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“Benvenuti in Serie A, Stronzi”

26 Ago

Questo aveva tatuato sulla fronte il Signor Arbitro Saccani di Chissenefrega (BOH), è ciò in verità avrebbe dovuto insospettire i più sagaci tra i nostri. Quello col Milan è stato uno 0-3 piuttosto pesante nei numeri e nei modi. Perché se alla vigilia chiedevi in giro, tutti quanti dicevano "ce ne fanno tre". Poi ce n’hanno fatti davvero tre, ma il sapore non è quello che ti saresti aspettato.

Perché d’accordo che davanti avevamo una squadra fortissima, giocatori che si conoscono benissimo da anni, d’accordo che la nostra squadra era rimaneggiata, d’accordo che i nuovi si devono ambientare, d’accordo che magari ci sta anche un po’ di paura da esordio, o che la forma fisica non è quella dell’agosto scorso. D’accordo che incontravamo i Campioni D’Europa.

D’accordo tutto questo. Ma visto che loro sono evidentemente quei fenomenali extraterrestri che giammai possono provar timore per una compagine inesperta come la nostra, che bisogno aveva il Signor Arbitro Saccani di Chissenefrega (BOH) di fischiare sempre e solo a loro favore? Cioé, qualche volta va a finire che ci scappa un fischio pure per noi, ma sempre in situazioni inutili, tanto per far numero nelle statistiche dei falli fischiati da una parte e dall’altra, che poi magari a qualcuno viene voglia di controllare.

Non me lo spiego, in tutta sincerità. Come non mi spiego il rigore che s’è inventato ai danni di un devotissimo Rubinho che, secondo me, nell’occasione ha provato la fortissima tentazione d’urlare un blasfemissimo bestemmione nell’orecchio del comico col fischietto in bocca.

Certo, loro avrebbero vinto lo stesso. Anche se magari nella prima mezz’ora abbiamo giocato alla pari. Però diciamo che avrebbero comunque vinto. Anche perché i nostri tentativi d’attacco mi hanno evocato l’immagine di un pupazzetto caricato a molla che continua a scontrarsi contro un muro. Con Di Vaio che, quando non riesce a nascondersi tra le zolle del Ferraris, è costretto a provare dei dribbling che comunque non riescono mai. E con Papa Waigo che ci prova, lavora e si sbatte, ma poi quando si ritrova il pallone tra i piedi, magari dalle parti dell’area, sembra non sapere che farci, con quel curioso oggetto tondo.

Di buono ho visto un Konko che si danna sulla fascia. Gasparetto che s’è fatto il solito culo a capanna, ma che il piede nel frattempo non è diventato quello di Ronaldo, ma almeno ci prova. E uno Juric che sta diventando il mio idolo personale, adoro il suoi modi e il suo aspetto da zingaro, che ogni volta che ruba palla all’avversario mi sembra sempre che gli sfili pure il portafogli dalla tasca posteriore.

Tutte queste cose sono riuscito a vedere per davvero, coi miei occhi. Nonostante i primi minuti di gara sia stato vittima di un prolungato episodio epilettico dovuto al bombardamento di luci e colori dei nuovi cartelloni pubblicitari. Poi però mi sono ripreso, anche se ogni volta che la palla s’avvicinava alla fascia o al fondo campo, rimanevo ipnotizzato da scritte policrome e luminosissime, che si spostavano da una parte all’altra con suadenti movenze. Della partita non ho capito tantissimo, ma m’è venuta una gran voglia di spedire un container in Cina con Campostano Group e magari di convertire pure la mia auto a metano. E io non possiedo auto. E neppure container.


I nuovi cartelloni pubblicitari, con formidabili animazioni computerizzate, sono in grado di dirci le formazioni delle squadre. E magari se ci comportiamo bene e finiamo tutta la minestra, forse ci lasciano pure vedere i Pokemon.
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Il mio Genoa – Milan

26 Ago

Il mio Genoa – Milan comincia a mezzogiorno meno due, quando mi accorgo che il treno giusto per essere in tempo a Genova parte fra un quarto d’ora dal binario inculoailupi e non ho neanche il biglietto. E sono in mutande.
Mi vesto, prendo la sciarpa d’ordinanza e dieci minuti dopo sono sul binario, già bigliettato e sciarpato. Il prezzo da pagare per averci messo così poco è che sudo tanto da aver reso inutile essermi lavato le ascelle.
Il treno è un locale sporco, lento, vuoto e torrido, ma in una vetrinetta sopra i sedili c’è una pubblicità del Secolo XIX con una foto della Gradinata Nord. Mi sembra di buon auspicio, mi ci siedo davanti, così almeno avrò qualcosa da leggere.

