che l’indice Nikkey. Che la congiuntura.

Oggi arrivo che è già carico, lo vedo da lontano che è in forma, appena mi addocchia comincia a schiarirsi la voce.
E’ senza biglietto. L’ha fatto allo sportello automatico, ma dopo che ha infilato i soldi non è uscito niente. Di rifarlo al bar neanche a parlarne, che lui cinqueeuriesessanta non li regala mica così come ridere, prenderà il treno senza e si farà le sue ragioni col controllore.

"E se ti fa pagare il supplemento?", chiedo.
"Ci metto l’avvocato!", ribatte, minacciando di trascinare davanti alla corte l’intero sistema nazionale di trasporto su rotaia, "Sono pronto a pagare milioni se ho ragione! Miliardi!". Cinqueeuroesessanta però no.
Gli auguro buona fortuna, e sprofondo nel mio autismo, contandomi i peli sul dorso delle mani. Lui vede arrivare un altro viaggiatore e si rimette a tossicchiare.
Nei dieci minuti prima che arrivi il treno riascolto tante volte il funzionamento difettoso della macchinetta che potrei andare di là e smontarla bendato.

Viaggio solo, e anche stavolta il controllore non passa. Forse è rimasto in testa al convoglio a discutere col Mugugnone.
Prima di scendere ho l’incredibile fortuna di imbattermi nel famoso Coltivatore Di Peli Di Naso, un ventenne alto alto con una setola chilometrica che gli sporge dalla canappia. Lo avrete visto a Superquark, è quello che riesce a spostare un aeroplano legandogli il pelo alla carlinga e tirando forte forte. Sta probabilmente tornando da una tournèe in qualche aeroporto, lo immagino stanco e scendo senza chiedergli una foto da mostrare agli amici. Però, che emozione!

Per strada le sorprese non sono finite, prima incontro la controfigura di Giovanni Porcella, il conduttore di Gradinata Nord su Primocanale. Lo manda in giro nei pressi dello stadio per sviare le fans scatenate e poter così entrare dal retro senza farsi assalire. Finora non è mai successo neanche per sbaglio che qualcuno lo fermasse per strada, ma lui non demorde, prima o poi la sua fama lo renderà un bersaglio, e si tutela.

La partita va un po’ come quella contro il Siena, solo a rovescio: il primo tempo lo passiamo cercando di mettere una palla in mezzo, ma un po’ per nostra imprecisione, un po’ perché la Reggina schiera 11 difensori, l’impresa si rivela ardua. I passaggi sono corti, o lunghi, o sporcati da qualche deviazione, e le ripartenze latitano. Se poi aggiungiamo gli avversari che cadono morti in mezzo al campo a due per volta, è facile capire perché più di un tifoso si lamenti: sembra la classica partita che finirà zero a zero.
Anche quando la Reggina resta in 10 resta compatta e non lascia passare neanche una palla, ricordo giusto il palo di Palladino che porcaputtana se ci penso mi viene ancora adesso da temere il pareggiaccio. E bello che stavo dicendo che non mi piaceva.

Secondo tempo, cambio Mesto/Gasbarroni, passiamo a un 4-2-3-1, e la musica cambia. Gasbarroni casca dentro l’area, Milito batte il rigore: 1-0.
Da lì in avanti è una partita noiosissima, il Genoa fa quello che gli pare, Milito segna la doppietta di testa, ricevendo l’assist da un altro colpo di testa, un gol fantastico, roba che per i tifosi è ormai abitudine; poi non vuole infierire e fa segnare Sculli, alla fine cerca di non tirare, gli arriva la palla sui piedi e si butta per terra, ma tant’è, la classe è superiore alla forza di volontà, e il 4-0 lo fa da seduto. Nel frattempo l’altra squadra perde 2-0 a Napoli, e la domenica calcistica termina come tutte le altre: tre punti per noi, nessuno per loro, e quel signore di Mazzarri che si lamenta perché meritavano la vittoria. La solita minestra, e i più tenaci cominciano a cedere perché non sanno più di cosa lamentarsi.

Sul treno al ritorno incontro il Boss, che gli abusi fanno somigliare sempre più a Keith Richards.

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