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Nulla più

7 Giu

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Sorprendentemente prevedibile

16 Mag

Un campionato come quella che si è appena concluso era da molti, me compreso, ampiamente prevedibile da almeno due o tre stagioni.
Nonostante sia sempre contentissimo della parte sinistra della classifica e ad ogni inizio campionato pensi che il primo obiettivo satgionale sia averne almeno tre dietro, ero anche abbastanza convinto che l’anno in cui tutte le scommesse dai nomi esotici avessero fallito, magari complice qualche infortunio di troppo, saremo finiti a lottare fino all’utlima giornata per evitare la retrocessione; perché era evidente a molti già allora, che con la politica della rivoluzione ogni sei mesi non si andava molto lontano.
Gli anni scorsi, oltre a mercati di riparazione parzialmente riusciti, fondamentalmente era l’ossatura costruita da Gasperini in serie B che ci aveva sempre tenuti a galla, perché quando i vari Chico, Zapater, Veloso, Boselli, Acquafresca, Suazo e Floccari fallivano, c’erano sempre Criscito, Milanetto, Sculli, Rossi e Juric che tenevano la barca in sesto. Quest’anno era rimasto il solo Rossi che ha giocato la sua peggior stagione di sempre.

In più ci si è messo un allenatore che ancora prima di iniziare era visto male, a posteriori a ragione, dalla piazza e non ha mai dato un gioco che fosse uno. Ricordo nel mese precedente alla sua assunzione, quando tutti sapevano che sarebbe stato Malesani, ma la conferma ufficiale tardava ad arrivare, quando uscivano sui giornali come possibili alternative i nomi di Ficcadenti o Sannino (quindi non Mourinho, Guardiola o Hiddink) in uffico dicevamo: basta che non sia Malesani, vanno bene tutti.

Ad aumentare la paura c’erano le cabale e i corsi e ricorsi storici, tipici di ogni tifoso che si rispetti. Il primo era il ripetersi della stagione 1977-78: dopo aver fatto retorcedere la Sampdoria l’anno prima con il famoso goal di testa di Pruzzo, un campionato che inizia il giorno 11 settembre che ci vede in testa alla clasifica dopo poche giornate, per poi retrocedere alla penultima giornata. Il secondo era il contrappasso per averlo troppo menato ai multicolors e il conseguente ritrovarsi dopo un solo anno a fare la stessa fine.
Il futuro è al momento abbastanza insondabile, nel senso che è il primo anno che una rivoluzione deve essere fatta per davvero a tutti i livelli, ma deve essere fatta con criterio. Io terrei sicuramente Frey, Granqvist, Jorquera, Biondini, Gilardino e soprattutto Palacio, che invece molto probabilmente partirà. Che senso avrebbe però fare come la scorsa estate e tenere ottimi giocatori se poi la squadra non ha né capo nè coda?

Il ritorno dei morti viventi

25 Nov

Da un certo punto di vista la partita contro il Livorno poteva intitolarsi come questo post, oppure A Volte Ritornano, ma visto il risultato direi che tirare in ballo gli zombi è più corretto. Un ex presidente in tribuna, un ex allenatore in panchina, un ex giocatore in campo, e sono sicuro che da qualche parte nel mondo Dante Lopez ed Eloi stavano commentando la partita per una televisione sconosciuta. E come volevi intitolarla, La Rivincita Dei Nerds? Che poi, visto l’aspetto di Cosmi negli ultimi tempi ci starebbe bene anche Teenage Mutant Ninja Turtles, ma non siamo qui per far polemica. E se volete la verità neanche per lamentarci, che io ce l’avrei anche pensato apposta l’accostamento titolo-qualunque giocatore vi venga in mente, ma alla fine perché? Perché la difesa sta in campo a far vetrina e l’attacco non scende neanche sul terreno di gioco e fa entrare delle controfigure? No, perché secondo me qualcosa in più l’ha fatto vedere anche Floccari, e poi se il centrocampo non butta una palla là davanti non è che possano fare miracoli anche loro..
Diciamo che vista la formazione ampiamente inventata ci stava anche perdere, e poi lo sappiamo che con le ultime in classifica tre punti li regaliamo quasi sempre.
E allora cosa scrivi a fare, mi chiederete? Ma niente, è che passavo di qui e lo trovavo sempre abbandonato, e mi spiaceva, e poi le sto provando tutte per non pensare alla partita di sabato..