Sulla via per lo stadio incontro Hardla, e insieme ci avviamo facendo pronostici assurdi, tipo che vinciamo sette a zero, o che ci squalificano il campo perché i giornalisti, disperati che a metà partita non si era ancora ammazzato nessuno come avevano previsto loro, hanno fatto irruzione in campo vestiti da facinorosi milanisti e si sono accoltellati in diretta tv sulla linea di centrocampo.

Ai tornelli ci avvisano che siccome siamo entrati dal lato di Corso De Stefanis dovremo utilizzare quell’ingresso per tutto il resto del campionato, in seguito a non so bene quale registrazione elettronica al tornello. Più tardi sospettiamo che sia perché i nostri abbonamenti riportano la dicitura "gradinata nord superiore", ma la cosa è assurda lo stesso. Non so Hardla, ma a me queste nuove regole antiviolenza hanno già rotto le palle, Genova è monitorata come al G8, ci sono elicotteri in cielo e polizia a ogni incrocio, e i tifosi milanisti non ci saranno neanche. Se venivano giù cosa facevano? Mandavano in strada i corpi speciali?

Vabbè, comunque riusciamo a entrare e sistemarci ai soliti posti. Mi accorgo con sgomento che la rompicazzo numero 1 dello scorso campionato, una pocosignora coi capelli castani e la faccia da pirata, è seduta due file dietro di noi. Mi aspetto noie, è una che durante una singola azione di media lunghezza riesce a offendere tutti i ventidue giocatori in campo più le riserve, gli allenatori, la terna arbitrale, i presidenti delle due società, il tizio che sta all’altoparlante, la signora alla cassa del bar e l’autista di un autobus a scelta, uno per azione. Ha una voce che sembra la Malvagia Strega Dell’Ovest con la bocca piena di vetri e lamette da barba, se attacca a strillare come al solito sarà una partita lunghissima.

Appena inizia l’incontro dico a voce alta che Di Vaio è lento, e uno davanti si gira e mi sgrida. Si vede che il nervosismo è tanto per questa partita. Quelli alla mia destra attaccano a gridare dal primo gol, e arrivati al terzo vorrei ucciderli, devono essere amici di quella dietro, che di suo ha già riprodotto un paio di volte l’intero repertorio. Siamo circondati dai coglioni, è terribile!

Mi sto dilungando sul contorno perché della partita non ho granché voglia di parlare, il primo gol ci poteva stare, il secondo ha dimostrato che abbiamo ancora dei problemi a gestire gli avversari, il terzo che la federazione ne ha a gestire gli arbitri. La squadra non mi è sembrata così negativa, ci sono un sacco di imperfezioni da correggere, è vero, ma nel complesso credo che appena cominciano a rodare potranno fare bene. Il Milan non ha giocato, è stato a guardare, ha vinto leggendo fumetti e facendosi la barba, però qualche volta li abbiamo fermati, e forse se Fabiano e Rossi fossero stati in campo da subito il gioco veloce ne avrebbe giovato.

Mi è piaciuto Juric, Gasparetto, il già citato Fabiano, e anche Konko, salvo qualche cazzata ha fatto bene. Milanetto è sempre indispensabile, Papa Waigo era ancora in Senegal a giocarsi le qualificazioni per la Coppa D’Africa.
Leon lo volevano in campo a tutta voce i due idioti alla mia destra (idioti per tutto quello che dicevano durante la gara, e che non sto a riportare per decenza, non per voler Leon in campo), appena entrato ha fatto vedere due belle entrate e due cazzate tipiche sue. Irrilevante.
Di Vaio alla fine chi l’ha visto in televisione ha detto che è stato bravo, chi era allo stadio l’avrebbe scorticato, personalmente avrei preferito Sculli là a sinistra.

Fra quindici giorni mi metto dall’altra parte della gradinata, oppure mi porto una pistola.

Genoa – Grosseto, Coppa Italia

16 Ago

Lo stadio è pervaso da un’atmosfera rilassata, non c’è paura fra gli spettatori, d’altronde vuoi andare a perdere col Grosseto? Gliene facciamo sette. Sette? Gliene facciamo anche nove! Dai che comincia.

Quattro minuti, secondo i giornalisti coll’orologio, e Milanetto su punizione la infila giusta nell’angolino. Nove? Gliene facciamo ventiquattro!

