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Prepartita

19 Ott

Ecco, dopo la sosta per la nazionale c’è di nuovo il campionato. Trasferta in casa della Juve, non semplice.

Per portarci in clima partita ecco una foto che m’è arrivata per mail, uno striscione esposto dai tifosi della Roma (credo) in occasione dell’ultima partita contro la Juventus.

Sono convinto però che ci siano troppi ingegneri a ‘sto mondo.

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Volete ridere?

28 Set

La notizia l’ho trovata su un forum di tifosi napoletani, quest’articolo invece è tratto dal sito del Corriere. Riguarda l’ex allenatore della Ciclistica Bogliasco, sorpreso a rendersi ridicolo come il suo solito. Il problema è che da allenatore dei Patetici questa capacità era intrinseca all’incarico, gli bastava presentarsi con quelle righe addosso, ora che allena il Torino la cosa è più complicata..

Novellino (LaPresse)
Novellino (LaPresse)

MILANO – È proprio vero che nel calcio non s’inventa nulla. C’è sempre qualcuno che l’ha fatto prima di te. Ad esempio, nel mondo del pallone, i panni sporchi non si lavano in casa e nemmeno in lavanderia. Non si lavano proprio, perché i cesti per i panni sporchi servono a trasportare gli allenatori squalificati. È successo a Parma, l’altra sera, con Walter Alfredo Novellino, la spia che venne nel cesto. Il tecnico del Torino, ha ricevuto dal giudice sportivo una multa di 10 mila euro «per essersi introdotto, pur essendo squalificato e in violazione del divieto di cui all’art. 22 comma 7 Cgs, prima dell’inizio della gara, nello spogliatoio riservato alla propria squadra, permanendovi nel corso del primo tempo e uscendone nell’intervallo, presumibilmente nascosto in un voluminoso contenitore utilizzato dal magazziniere per il trasporto degli indumenti di giuoco dei calciatori».

Ci sono due aspetti meravigliosi di questa storia. Il primo è l’uso della parola «giuoco». Sono rimasti in tre, ad usarla in Italia: il giudice sportivo, la Federazione italiana «giuoco» calcio e Silvio Berlusconi. Il secondo è che Novellino sostiene di non aver usato il trucco del cestone. Ammette solo di essere «passato» prima della partita a consegnare dei foglietti con le ultime istruzioni (anche questo non l’avrebbe potuto fare) per l’uso e poi se ne sarebbe andato in tribuna. Il terzo è che Novellino ha un illustre precursore: Josè Mourinho. Lo spigoloso portoghese, nel 2005, in occasione del quarto di finale di Champions League tra Chelsea e Bayern Monaco, era sospeso per due turni a causa delle intemperanze nella sfida col Barcellona (accuse all’arbitro Frisk). Eppure si infilò in un cesto della biancheria e si piazzò nello spogliatoio dove rimase per tutta la partita comunicando via cellulare e con «pizzini» con i giocatori. La differenza tra i due? Il controspionaggio. Novellino nel cesto è stato denunciato da qualcuno, mentre la storia di Mourinho è venuta fuori nella primavera del 2007, dopo due anni. Forse perché Mourinho giocava in casa e Novellino fuori. Comunque, se è vero che i panni sporchi non si lavano più in casa, in giro trovi sempre qualcuno che non si fa gli affari suoi

Genoa – Torino, Trofeo Spagnolo

10 Ago

Archiviate le amichevoli Genoa – Scapoli – Ammogliati, o Genoa – Associazione Mutilati (sebbene contro la prestigiosa Bocciofila Legnano sia anche riuscito a perdere due a zero), la squadra cui questo blog è dedicato affronta a Marassi una compagine di serie A. I tifosi non stanno più nella pelle, e affollano il Genoa Store per aggiudicarsi un biglietto.
Di Nord. Diciamolo, perché non esiste che si faccia fino a un’ora di coda due giorni di fila per poi vendere si e no diecimila biglietti, e quando vai allo stadio la sud e la tribuna sono quasi vuote. Ti tocca scoppiarti code chilometriche perché tutti vogliono il biglietto di gradinata nord, e perché la società è ottima a promuovere giocattoli, ma quando si tratta di Genoa si comporta come un ambulante alle prime armi: le lottomatiche sono sprovviste, i fax per la delega non funzionano mai, e se hai delle lamentele da fare ti conviene aggregarti a qualche squadraccia ultrà e aspettare il figlio del presidente all’aeroporto, sennò non c’è verso.

