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Lo strano derby di ritorno

11 Mag

Comincia con una corsa il derby dell'8 maggio, quello più atteso dalla città, che potrebbe mettere una grossa pietra sulla permanenza nella massima serie della seconda squadra di Genova. La corsa è la mia, che ho perso il pullman e mi fiondo a prendere la macchina, che il tempo non è che abbondi, e di solito la gradinata si riempie con largo anticipo.

Per l'occasione ha garantito la presenza anche il Dottor Hardla, uno dei più grossi latitanti della tifoseria rossoblù, e già questo sarebbe un evento da ricordare.

Ai tornelli i pezzi grossi dell'Ottavio Barbieri stanno facendo selezione all'ingresso come nelle discoteche: tu hai l'abbonamento, vai di là, tu hai pagato il biglietto, passa di là, tu sei un mio amico e vuoi entrare a scrocco, vieni di qua. Mi rendo sempre più conto di quanto sia cretino spendere più di duecento euro per un abbonamento di gradinata, i miei dubbi su un eventuale rinnovo si fanno sempre più insistenti.

Sugli spalti raccolgo un volantino firmato “Quelli che ci sono sempre” che invita i più anziani e quelli che non hanno voglia di cantare a cedere l'abbonamento a giovani più motivati, perché la Nord torni ad essere quello spettacolo di coreografia che tutti ci ricordiamo. Vorrei avere una penna in tasca per rispondere che i primi a doversene andare sono proprio loro, e firmarla “Quelli che l'abbonamento se lo pagano”. Cominciamo male, guarda.

Ma entrano le squadre, viene tirato su un telo a coprire tutta la gradinata, dev'essere un bello spettacolo a vederlo dall'altra parte, ma anche la Sud si è data da fare, una coreografia cangiante con bandierine colorate e volantini, è un bello spettacolo, una volta tanto.

La partita comincia nervosa, la squadra (sempre) ospite è molto più agguerrita, come è normale quando hai a disposizione un solo risultato, i nostri sono piuttosto fallosi, soprattutto Rossi è molto carico, reagisce ai contrasti, polemizza con l'arbitro.
Forse i timori di una torta hanno contagiato la squadra oltre che la città, il sindaco si è espresso con l'augurio di un gesto di solidarietà fra cugini, una frase infelice che ha innervosito un ambiente che non ne aveva proprio alcun bisogno.

C'è distrazione nella compagine rossoblù, ad un certo punto Biabiany infila la palla fra le gambe di Dainelli e se ne va a spasso per l'area di rigore senza che nessuno provi a fermarlo, se ne stanno lì impietriti a guardarlo partire, poi uno dei difensori fa: “Oh, guarda, prendilo un po'” e l'altro allunga un piede e gli leva il pallone, che Biabiany non è proprio un mostro di bravura. In gradinata ci guardiamo fra di noi, perplessi.

Nel recupero si alzano i cori e, ahinoi, le bandiere. Un grosso tizio con un grosso grosso vessillo comincia a sventolare proprio fra me e la porta, ed è esattamente il momento in cui viene battuto il calcio d'angolo che Floro Flores butta in rete di testa. Stadio in tripudio, io no.

Secondo tempo, pochi istanti dopo il fischio d'inizio la Nord si riempie di fumo, un'altra brillante iniziativa della tifoseria organizzata, e la partita viene sospesa. E poi siamo noi che dovremmo andarcene dalla gradinata.

Insieme al fumo va via anche la grinta delle squadre, se mai ci fosse stata. Col passare del tempo le formazioni si fanno sempre più contratte, il gioco sempre più approssimativo, sembra che il Genoa non abbia più voglia di correre, lascia alla squadra avversaria ogni iniziativa, si limita a contrastare poco e male, e alla fine perde palla con una frequenza che sembra sempre più sospetta.

