Archivio | gennaio, 2009

Monumento al Milito Ignoto

28 Gen
Dal nostro inviato
  incamera sua:
il Dott.Hardla

Se le statistiche non ingannano, e non si capisce quale motivo avrebbero di farlo, Milito è dannoso a questa squadra. Lo so, questa rischia d’essere un’opinione impopolare, ma i numeri parlano molto chiaro: nelle tre partite giocate senza il Principe abbiamo fatto bottino pieno, dal suo ritorno solo pareggi.

E poco importa che in queste due partite abbia segnato solo lui, due gol in 3 giorni, quando mi affezziono ad un’idea, per quanto stupida, difficilmente la cambio. Sono fatto così.

Prendete oggi, invisibile per 2/3 di partita, ma appena il Milan è crollato fisicamente, eccolo lì, il Milito Ignoto, a dare la sua zampata vincente. L’impressione è che sia tornato a giocare al 35% della forma, ma che sia un 35% coi controcazzi. Non corre, ma segna. Salta poco l’uomo, ma segna. Segna, ma segna.

Il Milan in formato Galacticos, beh, ci ha spaventato coi suoi nomi, coi dribbling di Kakà e Pato,  ma soprattutto ci ha spaventato con le sue punizioni, due legni con Pirlo, e una roba pazzesca del marito di Victoria Beckham. Poi però.

Poi però nel secondo tempo lo spice boy è poco spice e molto poco boy. Seedorf sbaglia tutto, Pirlo non esiste più, Kakà e Pato diventano all’improvviso fumosi e passano il tempo a rollarsi canne a bordocampo. E allora forse, anche perché già nel difficile primo tempo Thiago Motta aveva sfiorato il gol un paio di volte. E allora forse, perché magari non siamo molto pericolosi ma siamo sempre nella loro metà campo.

E allora forse perché poi il Milan cala ancora, e l’unico a stare in piedi a lottare è quello che, per meriti acquisiti nel tempo sui campi di tutto il mondo, avrebbe anche tutti i diritti di riposare un po’: il buon vecchio Maldini, in marcatura fissa su Milito. E allora forse metti che ci spostiamo un po’ in avanti, che iniziamo a crossare, a tirare, a correre, e gli altri sono sdraiati a boccheggiare.

E allora forse il gol del Milito Ignoto (fino a quel momento), beh, ci sta proprio, e il pareggio a San siro è sacrosanto.

E allora non ci sono cazzi, senza forse.

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Genova – Spassky: 1-0

11 Gen

Esco di casa alle quattromenoventi, per andare allo stadio in macchina, che il pullman non si prende per cabala, e il treno se giochi alle sei non va bene. E’ una bella giornata, mancherà Milito, ma contiamo sul fatto che il Toro non è questo squadrone.
Alle quattro e venti ho lasciato Jack da mia mamma e sono già all’imbocco dela galleria di Genova Est, già fermo in coda. Che palle la coda, meno male che sono partito due ore prima, così avrò il tempo di cercare posteggio.
Beato della mia lungimiranza non mi preoccupo quando alle cinque meno un quarto sono appena fuori dalla galleria, e la coda prosegue ininterrotta fino al casello e oltre.
Quando arrivo in fondo alla strada e sono già le cinque passate, e non c’è un cazzo di posto fino a San Gottardo comincio a preoccuparmi un po’.
Cambio atteggiamento, se non posso lasciarla qui andrò a metterla in un garage a pagamento dalle parti della stazione, ma arrivarci non è semplice, e a venti minuti dalla partita sono ancora seduto in macchina, ancora imbottigliato nel traffico, ancora senza un’idea di dove parcheggiare, che anche il garage a pagamento è pieno.
Mi si profila chiara l’immagine di me che arranco nel traffico per un altro quarto d’ora come minimo, che aspetto un autobus per lo stadio, che arrivo verso la metà del primo tempo incazzato come un animale e che non mi godo nè la partita nè la giornata.

E se tornassi a casa? Potrei guardare la partita sul divano di mia mamma, mangiare la pizza in famiglia e tornarmene a casa se non soddisfatto quanto meno più rilassato.
Detto fatto mi infilo in sopraelevata, vengo giù in un paio di attimi e al sesto minuto del primo tempo sono già seduto senza le scarpe. Sul tappeto c’è Alessandro che gioca coi suoi pupazzi, sul divano accanto Claudio che non capisce un belino per la cataratta e il rincoglionimento e continua a chiedere "Chi u l’è quellu lì? Bastardu!"

Siamo ancora zeroazero, Olivera sembra un extraterrestre come col Chievo, la partita è spezzettata dai continui falli, non rimpiango affatto la mia decisione di tornare a casa.

Al diciottesimo viene battuto un calcio d’angolo e Biava insacca di testa, permettendo al piccolo Alessandro di imparare una lezione che gli sarà fondamentale nella vita: non passare la domenica con noi se non vuole farsi venire i vermi.

Il Genoa c’è, gioca veloce, Jankovic in area fa dei palleggi su un piede ostentando una tranquillità da allenamento, e si arriva alla pausa con tutto il pubblico soddisfatto.

Comincia il secondo tempo e subito Sculli ruba una palla sulla fascia, scatta in avanti, serve Jankovic solissimo e goooolllllllll!!!!

Novellino in panchina ripensa al 3-0 subìto l’anno scorso, e cerca di correre ai ripari:
toglie Ogbonna e mette dentro Colombo, ma la musica non cambia.
Allora toglie Bianchi, e fa entrare Stellone a cavallo. Niente da fare.
Toglie Barone e mette un plotone di bersaglieri, toglie Rosina e mette l’Afrika Korps coi carri armati e le jeep, ma il Genoa è ovunque. Li vedi correre in ogni lato del campo, coprire ogni zolla, saltano fuori da dietro la linea del centrocampo, dalla bandierina del calcio d’angolo, sono dappertutto!
Novellino adesso ha la faccia terrorizzata, guarda le gradinate, e sono piene di giocatori rossoblu con la palla fra i piedi, che spingono verso la sua porta. Anche la gabbia, settore degli ospiti, è invaso da maglie bicolore, e gli grida "Novellino esonerato Novellino esonerato, Novellino esonerato" bastaaaa!!! Novellino si butta nella buca della panchina, si va a nascondere dietro il suo vice gridando "mandali via! mandali via!", ma il suo vice non se ne accorge, ha gli occhi sbarrati, guarda la sua squadra annichilirsi di fronte alla spietatezza dei padroni di casa, e quando Thiago Motta, oltre a segnare il tre a zero, azzanna la testa del difensore avversario, capisce che stasera non perderanno solo la partita, questi demoni vogliono il loro sangue, e se lo prenderanno!!

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