Morte e dannazione

25 Ott

Forse dopo la decima sconfitta di fila e la squadra sull’orlo della retrocessione sentiremo Gasperini dire che "probabilmente c’è un po’ di crisi", ma per ora va tutto bene, ce la possiamo giocare con chiunque e la sconfitta a Cagliari è stata colpa dell’arbitro. Abbiamo fatto due tiri in porta, il primo di Floccari che è entrato e un altro di Sculli, parato. Neanche il primo gol è nato da un tiro diretto, è stato deviato dentro da Dessena, però va bene così. Tre tiri contro l’Inter, tre a Lille e due a Cagliari, tutti gli altri sono stati cross sbagliati, passaggi troppo lunghi, o dribbling esasperati che finivano regolarmente sui piedi di qualche avversario. Il Genoa spumeggiante che ci faceva stropicciare gli occhi è stato sostiuito da undici bradipi, lenti e privi di qualunque idea che non sia tornare alla svelta negli spogliatoi e dimenticare. Manca il carattere, la voglia di lottare, prendiamo un gol e andiamo in crisi. Ma cosa succede?
Io ho provato a pensare a qualche ragione:

  1. L’anno scorso c’era una spina dorsale fortissima che da sola teneva in piedi la squadra. A noi sembrava di vedere un gruppo affiatato, ma in realtà erano quei tre fenomeni che costruivano ogni azione e permettevano anche agli altri di dare il massimo. Andati loro la squadra si è trovata priva di ossatura e ha cominciato a comportarsi da invertebrata;
  2. I troppi impegni settimanali non permettono ai giocatori di recuperare e dall’inizio del campionato sono stanchi come… naah, non riesco neanche a scriverla da quant’è una stronzata questa!
  3. Gasperini ne ha le balle piene, lui voleva puntare all’Europa e Preziosi gli ha comprato giocatori inadatti, così adesso li allena malvolentieri e non trasmette più la carica di cui avrebbero bisogno in campo;
  4. Preziosi ha cominciato a pagare i premi partita in gormiti, solo che distribuisce quelli della collezione 2007/2008, che i giocatori hanno già doppia e qualche volta tripla, così non si sentono sufficientemente motivati per fare il proprio dovere. L’unico che si impegna un po’ di più è Mesto, che infatti ha ricevuto l’Isola Di Gorm e non ci fa giocare nessuno. Pare che Sculli gli abbia detto che lo fa sparare da suo cugino.

Insomma, qui è merda, anche se dicono di no la situazione si fa pelosa, e non è perché c’è un’altra squadra che invece va bene, è merda comunque la si guardi, e se non si armano di paletta e la tirano su finisce che ci camminiamo sopra e cominciamo a portarcela dappertutto.

Della sofferenza

24 Ott

L’acquisto della società da parte di Enrico Preziosi ha rappresentato per il genoano medio il momento migliore di tutta la propria storia di sognatore sofferente: finalmente avevamo un presidente abbastanza ambizioso da poterci promettere traguardi fino ad allora insperati, e abbastanza maneggione da poter vedere quegli stessi obiettivi svanire da un giorno all’altro. Non credo sia necessario un esempio.
Mentre navigavano nelle acque tumultuose della serie c con l’imprenditore avellinese al timone, i genoani hanno potuto sperimentare livelli di sofferenza tali da poter dimenticare anche i vari Spinelli, Scerni, Dalla Costa.. Vabbè, forse Dalla Costa no..
Li vedevi sulle gradinate di Cittadella, di Salerno, a sgolarsi perché quel cazzo di Sinigaglia non tirava, quel deficiente Iliev si scartava i fili d’erba, quell’incapace di Mamede passava la palla agli avversari.. l’unico cui non si dedicavano appellativi era Zaniolo, che per lui non se n’è mai trovato uno sufficientemente offensivo.
Ma era bello ritrovarsi tutti lì, a Lumezzane, che fino a ieri neanche lo sapevi che esisteva un posto che si chiama così, con gli occhi fuori dalle orbite e le vene del collo gonfie perché Lamacchi si disinteressava della partita e raccoglieva le margheritine a bordocampo, ti faceva sentire vivo, ti sembrava di incarnare in quell’atto di portare le mani alla bocca e insultare un tuo giocatore tutta la secolare storia del Genoa. Definirsi un genoano felice era un ossimoro,
i colori sociali sono da sempre  rosso, blu e tribolazione.

Con l’arrivo di Gasperini è cambiato tutto. Già dalla serie b si è visto un gioco diverso, veloce, vario, e che soprattutto portava risultati. C’era Adailton là davanti che faceva un mucchio di gol, segnava Greco, segnava addiritttura Gasparetto, e i tifosi genoani si sono gasati. "Vegnimmu in A", sentivi dire allo stadio, e così è stato. Certo, avevi sempre qualche giocatore che rendeva meno, Di Vaio ha contribuito tantissimo a mantenere alto il mugugno e basso il profilo, ma nel complesso la situazione stava migliorando pericolosamente, fino a sfociare nel campionato dell’anno scorso: il ritorno di Milito è stato il primo segnale di un qualcosa di grave, poi la vittoria contro il Milan, contro la Roma, addirittura contro la Juventus, entrambi i derby in saccoccia con ben quattro pere alla squadra di delegazione, stava sorgendo un problema mica da poco: il tifoso genoano ha dovuto scontrarsi con una sensazione fino a quel momento mai provata, l’appagamento. Aprivi un giornale e al Genoa erano accostati aggettivi sconosciuti, tipo bellissimo, o inarrestabile; ci paragonavano a squadre che fino ad allora esistevano solo il mercoledì sera alla televisione, come il Barcellona, dicevano che Gasperini era il miglior allenatore d’Italia, convocavano i nostri giocatori in nazionale. Come facevi a non andare in confusione? Qualche tifoso più debole non è riuscito a reggere lo stress da soddisfazione e ha cominciato a votare PD, altri si sono addirittura trasferiti a Busalla, in un monolocale con vista sull’Iplom.