Il gol del pareggio è il trionfo della banalità, un calcio da metà campo di Palombo, una respinta incerta del portiere e il rinvio in rete di Pozzi, ma anche prima abbiamo assistito a galoppate sulla fascia di giocatori che non sono certo dei siluri, e nessuno che abbia cercato di fermarli. Qualcuno comincia a snocciolare ricette di dolci, torta di mele, torta di fragole, torta margherita, biscottone e ciambella. Dopo il pareggio non cambia il ritmo, entrambe le squadre si limitano a passarsi la palla evitando ogni possibile iniziativa, e dalla gradinata partono i primi cori incazzati. “Il derby non si regala” è il più gettonato, ma anche “Buffoni” sembra piacere parecchio.

Cominciano i cambi, scoppia un tafferuglio in campo fra Rossi e un altro, ma a farne le spese è Mesto, intervenuto per dividerli. La Nord è incazzata nera, aspetta il fischio dell'arbitro per sputare addosso ai giocatori tutto il suo sdegno, ma alla fine dei sei minuti di recupero succede qualcosa che nessuno si aspettava. Nessuno, non il presidente, non l'allenatore, di certo non i tifosi. Boselli si gira, si libera di un difensore come avrebbe fatto Milito e la butta nell'angolo in basso a destra. Due a uno, Samp nella merda, tifosi su più strati. Di colpo ci si dimentica dei sospetti, tutti cantano, i giocatori corrono sotto la Nord a festeggiare, tranne Milanetto e Criscito, che si portano il dito davanti al naso, ci fanno segno di tacere. Milanetto va anche oltre, come si leggerà poi sui giornali.

Comunque sugli spalti è festa, in campo anche, ma meno, la squadra non esce a salutare, va a farsi la doccia palesando il suo fastidio. I tifosi sono troppo impegnati a cantare la hit del momento per farci caso, e comunque un centinaio di loro va ad aspettare la squadra all'uscita dello stadio per applaudirli, e ribadire che in ogni caso “Non lo sapeva! Boselli non lo sapeva! Non lo sapeeevaaa! Boselli non lo sapeeevaaa!”.

E basta, alla fine non lo sapremo mai se sia stata una torta riuscita male o se fossero veramente tutti così grammi da non riuscire a mostrare che cinque minuti di buon calcio, quel che resta a distanza di un paio di giorni sono il gol capolavoro di Mauro Boselli e la scomparsa quasi totale di tifosi doriani. Non ne vedi più per strada, non li trovi su internet, si sono volatilizzati quasi tutti, resistono i soliti duri e puri che ostentano indifferenza e giurano di tornare più forti di prima e di farcela pagare e si vabbè, intanto l'anno prossimo noi si tifa tutti Gubbio.

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Ciao ciao Gian Piero

8 Nov

Una notizia del genere merita di sconvolgere il torpore di Nube, almeno per un post.

GasperiniGasperini esonerato, notiziona bomba che francamente non m'aspettavo, non così presto. E' da inizio stagione che i rapporti tra allenatore e presidente proprio non andavano: troppe dichiarazioni critiche a mezzo stampa, troppe conferme di stima e rispetto reciproci. Era chiaro che qualcosa prima o poi sarebbe successo, e che solo una serie di risultati "importanti" (parola carissima a Gasp, la usa in luogo di qualsiasi aggettivo che denoti una connotazione positiva "Abbiamo fatto una partita importante", "Zeytulaev è un giocatore importante", "Oggi ho mangiato una pasta con le cotiche davvero importante", chiusa parentesi), avrebbe potuto far ricomporre il rapporto che effettivamente sembrava logoro, almeno a leggere i giornali.

Anche gli anni scorsi non erano certo mancate critiche di Gasp all'operato del Preziosi uomo mercato, e le puntuali risposte di quest'ultimo, ma sembrava più una normale dialettica tra due persone importanti (cazzo, ora non riesco a togliermelo più), e comunque i risultati davano ragione ad entrambi.

Ora che tutti hanno torto, l'allenatore deve saltare. E' la logica del calcio, dal momento che il presidente non può certo andarsene via, e far fuori tutta una squadra (dopo essersi svenati per costruirla in estate) è un po' complicato, soprattutto a novembre, e allora quello che deve saltare è l'allenatore.

