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So’ soddisfazioni !

17 Feb

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Un pareggio che riconcilia con il Genoa

7 Feb

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Della sofferenza

24 Ott

L’acquisto della società da parte di Enrico Preziosi ha rappresentato per il genoano medio il momento migliore di tutta la propria storia di sognatore sofferente: finalmente avevamo un presidente abbastanza ambizioso da poterci promettere traguardi fino ad allora insperati, e abbastanza maneggione da poter vedere quegli stessi obiettivi svanire da un giorno all’altro. Non credo sia necessario un esempio.
Mentre navigavano nelle acque tumultuose della serie c con l’imprenditore avellinese al timone, i genoani hanno potuto sperimentare livelli di sofferenza tali da poter dimenticare anche i vari Spinelli, Scerni, Dalla Costa.. Vabbè, forse Dalla Costa no..
Li vedevi sulle gradinate di Cittadella, di Salerno, a sgolarsi perché quel cazzo di Sinigaglia non tirava, quel deficiente Iliev si scartava i fili d’erba, quell’incapace di Mamede passava la palla agli avversari.. l’unico cui non si dedicavano appellativi era Zaniolo, che per lui non se n’è mai trovato uno sufficientemente offensivo.
Ma era bello ritrovarsi tutti lì, a Lumezzane, che fino a ieri neanche lo sapevi che esisteva un posto che si chiama così, con gli occhi fuori dalle orbite e le vene del collo gonfie perché Lamacchi si disinteressava della partita e raccoglieva le margheritine a bordocampo, ti faceva sentire vivo, ti sembrava di incarnare in quell’atto di portare le mani alla bocca e insultare un tuo giocatore tutta la secolare storia del Genoa. Definirsi un genoano felice era un ossimoro,
i colori sociali sono da sempre  rosso, blu e tribolazione.

Con l’arrivo di Gasperini è cambiato tutto. Già dalla serie b si è visto un gioco diverso, veloce, vario, e che soprattutto portava risultati. C’era Adailton là davanti che faceva un mucchio di gol, segnava Greco, segnava addiritttura Gasparetto, e i tifosi genoani si sono gasati. "Vegnimmu in A", sentivi dire allo stadio, e così è stato. Certo, avevi sempre qualche giocatore che rendeva meno, Di Vaio ha contribuito tantissimo a mantenere alto il mugugno e basso il profilo, ma nel complesso la situazione stava migliorando pericolosamente, fino a sfociare nel campionato dell’anno scorso: il ritorno di Milito è stato il primo segnale di un qualcosa di grave, poi la vittoria contro il Milan, contro la Roma, addirittura contro la Juventus, entrambi i derby in saccoccia con ben quattro pere alla squadra di delegazione, stava sorgendo un problema mica da poco: il tifoso genoano ha dovuto scontrarsi con una sensazione fino a quel momento mai provata, l’appagamento. Aprivi un giornale e al Genoa erano accostati aggettivi sconosciuti, tipo bellissimo, o inarrestabile; ci paragonavano a squadre che fino ad allora esistevano solo il mercoledì sera alla televisione, come il Barcellona, dicevano che Gasperini era il miglior allenatore d’Italia, convocavano i nostri giocatori in nazionale. Come facevi a non andare in confusione? Qualche tifoso più debole non è riuscito a reggere lo stress da soddisfazione e ha cominciato a votare PD, altri si sono addirittura trasferiti a Busalla, in un monolocale con vista sull’Iplom.