Tutto questo fino al campionato attuale. Già da qualche tempo il tifoso genoano ha potuto ritrovare la sua ragione di essere, andando allo stadio a vedere una squadra sempre più incerta. La cessione di Milito, Motta e Ferrari è stata una botta mica da ridere, e la successiva campagna acquisti ha seminato nei genoani il primo germe dell’incertezza. "Chi u l’è stu Fatic?", sentivi dire allo stadio, "U Crespu u l’è veggiu!", c’era più elettricità nell’aria, ma ancora non bastava, la squadra aveva cominciato benissimo, era addirittura prima in classifica, serviva lo scossone.
La sconfitta col Chievo, al termina di una partita inguardabile, è stato il segnale che tutti aspettavano. Il gioco di Gasperini aveva cominciato a non vedersi più, la squadra arrancava senza costrutto, gli attaccanti non segnavano. "Eh ma son stanchi", "Eh ma ci sono tante assenze", "Eh ma una partita si può anche perdere", "Eh ma abbiamo più punti dell’anno scorso", sentivi dire, ma sentivi anche "Il mercato è stato sbagliato", sentivi "Dovevamo tenere Acquafresca", sentivi "Son troppo giovani".
La diga stava cedendo in fretta, i tifosi avevano ritrovato la strada, il monolocale davanti all’Iplom era di nuovo disabitato, le pastiglie per il mal di fegato che giacevano invendute in ogni farmacia cittadina ricominciavano a trovare acquirenti.
La bella vittoria di Bologna ha impedito la tracimazione immediata delle certezze dei genoani, ma otto reti subite in due incontri, nessun segno di vita da parte degli attaccanti, una squadra involuta e palesemente in difficoltà anche nei passaggi più semplici ha generato un processo di rivitalizzazione del tifoso che ormai è inarrestabile. Ora si che i genoani si riconoscono per quello che sono, gli alfieri della sofferenza del calcio italico! Guardali come si alzano presto la mattina per andare a mugugnare al bar! Guardali la domenica portare le mani alla bocca per offendere la madre di Floccari, il padre di Mesto, tutta la famiglia di Esposito! Finalmente i bei momenti sono passati, ora abbiamo una squadra davvero in grado di farci girare le balle tutte le domeniche, di deluderci perdendo anche le partite più facili, di attirare su di sè ogni tipo di sfiga possibile. Ora si che possiamo mangiarci le unghie perché domenica andremo a Cagliari, perché anche il Cagliari ora ci fa paura, ora ci fa paura anche il Livorno!
Attento mondo, i Genoani sono tornati, e non chiederanno sconti!

La lungimiranza di Cassano

8 Dic

”La cosa che voglio dire e’ che domenica noi saremo 26mila. Loro in 11mila e non voglio minimamente sentire che loro urlano. ‘Appena loro urlano dobbiamo gridare molto di piu’, non si devono sentire. Deve essere una bolgia, gia’ dall’inizio, prima della partita. Dobbiamo essere carichi a pallettoni, lo siamo gia’ adesso”, dice l’attaccante blucerchiato in un’intervista esclusiva a Sky Sport24.
 ”Ho giocato a Bari e ho fatto gol al derby, ho fatto gol a Roma al derby, ho fatto gol a Madrid al derby. Mi manca un solo derby per fare gol”.
La Samp e’ ottimista: ”Perche’ non dovremmo esserlo? Quello che ho detto all’inizio della stagione, lo ripeto oggi: noi siamo piu’ forti di loro, ne sono convinto ancora”, dice Cassano. ”Poi i derby sono partite particolari, puo’ succedere di tutto. Pero’ loro devono sapere, aprano bene le orecchie, che noi siamo piu’ forti di loro”.

diegol

Vaglielo a spiegare a Milito..

Grazie Ragazzi

20 Mag

Ebbene, questo blog sta navigando in acque tristi da un po’ di tempo. Ok, le ultime 4 partite sono state brutte sconfitte. La squadra ha smesso di giocare raggiunto l’obiettivo della salvezza.

Però non dimentichiamoci del gran campionato che abbiamo fatto prima. Non dimentichiamoci che il nostro obiettivo era salvarci, non la Champions League. In fondo siamo arrivati decimi, da neopromossi. Abbiamo lasciato dietro squadre ambiziose e, caso raro nella nostra storia, non abbiamo minimamente sofferto nella lotta per non retrocedere.

Decimo posto, ok poteva essere ottavo. Non avrebbe cambiato molto. Le ultime 4 bruttissime partite non devono cancellare il resto del nostro bell’anno.

Grazie ragazzi. E ora via alle giostre del mercato!

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