Anche se si chiama Gian Piero Gasperini da Grugliasco, anche se è l'allenatore che mi ha fatto vedere il più bel Genoa della mia vita, anche se tutti gli vogliamo bene e credo lui ne voglia a noi.

Col senno del prima, e quindi praticamente nullo, si può pensare che forse questi anni meritavano una fine più simpatica, un addio che fosse gradito a tutti, dopo aver provato a sistemare ancora una volta le cose in corso d'opera, provare a resistere fino alla fine della stagione e tirare le somme. Ma visto che io non ci metto i soldi è anche giusto che non sia io a decidere come e quando lasciare a casa l'allenatore.

Anche se l'allenatore in questione si chiama Gian Piero Gasperini da Grugliasco, un allenatore davvero importante per il Genoa.

Genova – Spassky: 1-0

11 Gen

Esco di casa alle quattromenoventi, per andare allo stadio in macchina, che il pullman non si prende per cabala, e il treno se giochi alle sei non va bene. E’ una bella giornata, mancherà Milito, ma contiamo sul fatto che il Toro non è questo squadrone.
Alle quattro e venti ho lasciato Jack da mia mamma e sono già all’imbocco dela galleria di Genova Est, già fermo in coda. Che palle la coda, meno male che sono partito due ore prima, così avrò il tempo di cercare posteggio.
Beato della mia lungimiranza non mi preoccupo quando alle cinque meno un quarto sono appena fuori dalla galleria, e la coda prosegue ininterrotta fino al casello e oltre.
Quando arrivo in fondo alla strada e sono già le cinque passate, e non c’è un cazzo di posto fino a San Gottardo comincio a preoccuparmi un po’.
Cambio atteggiamento, se non posso lasciarla qui andrò a metterla in un garage a pagamento dalle parti della stazione, ma arrivarci non è semplice, e a venti minuti dalla partita sono ancora seduto in macchina, ancora imbottigliato nel traffico, ancora senza un’idea di dove parcheggiare, che anche il garage a pagamento è pieno.
Mi si profila chiara l’immagine di me che arranco nel traffico per un altro quarto d’ora come minimo, che aspetto un autobus per lo stadio, che arrivo verso la metà del primo tempo incazzato come un animale e che non mi godo nè la partita nè la giornata.

E se tornassi a casa? Potrei guardare la partita sul divano di mia mamma, mangiare la pizza in famiglia e tornarmene a casa se non soddisfatto quanto meno più rilassato.
Detto fatto mi infilo in sopraelevata, vengo giù in un paio di attimi e al sesto minuto del primo tempo sono già seduto senza le scarpe. Sul tappeto c’è Alessandro che gioca coi suoi pupazzi, sul divano accanto Claudio che non capisce un belino per la cataratta e il rincoglionimento e continua a chiedere "Chi u l’è quellu lì? Bastardu!"

Siamo ancora zeroazero, Olivera sembra un extraterrestre come col Chievo, la partita è spezzettata dai continui falli, non rimpiango affatto la mia decisione di tornare a casa.

Al diciottesimo viene battuto un calcio d’angolo e Biava insacca di testa, permettendo al piccolo Alessandro di imparare una lezione che gli sarà fondamentale nella vita: non passare la domenica con noi se non vuole farsi venire i vermi.

Il Genoa c’è, gioca veloce, Jankovic in area fa dei palleggi su un piede ostentando una tranquillità da allenamento, e si arriva alla pausa con tutto il pubblico soddisfatto.

Comincia il secondo tempo e subito Sculli ruba una palla sulla fascia, scatta in avanti, serve Jankovic solissimo e goooolllllllll!!!!