Tutto questo fino al campionato attuale. Già da qualche tempo il tifoso genoano ha potuto ritrovare la sua ragione di essere, andando allo stadio a vedere una squadra sempre più incerta. La cessione di Milito, Motta e Ferrari è stata una botta mica da ridere, e la successiva campagna acquisti ha seminato nei genoani il primo germe dell’incertezza. "Chi u l’è stu Fatic?", sentivi dire allo stadio, "U Crespu u l’è veggiu!", c’era più elettricità nell’aria, ma ancora non bastava, la squadra aveva cominciato benissimo, era addirittura prima in classifica, serviva lo scossone.
La sconfitta col Chievo, al termina di una partita inguardabile, è stato il segnale che tutti aspettavano. Il gioco di Gasperini aveva cominciato a non vedersi più, la squadra arrancava senza costrutto, gli attaccanti non segnavano. "Eh ma son stanchi", "Eh ma ci sono tante assenze", "Eh ma una partita si può anche perdere", "Eh ma abbiamo più punti dell’anno scorso", sentivi dire, ma sentivi anche "Il mercato è stato sbagliato", sentivi "Dovevamo tenere Acquafresca", sentivi "Son troppo giovani".
La diga stava cedendo in fretta, i tifosi avevano ritrovato la strada, il monolocale davanti all’Iplom era di nuovo disabitato, le pastiglie per il mal di fegato che giacevano invendute in ogni farmacia cittadina ricominciavano a trovare acquirenti.
La bella vittoria di Bologna ha impedito la tracimazione immediata delle certezze dei genoani, ma otto reti subite in due incontri, nessun segno di vita da parte degli attaccanti, una squadra involuta e palesemente in difficoltà anche nei passaggi più semplici ha generato un processo di rivitalizzazione del tifoso che ormai è inarrestabile. Ora si che i genoani si riconoscono per quello che sono, gli alfieri della sofferenza del calcio italico! Guardali come si alzano presto la mattina per andare a mugugnare al bar! Guardali la domenica portare le mani alla bocca per offendere la madre di Floccari, il padre di Mesto, tutta la famiglia di Esposito! Finalmente i bei momenti sono passati, ora abbiamo una squadra davvero in grado di farci girare le balle tutte le domeniche, di deluderci perdendo anche le partite più facili, di attirare su di sè ogni tipo di sfiga possibile. Ora si che possiamo mangiarci le unghie perché domenica andremo a Cagliari, perché anche il Cagliari ora ci fa paura, ora ci fa paura anche il Livorno!
Attento mondo, i Genoani sono tornati, e non chiederanno sconti!

Il girone

28 Ago

Valencia – Lille – Slavia Praga – Genoa !

Udinese-Genoa: 2-2

2 Nov

Era dalla partita con la Fiorentina che non assistevo a un incontro a casa di mia mamma, così iniziamo senza rispettare i ruoli: io sono sul divano di Giuliano, Andrea è al mio posto, Marzia è sulla sedia di mia mamma e senza gatta in braccio. Anche Gasperini si adegua, e schiera Jankovic al posto di Sculli, Potenza al posto di Sokratis, un paio di tanga leopardati al posto dei soliti slip (questo l’ho saputo da fonti che non posso rivelare).

Non si prende in giro la cabala, e al terzo minuto Criscito acchiappa Floro Flores in area e lo atterra con una mossa di aikido. Per l’arbitro è rigore. "Ma come rigore?", chiede Criscito, "Non sanguina neanche!".
Non c’è niente da fare, il rigore non viene ritirato, e Rubinho si trova davanti a D’Agostino, a chiedersi da che parte saltare. Salta da quella sbagliata, e andiamo sotto di un gol. E io sono già in crisi, che a Re avevo predetto vittoria e gol di Milito.

Il Principe non è un principe per caso, e non permetterebbe mai di farmi fare brutta figura con Re, e dopo due minuti riceve un cross da Jankovic e spara di destro. Gran parata di Handanovic, e in casa cominciano a volare parolacce, ma piano, che di là c’è il bambino che dorme.
Tre minuti dopo Jankovic passa a un metro dal palo, poi ci prova Gasbarroni, poi Thiago Motta di testa da un calcio d’angolo, e di nuovo il portiere dell’Udinese fa il miracolo, e in casa oltre alle parolacce volano anche delle scarpe, ma sempre sottovoce, che di là il bambino dorme.

La partita è veloce, i contropiede si sprecano, ma il più concreto è sempre il Genoa, che schiaccia i padroni di casa nella propria area. Quando vengono giù sono velocissimi, ma la nostra difesa è solida, o Floro Flores e Sanchez hanno le scarpe strette e soffrono di mal di piedi, non lo so, fatto sta che Rubinho deve fare poco, giusto star lì e allargare le braccia. Roba che uno si domanda cosa lo pagano a fare.