Chiusa la parentesi polemica torniamo alla partita, che ieri mi sono trovato una posizione centrale nei distinti e ho potuto seguire le fasi di gioco al meglio, o più o meno, via.

Cominciamo subito bene, i giocatori entrano e invece del consueto inno parte una bella riga di insulti al nuovo allenatore del Torino, per la prima volta a Genova come avversario.
Borriello riceve una palla e prova a buttarla dentro al volo, non ce la fa, ma tutti a dire "Eh però, ‘sto Borriello..". Neanche il tempo di prendercela un po’ con Di Vaio che sta laggiù a dormire, che Papa Waigo ti parte sulla fascia, scarta questo e quell’altro e la spara dentro. Unoazero, pubblico innamorato di questo fenomeno, "Ma chi ci ha comprato!", "Ma hai visto che roba!". In effetti il primo tempo potrebbe intitolarsi Papa Waigo – Resto Del Mondo, è dappertutto, lo vedo davanti a crossare, in mezzo a passare lungo, dietro a difendere..
Poi qualcuno mi fa notare che quell’altro è Konko, sto facendo confusione, e la bravura del giocatore mi viene drasticamente ridimensionata.
Anche così è una spanna sopra gli altri, fa un gioco straordinario, prende le palle alte, crossa al millimetro, scatta che sembra Lazetic di due anni fa, non quello di adesso che è una pippa, e a un certo punto mette una palla a Di Vaio da centrocampo talmente
perfetta che il pubblico giura in massa che il primo senegalese che incontra in spiaggia lo fa ricco. Di Vaio, di suo, ci prova, e spara una bordata tremenda di prima intenzione, ma la manda fuori di poco.

Facciamo un passo indietro, perché prima della cannonata di Di Vaio, quando ancora il nostro eroe se ne stava sulla fascia sinistra a giocare a sudoku, Konko ha crossato rasoterra e Borriello non se l’è fatto ripetere due volte, due a zero. Marassi ulula, Novellino anche, ma per ragioni diverse.
Fa un paio di cambi, e la porta genoana comincia a ricevere delle visite, sebbene Rubinho non permetta a nessuno di entrare, ci ha appena lavato, se volete passare dovete aspettare che asciughi.

Ecco, ora arriva il missile di Di Vaio, poi c’è un angolo, e Konko ci fa il terzo regalo. Va bene, il Torino è archiviato, facciamo che se gliene buttiamo dentro ancora un paio ci vale come partita di campionato? Si può? Tanto non sembra che finire cinque a zero sia un obiettivo così difficile, in campo ci siamo solo noi..
E dovevo stare zitto, perché qualcuno dei loro la tira là, e qualcuno dei nostri, quello che già ci aveva fatto pareggiare a Piacenza quando stavamo vincendo, obbligandoci a giocare l’ultima col Venezia coi risultati che sappiamo, la devia dentro. Treauno. Pazienza dai, può capitare a tutti di trovarsi in traiettoria.
Ci rifacciamo subito spedendo Borriello a quasi segnare, e andiamo in pausa caffè.

Al rientro ci si rende conto che Juric non deve averne bevuto, o forse a lui fa un effetto diverso, perché lascia passare Grella, che fa il treadue. E qui Gasperini, forse per omaggiare la storia delle due squadre centenarie presenti in campo, ripercorre le vicissitudini dei rossoblù, sostituendo uno dopo l’altro gli elementi validi con giocatori non all’altezza della situazione, e piano piano il gioco scivola in C1.

Sculli e Leon giocano come al solito (Vabbè, Sculli chi lo ha mai visto? Diciamo che gioca come al solito sulla fiducia), il che, parlando di Leon non è un complimento: è ancora innamorato del pallone, si scarta da solo, e quando arriva davanti al portiere con un numero da giocoliere, la spedisce in gradinata. Poi batte un angolo così forte che si sente rimbombare il colpo sul pallone: PEMM! Lontanissima.