Novellino in panchina ripensa al 3-0 subìto l’anno scorso, e cerca di correre ai ripari:
toglie Ogbonna e mette dentro Colombo, ma la musica non cambia.
Allora toglie Bianchi, e fa entrare Stellone a cavallo. Niente da fare.
Toglie Barone e mette un plotone di bersaglieri, toglie Rosina e mette l’Afrika Korps coi carri armati e le jeep, ma il Genoa è ovunque. Li vedi correre in ogni lato del campo, coprire ogni zolla, saltano fuori da dietro la linea del centrocampo, dalla bandierina del calcio d’angolo, sono dappertutto!
Novellino adesso ha la faccia terrorizzata, guarda le gradinate, e sono piene di giocatori rossoblu con la palla fra i piedi, che spingono verso la sua porta. Anche la gabbia, settore degli ospiti, è invaso da maglie bicolore, e gli grida "Novellino esonerato Novellino esonerato, Novellino esonerato" bastaaaa!!! Novellino si butta nella buca della panchina, si va a nascondere dietro il suo vice gridando "mandali via! mandali via!", ma il suo vice non se ne accorge, ha gli occhi sbarrati, guarda la sua squadra annichilirsi di fronte alla spietatezza dei padroni di casa, e quando Thiago Motta, oltre a segnare il tre a zero, azzanna la testa del difensore avversario, capisce che stasera non perderanno solo la partita, questi demoni vogliono il loro sangue, e se lo prenderanno!!

Genoa – Reggina: Mille a zero

10 Nov

Cominciamo bene, che sono raffreddato che ieri sera sono uscito con Hardla che ne veniva fuori da un’influenza e va a finire che adesso ci sono entrato io, che non sarebbe neanche strano, che anche Marzia stamattina sembrava la rèclame di un incidente stradale.

Sul binario c’è uno che c’è sempre e che ho capito che è un mugugnone, che tutte le volte ce l’ha con qualcuno, con quelli che fanno le cabale, con quelli che fanno "i scemi" che "cosa fate i scemi che ciavete quarantanni e ancora fate i scemi", con quelli che si pestano, con quelli che stanno fino alla fine per salutare la squadra, col freddo, col caldo, con l’umido, con la stazione e con lo sciopero dei treni. Quando non sa con chi prendersela mugugna dietro al Nasdaq. Dice che l’indice Nikkey. Che la congiuntura.

Oggi arrivo che è già carico, lo vedo da lontano che è in forma, appena mi addocchia comincia a schiarirsi la voce.
E’ senza biglietto. L’ha fatto allo sportello automatico, ma dopo che ha infilato i soldi non è uscito niente. Di rifarlo al bar neanche a parlarne, che lui cinqueeuriesessanta non li regala mica così come ridere, prenderà il treno senza e si farà le sue ragioni col controllore.

"E se ti fa pagare il supplemento?", chiedo.
"Ci metto l’avvocato!", ribatte, minacciando di trascinare davanti alla corte l’intero sistema nazionale di trasporto su rotaia, "Sono pronto a pagare milioni se ho ragione! Miliardi!". Cinqueeuroesessanta però no.
Gli auguro buona fortuna, e sprofondo nel mio autismo, contandomi i peli sul dorso delle mani. Lui vede arrivare un altro viaggiatore e si rimette a tossicchiare.
Nei dieci minuti prima che arrivi il treno riascolto tante volte il funzionamento difettoso della macchinetta che potrei andare di là e smontarla bendato.

Viaggio solo, e anche stavolta il controllore non passa. Forse è rimasto in testa al convoglio a discutere col Mugugnone.
Prima di scendere ho l’incredibile fortuna di imbattermi nel famoso Coltivatore Di Peli Di Naso, un ventenne alto alto con una setola chilometrica che gli sporge dalla canappia. Lo avrete visto a Superquark, è quello che riesce a spostare un aeroplano legandogli il pelo alla carlinga e tirando forte forte. Sta probabilmente tornando da una tournèe in qualche aeroporto, lo immagino stanco e scendo senza chiedergli una foto da mostrare agli amici. Però, che emozione!