Gasbarroni è in forma, mette la difesa avversaria in gran difficoltà, e alla mezz’ora tira una bella mina da fuori area, che il portiere toglie dallo specchio con una certa difficoltà. Ma questo Handanovic chi è? In casa allarghiamo le braccia e sussurriamo bestemmie.

Due minuti, neanche il tempo di andare a vedere se il bambino si è svegliato, che l’ultima parata ci ha fatto alzare un po’ il volume, che Milito va giù in area. Rigore! Macché, dicono che si è buttato da solo. E allora lo ammonisci! Neanche. Gasperini si incazza di brutto, e urla, tanto che corriamo a vedere se si è svegliato il bambino. No, dorme sempre, meno male. "Però se era rigore quell’altro allora dev’esserlo anche questo!", dice. Io sto zitto, però secondo me si è buttato da solo ed era simulazione.

Manca un minuto alla fine, Milito tira una punizione che sale sale e supera la barriera e poi scende secca, e sarebbe un gol straordinario se in porta non ci fosse Plastic Man, accidenti a lui, che allunga un braccio "oltre l’umana allungazione" e salva ancora il risultato. Belin, ma come fai a perdere una partita così? Finisce il primo tempo, con grande insoddisfazione, ma il bambino continua a dormire.

Secondo tempo. Fino al 18′ la partita risulta equilibrata, con una leggera pressione da parte della squadra più forte che il mondo ha visto mai, ma a quel punto Van Den Borre si fa atterrare in area da Lukovic, e l’arbitro assegna un rigore anche a noi. Devo dirlo che secondo me non c’era neanche questo? No, perché per come è andata la partita una sconfitta non ci stava proprio.
Tira Milito, gol, e la mia previsione si fa più concreta.

Mi sento come il Mago Otelma dopo tre minuti, quando di nuovo il Principe mette una palla nei piedi di Van Den Borre che chiede solo di essere buttata dentro. Van Den Borre ci pensa un attimo di troppo, ma per fortuna Peppe Sculli è più deciso, e fa un 2-1 di prepotenza.
Gool!! ..aspetta, il bambino si è svegliato. GOOOLLLL!!!!!
E che gol! E che Genoa! Ma chi siamo, ma dove andiamo, ma siamo spettacolari, ma belin e ma belan, i complimenti si sprecano, manco avessimo segnato noi invece di Sculli.
Vabbè dai, siediti, che non è mica finita.
E’ sempre il Genoa a fare la partita, entra, prova, passa, perde palla in area, la difesa udinese è solida, i suoi contropiede rapidi e insidiosi, ma Ferrari e Bocchetti sanno fare bene il loro mestiere.
Al 33′ quella merda di Quagliarella brutto doriano schifoso fa una perla e pareggia. Un minuto dopo Milito permette a quel cazzo di Handanovic di salvare il risultato ancora una volta, poi Rubinho si guadagna finalmente lo stipendio e salva in due tempi un tiro ravvicinato che se ci penso mi vengono ancora i vermi ora.

I cambi di fronte continuano fino alla fine, c’è una bella rovesciata di Sculli, fino al fischio finale è il Genoa a fare la partita, ma alla fine si porta a casa un punto solo. Peccato, ma hai giocato da solo contro l’attuale capolista, nonché una delle squadre più forti del campionato. Diciassette punti, settimo posto, il miglior Genoa degli ultimi anni, e non è ancora finita!

 

Genoa – Milan, un anno dopo

15 Set

Ci risiamo. La prima in casa è di nuovo Genoa-Milan, ma stavolta il mio amico Hardla mi ha lasciato solo: colpito da daspo per avere picchiato la Rompicazzo Numero 1 durante un’amichevole, è obbligato ad andare a firmare in caserma a Milano.

Anche quest’anno mi accorgo tardi dell’orario, ma il treno lo prendo con tutta calma, solo che stavolta volevo prendere il pullman, partito un quarto d’ora prima.

Nonostante l’assenza di Hardla lo stadio è affollato. Mancano i tifosi milanisti, così per poter fischiare dobbiamo aspettare che entri la squadra per il riscaldamento. Li guardo, ed è come vedere un branco di leoni abbeverarsi al fiume, quando sei un’antilope. Anche gli altri sono nervosi, e si vede. Qualcuno si mangia le unghie, qualcuno mangia quelle del vicino, si aspetta l’inizio con paura, ma anche con speranza, soprattutto si spera che cominci prima possibile, che prima cominciamo prima ci togliamo questo dente.