Le premesse ci sono tutte, Borriello lì nel mezzo si sbatte per raddoppiare subito, e quasi ci riesce, di testa, ma è Di Vaio a fare qualcosa di costruttivo una decina di minuti più tardi, quando serve una palla ottima per Papa Waigo, che non può fare a meno di metterla in porta.
Gliene facciamo quarantadue, e una decina li segna Rubinho di testa all’indietro dalla sua area.

La partita del Genoa è tutta lì. Il Grosseto non ci sta a perdere senza combattere, e i padroni di casa decidono che per aver dovuto lavorare a Ferragosto hanno già fatto anche troppo, e si fanno da parte. Non tutti, Milanetto è sempre presente, Borriello continua a provarci, e a un certo punto tira una rovesciata che se il portiere non la prendeva veniva giù lo stadio.

Sempre perché a quelli in maglia bianca e rossa non sta bene di essere venuti fino a Genova a prendere delle pallonate, ecco presentarsi davanti a Rubinho un vecchio genoano, Carparelli, che di testa conclude un buon cross.
CARPARELLI: "Buongiorno, mi chiamo Carparelli, una volta giocavo nel Genoa anch’io"
RUBINHO: "E proprio a me dovevi venire a rompere i coglioni?"

Non è l’unico caso di difesa distratta, poco dopo un altro tizio che leggo chiamarsi Carboni si presenta solo davanti al portiere e ha il buongusto di tirarla fuori. Rubinho ringrazia.

Verso la metà del secondo tempo escono Juric (che ha fatto una bella partita) e Papa Waigo (che non si è praticamente visto) per Sculli (a centrocampo??) e Leon.
I due fanno vedere qualcosa, soprattutto Leon, che da solo si scarta mezza squadra, poi un paio dei nostri, poi torna indietro e ricomincia, giusto per far vedere a tutti quanto è bravo, e alla fine, solo davanti al portiere la tira in gradinata. Insomma, ha fatto la sua solita Leonata, ormai lo sappiamo, non ci emozioniamo neanche più, così come quando entra Coppola, fra gli applausi e i cori, e appena riceve palla prova a tirarla in porta col suo solito pedatone da fuori area spostato a destra. Uno glien’è riuscito, perché entri il prossimo bisogna aspettare qualche mese.

Nell’insieme la squadra è apparsa molla, svogliata. Si che mancavano un mucchio di giocatori titolari, De Rosa fra tutti, però il pensiero di chi era allo stadio ieri andava alle partite di campionato, quando a cercare di farci gol non ci saranno Carboni e Carparelli, ma una streppa di nomi che solo a pensarli mi cago già addosso. E va bene che siamo all’inizio, che la squadra non ha ancora la forma, e mettici anche che quando giocano con avversari minori lo fanno sempre con un piede solo, che col Torino c’è stato ben altro gioco, ma il pensiero era frequente ieri, e difatti quand’è finita la partita sono volati anche parecchi fischi.

Ah, giusto per la cronaca, ci hanno espulso Bega, contro l’Ascoli giocherà Masiello.

Genoa – Torino, Trofeo Spagnolo

10 Ago

Archiviate le amichevoli Genoa – Scapoli – Ammogliati, o Genoa – Associazione Mutilati (sebbene contro la prestigiosa Bocciofila Legnano sia anche riuscito a perdere due a zero), la squadra cui questo blog è dedicato affronta a Marassi una compagine di serie A. I tifosi non stanno più nella pelle, e affollano il Genoa Store per aggiudicarsi un biglietto.
Di Nord. Diciamolo, perché non esiste che si faccia fino a un’ora di coda due giorni di fila per poi vendere si e no diecimila biglietti, e quando vai allo stadio la sud e la tribuna sono quasi vuote. Ti tocca scoppiarti code chilometriche perché tutti vogliono il biglietto di gradinata nord, e perché la società è ottima a promuovere giocattoli, ma quando si tratta di Genoa si comporta come un ambulante alle prime armi: le lottomatiche sono sprovviste, i fax per la delega non funzionano mai, e se hai delle lamentele da fare ti conviene aggregarti a qualche squadraccia ultrà e aspettare il figlio del presidente all’aeroporto, sennò non c’è verso.

Chiusa la parentesi polemica torniamo alla partita, che ieri mi sono trovato una posizione centrale nei distinti e ho potuto seguire le fasi di gioco al meglio, o più o meno, via.