Per strada le sorprese non sono finite, prima incontro la controfigura di Giovanni Porcella, il conduttore di Gradinata Nord su Primocanale. Lo manda in giro nei pressi dello stadio per sviare le fans scatenate e poter così entrare dal retro senza farsi assalire. Finora non è mai successo neanche per sbaglio che qualcuno lo fermasse per strada, ma lui non demorde, prima o poi la sua fama lo renderà un bersaglio, e si tutela.

La partita va un po’ come quella contro il Siena, solo a rovescio: il primo tempo lo passiamo cercando di mettere una palla in mezzo, ma un po’ per nostra imprecisione, un po’ perché la Reggina schiera 11 difensori, l’impresa si rivela ardua. I passaggi sono corti, o lunghi, o sporcati da qualche deviazione, e le ripartenze latitano. Se poi aggiungiamo gli avversari che cadono morti in mezzo al campo a due per volta, è facile capire perché più di un tifoso si lamenti: sembra la classica partita che finirà zero a zero.
Anche quando la Reggina resta in 10 resta compatta e non lascia passare neanche una palla, ricordo giusto il palo di Palladino che porcaputtana se ci penso mi viene ancora adesso da temere il pareggiaccio. E bello che stavo dicendo che non mi piaceva.

Secondo tempo, cambio Mesto/Gasbarroni, passiamo a un 4-2-3-1, e la musica cambia. Gasbarroni casca dentro l’area, Milito batte il rigore: 1-0.
Da lì in avanti è una partita noiosissima, il Genoa fa quello che gli pare, Milito segna la doppietta di testa, ricevendo l’assist da un altro colpo di testa, un gol fantastico, roba che per i tifosi è ormai abitudine; poi non vuole infierire e fa segnare Sculli, alla fine cerca di non tirare, gli arriva la palla sui piedi e si butta per terra, ma tant’è, la classe è superiore alla forza di volontà, e il 4-0 lo fa da seduto. Nel frattempo l’altra squadra perde 2-0 a Napoli, e la domenica calcistica termina come tutte le altre: tre punti per noi, nessuno per loro, e quel signore di Mazzarri che si lamenta perché meritavano la vittoria. La solita minestra, e i più tenaci cominciano a cedere perché non sanno più di cosa lamentarsi.

Sul treno al ritorno incontro il Boss, che gli abusi fanno somigliare sempre più a Keith Richards.

Ultimissima

6 Ott

Genova (ANSA) – Conclusi festeggiamenti per la bella vittoria del Genoa contro il Napoli, doccia fredda sui tifosi rossoblù. Dalla Procura della Repubblica arrivano le notizie delle perquisizioni nella sede del club e nell’abitazione del direttore generale Fabrizio Preziosi figlio del patron Enrico in relazione all’inchiesta dei procuratori Lalla ed Arena sul tesseramento del giocatore Diego Alberto Milito. Secondo i magistrati infatti il tesseramento convulso del calciatore argentino dal Real Saragoza al club genovese avvenne grazie ad un vero e proprio falso in atto pubblico.

Le conseguenze immediate di tale azione legale saranno la revoca provvisoria del tesseramento di Milito, che non potra’ scendere in campo fino alla conclusione dell’inchiesta. In caso di colpevolezza, oltre alla dicchiarata illegalità del trasferimento, il Genoa rischia una penalizzazione in classifica fino a 18 punti e una salatissima multa pecuniaria.

La società e il calciatore non hanno rilasciato alcuna dicchiarazione, mentre Fernando Hidalgo, procuratore del calciatore, ha affermato che date le circostanze, ri-avvierà le trattative con altri club, in prima fila la Juventus.

Genoa – Milan, un anno dopo

15 Set

Ci risiamo. La prima in casa è di nuovo Genoa-Milan, ma stavolta il mio amico Hardla mi ha lasciato solo: colpito da daspo per avere picchiato la Rompicazzo Numero 1 durante un’amichevole, è obbligato ad andare a firmare in caserma a Milano.

Anche quest’anno mi accorgo tardi dell’orario, ma il treno lo prendo con tutta calma, solo che stavolta volevo prendere il pullman, partito un quarto d’ora prima.