E cominciamo. Il diavolo cala verso la Nord e tutti guardiamo l’orologio nuovo accanto alla porta: quanto ci vorrà per prendere il primo? In fondo il tridente d’attacco avversario non schiera degli scappati di casa, e la nostra difesa è stata bucata quindici giorni fa dal Catania.
Invece la difesa tiene, e senza troppi problemi si riprende la palla e comincia a farla girare. Criscito si libera di Shevchenko come faceva in serie B con gente del calibro di Pippo Cazzulo, e c’è Gasbarroni che viene via sulla fascia che sembra in bicicletta (forse gli sono serviti i trascorsi da ciclista?).

Al 6′ la prima azione a rete non è firmata da nessun pallone d’oro, è Sculli che non si ricorda cosa voglia dire timore reverenziale e prova il tiro, che Abbiati respinge in angolo.
Ma cosa sta succedendo? Gasbarroni ritira in porta, e ancora una volta il portiere è costretto a lavorare. Poi è Mesto a tentare la via della rete, e finalmente Kakà fa quello per cui è strapagato, e viene giù da solo.
Oh! Era ora! Per cosa sono venuto a fare allo stadio, se non mi fate neanche cagare un minuto addosso? Kakà adesso viene giù, si mangia la difesa, il portiere, fa gol e comincia lo sfacelo, finiamo ventisei a zero e torniamo a casa incazzati ma sereni, che il copione è stato rispettato ancora una volta.
Invece Kakà fa come dice il suo cognome, e tira fuori una bottarella loffia. Fischi che si sprecano, mani che fanno su e giù coi palmi rivolti in basso, e il Genoa riprende a far girare la palla.

In gradinata ci si guarda perplessi, c’è una squadra che gioca e corre, e un’altra che subisce, ma i colori sulle maglie sono invertiti.. Non è che dal ritiro in Austria Gasperini si è riportato indietro la squadra sbagliata? Ci si è allenata anche la nazionale spagnola, magari era rimasto qualcosa negli spogliatoi.. Poi una volta che si tolgono la divisa è facile confonderli, son ragazzi..

Il Milan diventa parecchio falloso, mi viene da pensare che lo facciano perché cominciano ad aver paura, ma ho paura a esprimere la mia considerazione a voce alta, metti che mi sente Dentone e fa uno dei suoi numeri.

Al 30′ Gasbarroni, che non si è ancora fermato, passa una palla nel mezzo dell’area, Milito scatta e di petto la serve a Sculli, che fa ciò che nessuno si aspetterebbe da Sculli, figurarsi da Sculli contro il Milan: la mette dentro.

Sarà perché c’è in campo il Diavolo, ma la Nord diventa un inferno, gente che si tuffa dagli scalini, altri che smanacciano, altri urlano, forse si trovavano sotto gli scalini. Non ci si crede, stiamo vincendo! Certo, l’abbiamo visto fare anche dal Bologna, ma al giorno d’oggi in televisione ti fanno vedere quello che vogliono, poteva essere computer grafica. Oltretutto l’ha segnato Di Vaio, ma ti pare?
Questo invece è Sculli, eccolo che viene giù a braccia aperte a prendersi l’applauso.
Sono proprio contento, è dall’anno scorso che gliela menano che non vale niente, adesso forse la smetteranno. Oh, a me sta sui coglioni perché è il campione italiano di maleducazione categoria pesi medi, ma sul campo non ho niente da obiettare.

Le squadre si schierano di nuovo a centrocampo, ma è solo una squadra che riparte, ancora una volta quella che non ti aspetti. Poco prima del fischio altro numero di Milito, che se ne beve due e tira. E chi ci tiene più? Ormai è chiaro che contro questo Milan ce la possiamo giocare, e andiamo all’intervallo tronfi come pavoni.

Secondo tempo, escono due dei tre fenomeni ed entrano Seedorf e Guarda-Un-Po’-Chi-Si-Rivede Borriello. Allora adesso possiamo preoccuparci che il Milan voglia recuperare e che Borriello, conoscendo bene la squadra, faccia il numerone e pareggi, e se pareggia stai tranquillo che perdiamo.