Cominciamo subito bene, i giocatori entrano e invece del consueto inno parte una bella riga di insulti al nuovo allenatore del Torino, per la prima volta a Genova come avversario.
Borriello riceve una palla e prova a buttarla dentro al volo, non ce la fa, ma tutti a dire "Eh però, ‘sto Borriello..". Neanche il tempo di prendercela un po’ con Di Vaio che sta laggiù a dormire, che Papa Waigo ti parte sulla fascia, scarta questo e quell’altro e la spara dentro. Unoazero, pubblico innamorato di questo fenomeno, "Ma chi ci ha comprato!", "Ma hai visto che roba!". In effetti il primo tempo potrebbe intitolarsi Papa Waigo – Resto Del Mondo, è dappertutto, lo vedo davanti a crossare, in mezzo a passare lungo, dietro a difendere..
Poi qualcuno mi fa notare che quell’altro è Konko, sto facendo confusione, e la bravura del giocatore mi viene drasticamente ridimensionata.
Anche così è una spanna sopra gli altri, fa un gioco straordinario, prende le palle alte, crossa al millimetro, scatta che sembra Lazetic di due anni fa, non quello di adesso che è una pippa, e a un certo punto mette una palla a Di Vaio da centrocampo talmente
perfetta che il pubblico giura in massa che il primo senegalese che incontra in spiaggia lo fa ricco. Di Vaio, di suo, ci prova, e spara una bordata tremenda di prima intenzione, ma la manda fuori di poco.

Facciamo un passo indietro, perché prima della cannonata di Di Vaio, quando ancora il nostro eroe se ne stava sulla fascia sinistra a giocare a sudoku, Konko ha crossato rasoterra e Borriello non se l’è fatto ripetere due volte, due a zero. Marassi ulula, Novellino anche, ma per ragioni diverse.
Fa un paio di cambi, e la porta genoana comincia a ricevere delle visite, sebbene Rubinho non permetta a nessuno di entrare, ci ha appena lavato, se volete passare dovete aspettare che asciughi.

Ecco, ora arriva il missile di Di Vaio, poi c’è un angolo, e Konko ci fa il terzo regalo. Va bene, il Torino è archiviato, facciamo che se gliene buttiamo dentro ancora un paio ci vale come partita di campionato? Si può? Tanto non sembra che finire cinque a zero sia un obiettivo così difficile, in campo ci siamo solo noi..
E dovevo stare zitto, perché qualcuno dei loro la tira là, e qualcuno dei nostri, quello che già ci aveva fatto pareggiare a Piacenza quando stavamo vincendo, obbligandoci a giocare l’ultima col Venezia coi risultati che sappiamo, la devia dentro. Treauno. Pazienza dai, può capitare a tutti di trovarsi in traiettoria.
Ci rifacciamo subito spedendo Borriello a quasi segnare, e andiamo in pausa caffè.

Al rientro ci si rende conto che Juric non deve averne bevuto, o forse a lui fa un effetto diverso, perché lascia passare Grella, che fa il treadue. E qui Gasperini, forse per omaggiare la storia delle due squadre centenarie presenti in campo, ripercorre le vicissitudini dei rossoblù, sostituendo uno dopo l’altro gli elementi validi con giocatori non all’altezza della situazione, e piano piano il gioco scivola in C1.

Sculli e Leon giocano come al solito (Vabbè, Sculli chi lo ha mai visto? Diciamo che gioca come al solito sulla fiducia), il che, parlando di Leon non è un complimento: è ancora innamorato del pallone, si scarta da solo, e quando arriva davanti al portiere con un numero da giocoliere, la spedisce in gradinata. Poi batte un angolo così forte che si sente rimbombare il colpo sul pallone: PEMM! Lontanissima.

Di Michele, autore della rete del pareggio, ci ha preso gusto, e tutto solo si avvicina al portiere, lo scavalca, e la mette in porta mentre i giocatori avversari inseguono l’arbitro per convincerlo che era fuorigioco. Da treazero a quattroatre, il pubblico non gode più, meno male che è solo un’amichevole, o ci sarebbero già dei morti in tribuna. Giusto per scongiurare il pericolo arriva Sculli, che da una mischia in area tira fuori il gol del quattro pari.

Si va ai rigori, ma dato che non abbiamo rigoristi buoni, e che le regole le decidiamo noi, ce la giochiamo agli shoot out, un attaccante parte da fuori area e si scarta il portiere. E vinciamo.