Nonostante l’assenza di Hardla lo stadio è affollato. Mancano i tifosi milanisti, così per poter fischiare dobbiamo aspettare che entri la squadra per il riscaldamento. Li guardo, ed è come vedere un branco di leoni abbeverarsi al fiume, quando sei un’antilope. Anche gli altri sono nervosi, e si vede. Qualcuno si mangia le unghie, qualcuno mangia quelle del vicino, si aspetta l’inizio con paura, ma anche con speranza, soprattutto si spera che cominci prima possibile, che prima cominciamo prima ci togliamo questo dente.

E cominciamo. Il diavolo cala verso la Nord e tutti guardiamo l’orologio nuovo accanto alla porta: quanto ci vorrà per prendere il primo? In fondo il tridente d’attacco avversario non schiera degli scappati di casa, e la nostra difesa è stata bucata quindici giorni fa dal Catania.
Invece la difesa tiene, e senza troppi problemi si riprende la palla e comincia a farla girare. Criscito si libera di Shevchenko come faceva in serie B con gente del calibro di Pippo Cazzulo, e c’è Gasbarroni che viene via sulla fascia che sembra in bicicletta (forse gli sono serviti i trascorsi da ciclista?).

Al 6′ la prima azione a rete non è firmata da nessun pallone d’oro, è Sculli che non si ricorda cosa voglia dire timore reverenziale e prova il tiro, che Abbiati respinge in angolo.
Ma cosa sta succedendo? Gasbarroni ritira in porta, e ancora una volta il portiere è costretto a lavorare. Poi è Mesto a tentare la via della rete, e finalmente Kakà fa quello per cui è strapagato, e viene giù da solo.
Oh! Era ora! Per cosa sono venuto a fare allo stadio, se non mi fate neanche cagare un minuto addosso? Kakà adesso viene giù, si mangia la difesa, il portiere, fa gol e comincia lo sfacelo, finiamo ventisei a zero e torniamo a casa incazzati ma sereni, che il copione è stato rispettato ancora una volta.
Invece Kakà fa come dice il suo cognome, e tira fuori una bottarella loffia. Fischi che si sprecano, mani che fanno su e giù coi palmi rivolti in basso, e il Genoa riprende a far girare la palla.

In gradinata ci si guarda perplessi, c’è una squadra che gioca e corre, e un’altra che subisce, ma i colori sulle maglie sono invertiti.. Non è che dal ritiro in Austria Gasperini si è riportato indietro la squadra sbagliata? Ci si è allenata anche la nazionale spagnola, magari era rimasto qualcosa negli spogliatoi.. Poi una volta che si tolgono la divisa è facile confonderli, son ragazzi..

Il Milan diventa parecchio falloso, mi viene da pensare che lo facciano perché cominciano ad aver paura, ma ho paura a esprimere la mia considerazione a voce alta, metti che mi sente Dentone e fa uno dei suoi numeri.

Al 30′ Gasbarroni, che non si è ancora fermato, passa una palla nel mezzo dell’area, Milito scatta e di petto la serve a Sculli, che fa ciò che nessuno si aspetterebbe da Sculli, figurarsi da Sculli contro il Milan: la mette dentro.

Sarà perché c’è in campo il Diavolo, ma la Nord diventa un inferno, gente che si tuffa dagli scalini, altri che smanacciano, altri urlano, forse si trovavano sotto gli scalini. Non ci si crede, stiamo vincendo! Certo, l’abbiamo visto fare anche dal Bologna, ma al giorno d’oggi in televisione ti fanno vedere quello che vogliono, poteva essere computer grafica. Oltretutto l’ha segnato Di Vaio, ma ti pare?
Questo invece è Sculli, eccolo che viene giù a braccia aperte a prendersi l’applauso.
Sono proprio contento, è dall’anno scorso che gliela menano che non vale niente, adesso forse la smetteranno. Oh, a me sta sui coglioni perché è il campione italiano di maleducazione categoria pesi medi, ma sul campo non ho niente da obiettare.