Tredici minuti dopo Modesto passa a Gasbarroni, da lui a Sculli, che fa un’altra cosa che non ci credi, supera in velocità un Grande Campione (non so chi sia, ma se gioca nel Milan sarà di sicuro un G.C.), non cade, non perde palla, si presenta a sinistra della porta e spara. Parata, ma non è che adesso puoi aspettarti la doppietta, i miracoli davanti al Diavolo non li fa nessuno, ci sei andato o no a catechismo?

A un certo punto Borriello si presenta in area, Ferrari e Biava fanno per fermarlo, ma Criscito, che durante il calciomercato era a Pechino, li ferma: "No, lo conosco, è Borriello, gioca con noi", e lo lasciano tirare. Per fortuna che Rubinho lo sa che è stato ceduto, e capisce che quello che gli arriva addosso non è un passaggio. Poi un autorete Borriello gliel’aveva già fatta l’anno scorso con la Roma, non si fa più fregare.

Subito dopo è Gasbarroni ad arrivare davanti ad Abbiati, lo scavalca con un pallonetto che dal mio punto di vista stava entrando in porta, e anche da quello del mio vicino, che ha emesso un flebile gemito, tipo "haa-aahnn", soloche quello scassacazzi di Zambrotta si è messo in mezzo e l’ha tirata in angolo.

Entra anche Pato, che non ne avevamo abbastanza di attaccanti, e prova un gol di testa. Deviata in angolo, ma che paura ogni volta che questi arrivano giù. Oltretutto nel secondo tempo la nostra porta è all’altra estremità del campo, e non vedo una sega, e questo mi mette ancora più ansia, sto a guardare la rete sperando di non vederla gonfiarsi all’improvviso.

Poi un altro numero che ti chiedi se ci siamo o ci facciamo: Sculli viene servito da qualcuno, forse Mesto, si infila in area, e tutti "passala! passala!", poi si beve letteralmente tutta la difesa del Milan, e a quel punto tutti "tira! tira!", tira e il portiere respinge. Ma che roba oh!

Il momento più brutto succede subito dopo: Seedorf passa a Borriello, che la allunga benissimo di piede per Pato, che scavalca Criscito e tira. Sarebbe gol sicuro, ma non ha fatto i conti con l’arma segreta di questa squadra, il Teorema di Rubinho, che così recita:

Data la presenza di un qualsiasi oggetto contundente nell’area di gioco, esso attirerà inevitabilmente a sè la faccia di Rubinho.

Questo fenomeno è attualmente allo studio presso il CERN di Ginevra.

Insomma, Pato tira, ma il pallone attrae a sè la faccia di Rubinho e rimbalza indietro, Borriello esagera e fa una rovesciata che manco fosse Holly e Benji insieme, e la butta fuori.
Più tardi riprova su un bel passaggio di Zambrotta, ma invece di buttarla dentro ci pensa un po’ e alla fine decide che è meglio se tira Ambrosini, che lui questa responsabilità non se la vuol prendere, e Ambrosini fa cagare. In tribuna Zio Fester è talmente disperato che le lampadine invece di accenderle con la bocca le ingoia intere.

Alla fine è un po’ un tiro al piccione, entra Van Den Borre e tira, arriva Ferrari e tira, Palladino tira, Flachi tira, ma lui lo beccano e per un po’ non gioca più.

Van Den Borre passa a Milito, che fa il solito numero che conosciamo a Maldini, solo che lui non lo conosce, perché invece delle partite del Genoa di Cosmi si guardava Indiana Jones, e infatti reagisce come Harrison Ford davanti al guerriero con la spada: lo abbatte.
Grazie a nome di tutta la città per non averlo fatto in una piazza del Cairo, ma dentro la sua area. E’ calcio di rigore, quando mancano due minuti scarsi alla fine.

Per la verità ci starebbe quasi il terzo gol, che il Milan alla fine si è proprio arreso, e i nostri dilagavano, ma vorrai mica lamentarti? Già non vai a catechismo..