Di Michele, autore della rete del pareggio, ci ha preso gusto, e tutto solo si avvicina al portiere, lo scavalca, e la mette in porta mentre i giocatori avversari inseguono l’arbitro per convincerlo che era fuorigioco. Da treazero a quattroatre, il pubblico non gode più, meno male che è solo un’amichevole, o ci sarebbero già dei morti in tribuna. Giusto per scongiurare il pericolo arriva Sculli, che da una mischia in area tira fuori il gol del quattro pari.

Si va ai rigori, ma dato che non abbiamo rigoristi buoni, e che le regole le decidiamo noi, ce la giochiamo agli shoot out, un attaccante parte da fuori area e si scarta il portiere. E vinciamo.

Ultima annotazione, ho letto che in tribuna c’era la fidanzata di Borriello, e sono andato a vedere su internient chi fosse. Poi ho chiuso la pagina perché nella prima che ho trovato c’erano le foto del suo calendario, e stavo per sentirmi male.

Ci vediamo a ferragosto.

Politicamente scorretto…

2 Ago

E’ che un giorno sono lì in edicola a guardare tra le ultime uscite delle riviste porn… di giardinaggio che ti becco un adesivo, piccolo piccolo, quasi nascosto nel retro di un’anta laterale.

Che lo so, pare brutto prendersi gioco di un difetto fisico. Che insomma ci sono metodi più sofisticati per ridere delle rumente, piuttosto che attacarsi a un umorismo appena meno volgare di Pierino che si dà fuoco alle scorregge.

Però a me ‘sto adesivo m’ha fatto sghignazzare. Sarà il disegno, oppure che sono di buon umore. Però non riesco a non chiedermi anch’io
MA DOVE CAZZO GUARDA MAROTTA?

La pipetta permalosa

14 Lug

Ieri sera concerto di Giuliano Palma e i Blue Beaters all’Arena del Mare, al Porto Antico.
E voi mi direte, ma che c’entra col Genoa? C’entra, perché a fine concerto il cantante, nel ringraziare il pubblico, ha esclamato "Bentornati in serie A!", ed è partito l’applauso. Ochei, anche qualche fischio sporadico, ma la maggioranza di tifosi soddisfatti per l’uscita di Giuliano era schiacciante.

Qualcuno ha lanciato un coro che a dire il vero non c’entrava granché, invocando quella "Milano in fiamme" che il frontman ha gradito poco, trattandosi della città in cui vive, ma ha ribattuto con ironia, e la cosa è finita lì. Ha ancora buttato là un "Forza anche alla Zampeturia", giusto per par condicio, e ha ricordato le proprie origini napoletane, celebrando così anche l’altra neopromossa.

Balletti sul palco fra i componenti della band, saluti, ma mentre stanno per sfilare via, Giuliano Palma si rivolge a qualcuno in prima fila:

"Cosa c’è? Perché sei incazzato? Non voglio gente incazzato alla mia festa"

La risposta dell’interlocutore non l’abbiamo sentita, essendo lontani, ma l’ha riassunta direttamente lui, quando gli ha detto "Ma guarda che l’ho detto, ho detto anche –Forza l’altra squadra di Genova-, sei tu che non hai sentito", poi, dato che questo non era evidentemente soddisfatto, gli ha aggiunto "Ci stai facendo una figura di merda, io l’ho detto. E poi cazzo vuoi, già ti sto cagando, mi sembra che dovresti essere contento, cosa continui a rompere le palle?". Insomma, questo tizio fra il pubblico si è offeso a morte per l’uscita di Palma, e non ne voleva sapere di farla finita, tanto che alla fine si è beccato anche una rispostaccia.

Finito il concerto, stiamo sfollando, e ci supera una coppia con l’espressione corrucciata. E sentiamo lui che fa "Sarebbe bastato che dicesse Forza Genoa e forza Zampeturia, chiudeva con eleganza ed eravamo tutti contenti".