Ultima annotazione, ho letto che in tribuna c’era la fidanzata di Borriello, e sono andato a vedere su internient chi fosse. Poi ho chiuso la pagina perché nella prima che ho trovato c’erano le foto del suo calendario, e stavo per sentirmi male.

Ci vediamo a ferragosto.

A volte ritornano, Genoa-Vicenza 2-0

18 Apr

Si, a volte ritornano.
Non solo stavolta, ma anche quella volta che abbiamo giocato alle 4. Quando c’e’ qualcuno che non puo’ andare allo stadio, per ragioni di lavoro o altro, mi precipito come un’avvoltoio sul suo abbonamento e delega a parte me ne vado allo stadio! Alla faccia di tutti i bei discorsi che ho fatto all’inizio campionato: Ahhh, ora basta, di sto calcio non se ne puo’ piu’, Infamoni ect ect.
Arrivo 1 ora e mezza prima dell’inizio della partita, non per ansia ma perche’ il treno e’ arrivato presto,e cerco il posto cabala di Spassky e Hardla. Lo trovo, e mi siedo vicino a un gruppo di ragazze. Poi mi viene in mente che uno dei due mi ha detto di evitare di sedermi vicino a delle tizie che urlano tutto il tempo della partita, perche’ senno’ mi ci sarei picchiata. Mando un messaggio a Hardla e appuro che le tizie sono proprio quelle quindi mi sposto due file piu’ sotto. Lo stadio incomincia a riempirsi.  Guardo con invidia quelli che sono seduti nei distinti che sono al sole e che se la partita fa schifo al massimo puoi cagarti li’ e abbronzarti ( o farti venire un’infarto…). La Nord e’ completamente all’ombra. Tiro fuori il mio giornale, leggo un paio di articoli poi lo spazio si riduce sempre di piu’, arriva gente da tutte le parti e la gradinata e’ quasi al completo. Mancano ancora 15 minuti al fischio iniziale e Hardla non e’ ancora arrivato, chissa’ se mi trova con tutta questa gente! All’improvviso mi giro e eccolo li’ che cerca tra le persone con aria interrogativa. Lo chiamo e via! "Genoa genoa genoa coi pantaloni rossi e la maglietta blu…" Il resto lo sappiamo tutti, il grifo vince 2-0, anche se la partita non e’ stata certo all’altezza della precedente.
Leon e’ un fenomeno. Erano anni che mancava un giocatore che si fa chilometri e chilometri e non si stanca mai. Preciso, millimetrico nei cross e incazzoso quando il mister lo manda fuori. Di Vaio continua a non piacermi, lo vedo incostante, poco attento, ma magari sono io che me ne capisco poco di calcio.  E sarebbe anche ora che facessi le mie scuse al Presidente che in fin dei conti e’ sempre li’ e non ci ha lasciato nella merda come credevo.. Ora vado a vedermi i goals.

Pacco, Doppio Pacco..

25 Mar

E ci voleva tanto a sbloccare Di Vaio? Bastava mettergli davanti un altro grande campione scarpone e dirgli "Lo vedi quello? Quando l’abbiamo comprato doveva essere l’attaccante da tre gol a partita. Renditi conto dove gioca ora e fatti i tuoi conti". E’ andata certamente così, Di Vaio è arrivato a Crotone e gli hanno mostrato Dante Lopez, mettendogli in mano alcuni articoli della stampa di un paio di anni fa, quando il paraguaiano è arrivato a Genova.

Ve li ricordate, no?

"Dante Lopez ha ricevuto nei mesi scorsi diverse offerte da squadre europee, ma alla fine ha optato per la Società del Presidente Preziosi, di cui l’ha colpito la grande personalità e la forte determinazione: "Devo ringraziare il Presidente, che in questi mesi mi ha cercato con grande insistenza. Approdo nel Genoa, la Società più antica d’Italia, in una squadra che sta guidando il proprio girone in campionato ed ha una gran voglia di tornare a giocare su palcoscenici più importanti. Spero di dare il mio contributo, alla mia maniere, realizzando tanti gol"
..
Colpo di mercato del Genoa. La società di Enrico Preziosi ha messo sotto contratto l’attaccante della Nazionale paraguaiana, Dante Lopez (22 anni).
Lopez ha rinunciato all’offerta di importanti club europei accettando di giocare in C1 con la maglia rossoblù. Importante lo sforzo economico di Preziosi che ha versato 10 milioni di euro per averlo dall’Olimpia di Asuncion.
..
Genova. Sei mesi. Tanto è durato l’idillio tra il Genoa e Dante Lopez. L’attaccante paraguaiano è stato messo infatti fuori rosa dal club rossoblù alla vigilia della partenza per il ritiro e i suoi destini paiono indirizzarsi verso la penisola iberica.
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Il centravanti paraguayano Dante Lopez non è più un giocatore del Genoa. Arrivato lo scorso gennaio in pompa magna, pagato la bellezza di 10 milioni di euro pur essendo in scadenza di contratto a giugno (stessa situazione ad esempio di Cassano, ma pagato il doppio!), il giocatore ha deluso le aspettative, tanto da convincere i dirigenti rossoblù a rescinderne il contratto.
..