Preziosi, un gradino sopra Dio

2 Set

Come ho sempre affermato, questo passo falso di Catania nulla significa nella grandezza di tale squadra, nella superiorita’ dell’allenatore e soprattutto nella massima fiducia che tutti noi nutriamo nella dirigenza!

IL PRINCIPE!

(….(omunque a me i cavalli di ritorno hanno sempre fatto storcere il naso….)

1 Set
I SALIIII
CHE SVENGOOOOO!!!!

Ciao Marco

21 Ago

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 E’ di oggi la notizia che il Bologna ha concluso l’affare migliore di tutto il campionato di serie A, e forse anche di B.  Si è comprato Di Vaio.

Ora lo so cosa penseranno le malelingue, che i soldi ce li ha messi il Bologna, ma l’affarone l’abbiamo fatto noi, ma non dovete dar loro ascolto, perché Di Vaio è un professionista, un giocatore serio, che per la propria squadra dà l’anima.

Quante volte lo abbiamo visto durante un’azione decisiva tirare indietro la gamba per evitare di farsi male, e lasciare i suoi compagni con un uomo in meno? Ci vuole del cuore, sapete, per comportarsi così! Quanti giocatori rinuncerebbero a un momento di gloria personale in favore del collettivo?

 

divaio

E che dire della perspicacia di questo volpone del calcio, che riusciva a vedere subito se la palla in area aveva qualche possibilità di finire in porta, e se non valeva la pena neanche ci provava, anzi, si nascondeva dietro un avversario nell’eventualità che il pallone capitasse da quelle parti, e lui a sorpresa potesse rimetterlo in gioco. Eeh son pochi i giocatori con questi numeri!

Oggi Marco Di Vaio se nè andato a Bologna, cambia maglia, ma non colori, e i tifosi rossoblù stanno già facendo festa.

 

 

 

Neustift 2008

28 Lug

Eccoci finalmente al tanto agognato momento in cui mi siedo davanti al pici e copio quel gran mare di cazzate che ho scritto in tre giorni di villeggiatura accanto alla squadra in ritiro. Mantengo inalterato giusto questo servizio di Primocanale, affinché la mia immagine resti glorificata a lungo nella storia.

Pronti? Via.

VENERDI
"Porta il cane da mia mamma e raggiungi l’autogrill, che i nostri compagni di viaggio Giorgia e Fabio ci staranno già aspettando!", queste grossomodo le parole con cui il Subcomandante Marzia ha accolto il mio ritorno a casa venerdì dopo il lavoro.
E io così ho fatto, che non si discute col Subcomandante, che se si incazza è peggio, ho preso il cane, il mangiare del cane, la cuccia del cane, il mio zaino, la borsa e il Subcomandante stesso, li ho caricati tutti in macchina e siamo andati da mia mamma.
A metà strada ci siamo accorti di aver dimenticato il cane.

La seconda volta abbiamo lasciato da mia mamma il cane, la sua pappa, la sua cuccia, ma una volta arrivati davanti all’autogrill ci siamo accorti di aver scordato il guinzaglio in macchina, e siamo tornati indietro.

La terza volta ho dovuto portare a mia mamma le chiavi di casa, sennò come faceva a venire a dar da mangiare anche ai gatti?

La quarta volta che mi sono presentato all’autogrill sembrava quella buona, così siamo partiti in tutta fretta, prima di trovare qualche altra cosa che andava lasciata a casa, e in cinque/quindici ore siamo arrivati nella ridente valle dello Stubai. Ingannare la noia del viaggio non è stato facile, ma col mio bagaglio di giochini scemi da proporre lungo tutti i 490 km. di percorso ho offerto ai miei compagni di viaggio un interessante svago, picchiandomi per farmi smettere.

Troviamo la pensione di Giorgia e Fabio che è già passata l’una, ma il loro albergatore ha scritto in un’e-mail che li avrebbe aspettati alzato, perciò non ci preoccupiamo, suoniamo il campanello fiduciosi e osserviamo col cuore gonfio di speranza le luci all’interno, che restano desolatamente spente.
Risuoniamo col cuore un po’ meno gonfio di speranza, ma con una punta di preoccupazione che compensa in volume, e neanche stavolta la notte tirolese viene disturbata da un ciabattare lontano, l’albergatore signor Pfurtscheller dev’essere rintanato da qualche parte all’interno della Pensione Am Rain, a dormire il sonno del giusto.