Non c’è niente da fare, il ritorno in serie A  del Grifone sta mettendo in crisi gli appassionati di ciclismo, che vedono allontanarsi quel poco di visibilità già traballante che avevano conquistato come unica squadra ligure in massima serie.
Oppure, più semplicemente, è il loro perenne complesso di inferiorità che viene fuori. Ma io mi chiedo, come fa un tifoso di una squadra che è sempre stata più forte, ammettiamolo, sentirsi inferiore? La maggior parte dei derby l’hanno vinta loro, in classifica li abbiamo quasi sempre avuti davanti, noi ci siamo dibattuti nella melma con presidenti più che discutibili, mentre loro hanno sempre potuto contare su società solide, casomai dovremmo essere noi a sentirci inferiori, no?

No, perché alla fine, e questo lo sappiamo noi, ma soprattutto se ne rendono conto loro, a Genova la passione per il calcio ha poco a che vedere col dare delle pedate a un pallone. E’ un sentimento che travalica i risultati sul campo, fino a toccare quelle corde più vicine al cuore, che ti portano a considerare i colori della tua squadra come una specie di ideale da perseguire. "La stella che vogliam" ne è l’esempio, non si sogna di raggiungerla come obiettivo fine a sè stesso, è la rappresentazione di quell’ideale che ogni tifoso si porta dentro, una sorta di giustificazione a tanto affetto.

E poi ci sono gli altri, quelli che basta vincere domenica, che ti guardano e non capiscono, e quando un cantante non li chiama per nome uno a uno per dire loro che si, dai, siete bravini anche voialtri, si offendono e piantano su un casino.
Non è una questione di gol segnati, ne avete da fare di strada per diventare come noi..

Cori da stadio

11 Lug

Ma ve li ricordate i bei vecchi tempi di quando ogni giocatore del Genoa aveva la sua canzoncina dedicata, che lo stadio intonava allegramente? Tipo "Sichiamatomasskuhravy conlesueretisivola faunaltracapriola faunaltracapriola", o "Sichiamasimonebraglia edogniuscitalasbaglia toglitiquellamaglia toglitiquellamaglia"..
Perché ora non se ne fanno più, e ci si limita a dei "Marcorossi eh-eh Marcorossi oh-oh Marcorossi eh-eh Marcorossi alè-alè"? Dov’è finita l’inventiva della gradinata? Insieme alla Fossa dei Grifoni, mi direte voi, che questi manco una coreografia decente sanno fare, che la più bella, quella della partitaccia infame, alla fine ero capace anch’io, niente a che vedere con il sipario che si apriva e dietro c’erano il mare, le onde, la Lanterna e la caravella. Ma ve li ricordate?
Comunque ora stavamo parlando dei cori, perché quella gente là, oltre a non andare a pestare chi sostiene il Presidente, sapevano anche inventare delle canzoncine.
Dopo tanto ragionare mi sono deciso a comporre una canzone anch’io, per un giocatore che in serie A farà la differenza, Marco Di Vaio.

Ci ho pensato un casino, mi ci sono voluti due giorni interi a spremermi, a riempire fogli e buttarli via, finché non ho trovato una filastrocca che mi suonasse gradevole:

Si chiama Marco Di Vaio
E’ un giocatore del Genoa
Ha il numero ventuno
Ha il numero ventuno

Me la sono canticchiata tutto il pomeriggio, ma continuava a esserci qualcosa che non mi convinceva, come quando fai la pasta e ti scordi il sale. Così ho chiamato un mio amico che sa suonare la chitarra e comporre le canzoni, e gliel’ho cantata per avere un suo giudizio.
Mi ha spiegato che una canzone da stadio, per avere successo, deve essere evocativa, parlare delle qualità uniche del giocatore, non deve limitarsi a elencare dei dati anonimi, tipo quand’è nato, o quante presenze ha collezionato in un anno.
Mi ha detto di aspettare un paio d’ore, che ci pensava lui, e quando mi ha richiamato era pronta questa perla..


Campagna abbonamenti

27 Giu
Il nostro capitano è un cocainomane

Il nostro capocannoniere se n’è andato

Il nostro presidente ha le braccia corte

Il nostro direttore sportivo guarda lontano

I nostri tifosi disertano alla minima difficoltà

Coraggio, anche quest’anno è partita la campagna abbonamenti!

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