Una presentazione così non poteva lasciare indifferente un giocatore come Di Vaio, arrivato al Genoa con le stesse premesse e finora capace di realizzare lo stesso numero di reti del collega, ma soprattutto di suscitare la stessa gamma di reazioni nella tifoseria: entusiasmo, sconcerto, perplessità, forte delusione, sarcasmo quando non addirittura forte disapprovazione.

Oggi è sceso in campo con un altro spirito, e se vogliamo sorvolare sulla palla restituita al portiere dopo il perfetto assist di Leon, direi che ha saputo riscattarsi della presenza in campo incerta che l’ha finora contraddistinto.
Due reti di rilievo, che farebbero sperare in un proseguimento altrettanto valido. Sennò bisogna ricorrere al piano b:

si prende Di Vaio, lo si lega alla sedia in una stanza buia, attaccato a una macchina che lo obblighi a tenere gli occhi spalancati, e gli si propinano per ore vecchi filmati di Eloi, Perdomo, Miura..

Piano B

Genoalecce Unoazero

4 Mar

Com’è che era finita all’andata? Che avevamo perso ma meritavamo di vincere? Vabbè, eravamo in trasferta, vedrai che a Marassi le cose andranno diversamente.
Già, a Marassi non meritavamo di vincere, ma tre punti ce li siamo portati a casa lo stesso.
Che poi non è neanche vero che non meritavamo, il Lecce in campo c’era solo per picchiare chiunque avesse la palla vicino ai piedi, quasi tutte le azioni sono arrivate da noi, ma anche stavolta ci ha salvato la bandierina del fuorigioco, perché la difesa era a farfalle. E tutte le palle sprecate? No, dai, non si può dire che sia stata una vittoria meritata, perlomeno non una di quelle che ti fanno uscire soddisfatto. Ho visto un brutto Genoa vincere contro un bruttissimo Lecce, poi che quelli fossero fallosi, perdessero tempo, avessero dalla loro un arbitro incapace che li ha lasciati liberi di fare quel che volevano ci sta, ma è un altro discorso. Quello che non mi piace è vedere la mia squadra giocare in tre o quattro.

Vedere un brutto Genoa mi è servito però per capire cosa succede a Di Vaio. L’ho studiato attentamente finché è rimasto in campo, e ho capito qual è il problema.

Di Vaio è un giocatore di classe e ha indubbie qualità di attaccante, è sempre al suo posto durante le azioni, si propone, entra in area convinto, ma quando ha la palla nei piedi la guarda senza sapere cosa farci, e spesso la restituisce al difensore avversario ringraziandolo. Perché si comporta così? Scarsa condizione fisica? Poca fiducia in sè stesso?

No, il problema di Di Vaio sta nel contratto. Preziosi non l’ha ancora acquistato del tutto, per adesso ha solo preso la versione di prova, identica a quella integrale, ma con alcune funzioni limitate.
E’ come un programma per il computer, scarichi la versione demo di un software per masterizzare i cidi, ti mostra tutto quello che può fare, ti fa organizzare il lavoro in cartelle, ti fa fare le copertine, ma se clicchi il tasto "masterizza" ti risponde che la funzione è bloccata, e che devi comprare il programma completo.

Di Vaio funziona alla stessa maniera, entra in area, si propone, ti fa vedere tutto quello di cui è capace un attaccante al suo livello, ma di tirare in porta non se ne parla, quella è una funzione compresa nella versione ufficiale, se Preziosi vuole che faccia gol deve comprare il Di Vaio completo.

C’è anche un’alternativa, scaricare un crack e piratare il giocatore, ma si corre il rischio che funzioni male e perda gran parte delle sue caratteristiche, com’è successo ad esempio con un altro attaccante di per sè ottimo, ma craccato male, l’indimenticato Zaniolo.

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