"Ma quale giusto!", esclama Fabio, "Questo figlio di una mignotta se la dorme nonostante ci avesse promesso di aspettarci, siamo in mezzo a una strada!".

Siccome non mi va che qualcuno si intrometta quando faccio la voce fuori campo me ne vado stizzito, e me la faccio a piedi fino al vicino centro abitato, distante qualche centinaia di metri, dove dovrebbe trovarsi la pensione dove abbiamo prenotato io e il Subcomandante: Pension Tina, di un altro Pfurtscheller. Si chiamano tutti Pfurtscheller qui.

E’ proprio lì, appena scesa la strada, ed è spenta. D’altronde cosa mi aspetto all’una e mezza del mattino? Mi avvicino alla porta e si accende una luce, ma non mi faccio illusioni, è la falsa ospitalità delle fotocellule. Provo a suonare, e si ripete uguale la scena alla pensione precedente, comprese le imprecazioni sottovoce, che interpreto io in mancanza di Fabio.
Provo a spingere la porta, e mi accorgo che è aperta! Entro già più rincuorato, male che vada potremo dormire nell’atrio sul pavimento, ci fa più caldo che in strada ed è più comodo dei sedili posteriori della machina di Fabio.
Mi avventuro per le scale, e anche qui luci che si accendono e mi invitano a salire. Un sacco di porte appoggiate, ma non mi arrischio a entrare, non si sa come potrebbero reagire i Pfurtscheller; torno indietro verso gli altri, e li trovo per strada che stanno venendo a cercarmi, il cuore vuoto di speranza ma ricolmo di pensieri bellicosi verso tutta la cazzo di Austria e dei suoi merda di abitanti.

Tutti davanti alla Pensione Tina riproviamo a suonare, e stavolta accade l’impensabile, arriva una ragazza bellissima in pigiama, con gli occhi gonfi di sonno e i capelli spettinati, che ci invita a entrare e ci mostra la camera di fortuna che ci hanno preparato.
"Domani avrete la vostra, per stanotte dovrete accontentarvi di questa", ci spiega mentre osserviamo sbalorditi una stanza con lettore dvd, computer, divani, tavolini, doccia con l’idromassaggio, quadri alle pareti e tappeti pelosi sul pavimento.
Fabio e Giorgia non se ne vogliono più andare, minacciano di rivolgersi al consolato italiano, accampano amicizie altolocate presso la famiglia imperiale austriaca, si incatenano al sofà, e fanno tanto che la ragazza porta un altro materasso e li accetta a dormire con noi.

Intanto per terra, sul materasso di emergenza, ci dormo io, che i due ospiti si dividono un divano letto a due piazze, e Marzia un letto e mezzo da sola.

SABATO MATTINA
Ci alziamo per primi io e Marzia, e portiamo i bagagli nella nostra stanza ufficiale, al piano di sopra.
Non c’è il divano e il lettore dvd e il computer, ma una bella terrazza, e la doccia con l’idromassaggio e la sauna, anche se devi fartela attivare dai padroni di casa a un sovrapprezzo che ignoro. Tanto non mi lavo.

Una volta preso possesso del nuovo territorio facendo pipì negli angoli, scendiamo a far colazione, e conosciamo la signora Pfurtscheller, mamma della ragazza della notte precedente, che ci saluta e ci porta uova sbattute, pancetta, e tè.
I nostri vicini di tavolo sono una famiglia di Genova, e sono gli stessi con cui dividiamo la terrazza. Sono qui da un po’, e ci raccontano delle stranezze di questa gente dei monti, che non raccolgono funghi, che cantano canzoni stupide, che mangiano cibi pesanti, che bevono fiumi di birra..

E’ una descrizione in cui mi riconosco troppo per poter dire alcunché, perciò mi limito a fare sisi con la testa e mangio il mio uovo con contrizione.

Dopo esserci rifocillati facciamo un salto al campo insieme agli altri, che nel frattempo sono riusciti a entrare nella loro stanza e ce la raccontano come di una specie di gabbia gigantesca ma completamente spoglia, con paglia al posto dei letti e catini di legno in cui lavarsi e fare i propri bisogni. Fra l’altro l’albergatore ha detto loro che molti catini sono a riparare, e che devono usare lo stesso sia per lavarsi che per fare i bisogni.

Al campo non c’è nessuno che si allena, ma un sacco di gente che gira con aria famelica intorno alle recinzioni sperando di vedere arrivare i giocatori. Ce ne andiamo e incrociamo un pulmino blindato che sta entrando. Riconosciamo la faccia di Gasperini attraverso un vetro antiproiettile, ma è solo un attimo prima che un mare di gente si riversi contro il veicolo cercando di aprirlo. Sono tutti armati di penna e quadernino per gli autografi e macchina fotografica e telecamera. I più pericolosi brandiscono forbici per tagliare una ciocca di capelli a Marco Rossi, e vasetti per raccogliere i campioni di urina di non so chi.

Andiamo in paese, che non puoi dire di essere stato a Neustift se a Neustift non ci vai.
Fuori dall’ufficio informazioni c’è Gessi Adamoli con l’aria pasciuta. Si vede che lo stanno trattando bene, evidentemente non alloggia alla Pensione Am Rain. Fabio mi conferma che i loro vicini di casa sono tutti avvocati, la famosa Giustizia Rossoblù che compare su uno striscione allo stadio. C’è anche quel famoso signore con la faccia da lumacone.

Dentro l’ufficio informazioni l’impiegato dell’agenzia di viaggi genovese che organizza le vacanze in questa zona del Tirolo è una faccia conosciuta. Veniva alle Cappe, quando ancora esistevano le Cappe, e già questo mi mette tristezza. Poi non era un mostro di simpatia, e questo alimenta la mia voglia di andar via. Poi prova a convincerci che prenotando con loro si spende meno.
Affenomeno! Guarda che i prezzi li ho visti! E poi a te come te lo pagano il soggiorno qui se l’agenzia non ci guadagna? Facce ride, facce!
Comunque ci spiega come raggiungere le cascate lì vicino, e ci regala una cartina.

Attraversiamo in auto diversi paesini sulla via per il ghiacciaio, e ovunque vediamo bandiere, sciarpe, striscioni. Abbiamo colonizzato la valle.
Altro che le pipette, che a Moena non superano i trecento, stando a quello che raccontava Pinuccio Brenzini ai nostri vicini.

Il sentiero per le cascate va via pianeggiante, ricco di mirtilli e fragole che mi ottenebrano i sensi. Il Subcomandante, che li ha molto più acuti, cerca altri vegetali commestibili, quelli marroni col cappello a ombrello, e dopo un paio di minuti ne tira su due. Così, solo guardando qua e là lungo il sentiero. Ma allora è vero, gli austriaci li snobbano i funghi! C’è da riempirsi la macchina!

Guardo anch’io, cercando di ignorare i dolci frutti che occhieggiano dall’erba, ma tutto quello che incontro sul sentiero sono strane cose scure spiattellate, simili a merde squaqquere. Poco più in su ci imbattiamo in altre cose più grosse, quadrupedi e cornute, intente a produrre tali stranezze: mucche.

Le mucche sono animali innocui, ci ripetiamo, tentando di ignorare lo sguardo bellicoso di un esemplare che ci sbarra la strada.
"I tori?", chiede Giorgia.
"I tori certe volte no", rispondiamo.
"Allora sarà meglio che teliamo", ribatte Giorgia, indicandoci l’assenza di mammelle del grosso mammifero che ci sta davanti appuntendosi le corna con un temperino.

Saliamo ancora un po’, ma veniamo sorpresi dal fortunale, e dobbiamo cercare riparo sotto dei grossi pini, aspettando che smetta. Le uniche che si divertono sono le sorelle Giorgi, che continuano a raccattare funghi lasciati a invecchiare lungo il sentiero.
Niente, via, torniamo indietro che qui non accenna a smettere.

Cerchiamo rifugio in un locale verso Neustift, e ci rimettiamo al bello mangiando un enorme tagliere di affettati. Più a valle non è piovuto, è ancora estate, e cosa c’è di meglio per non sprecare una così bella giornata che andarsene a dormire?

(Continua..)

neustift 2008
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