Le squadre si schierano di nuovo a centrocampo, ma è solo una squadra che riparte, ancora una volta quella che non ti aspetti. Poco prima del fischio altro numero di Milito, che se ne beve due e tira. E chi ci tiene più? Ormai è chiaro che contro questo Milan ce la possiamo giocare, e andiamo all’intervallo tronfi come pavoni.

Secondo tempo, escono due dei tre fenomeni ed entrano Seedorf e Guarda-Un-Po’-Chi-Si-Rivede Borriello. Allora adesso possiamo preoccuparci che il Milan voglia recuperare e che Borriello, conoscendo bene la squadra, faccia il numerone e pareggi, e se pareggia stai tranquillo che perdiamo.

Tredici minuti dopo Modesto passa a Gasbarroni, da lui a Sculli, che fa un’altra cosa che non ci credi, supera in velocità un Grande Campione (non so chi sia, ma se gioca nel Milan sarà di sicuro un G.C.), non cade, non perde palla, si presenta a sinistra della porta e spara. Parata, ma non è che adesso puoi aspettarti la doppietta, i miracoli davanti al Diavolo non li fa nessuno, ci sei andato o no a catechismo?

A un certo punto Borriello si presenta in area, Ferrari e Biava fanno per fermarlo, ma Criscito, che durante il calciomercato era a Pechino, li ferma: "No, lo conosco, è Borriello, gioca con noi", e lo lasciano tirare. Per fortuna che Rubinho lo sa che è stato ceduto, e capisce che quello che gli arriva addosso non è un passaggio. Poi un autorete Borriello gliel’aveva già fatta l’anno scorso con la Roma, non si fa più fregare.

Subito dopo è Gasbarroni ad arrivare davanti ad Abbiati, lo scavalca con un pallonetto che dal mio punto di vista stava entrando in porta, e anche da quello del mio vicino, che ha emesso un flebile gemito, tipo "haa-aahnn", soloche quello scassacazzi di Zambrotta si è messo in mezzo e l’ha tirata in angolo.

Entra anche Pato, che non ne avevamo abbastanza di attaccanti, e prova un gol di testa. Deviata in angolo, ma che paura ogni volta che questi arrivano giù. Oltretutto nel secondo tempo la nostra porta è all’altra estremità del campo, e non vedo una sega, e questo mi mette ancora più ansia, sto a guardare la rete sperando di non vederla gonfiarsi all’improvviso.

Poi un altro numero che ti chiedi se ci siamo o ci facciamo: Sculli viene servito da qualcuno, forse Mesto, si infila in area, e tutti "passala! passala!", poi si beve letteralmente tutta la difesa del Milan, e a quel punto tutti "tira! tira!", tira e il portiere respinge. Ma che roba oh!

Il momento più brutto succede subito dopo: Seedorf passa a Borriello, che la allunga benissimo di piede per Pato, che scavalca Criscito e tira. Sarebbe gol sicuro, ma non ha fatto i conti con l’arma segreta di questa squadra, il Teorema di Rubinho, che così recita:

Data la presenza di un qualsiasi oggetto contundente nell’area di gioco, esso attirerà inevitabilmente a sè la faccia di Rubinho.

Questo fenomeno è attualmente allo studio presso il CERN di Ginevra.

Insomma, Pato tira, ma il pallone attrae a sè la faccia di Rubinho e rimbalza indietro, Borriello esagera e fa una rovesciata che manco fosse Holly e Benji insieme, e la butta fuori.
Più tardi riprova su un bel passaggio di Zambrotta, ma invece di buttarla dentro ci pensa un po’ e alla fine decide che è meglio se tira Ambrosini, che lui questa responsabilità non se la vuol prendere, e Ambrosini fa cagare. In tribuna Zio Fester è talmente disperato che le lampadine invece di accenderle con la bocca le ingoia intere.

Alla fine è un po’ un tiro al piccione, entra Van Den Borre e tira, arriva Ferrari e tira, Palladino tira, Flachi tira, ma lui lo beccano e per un po’ non gioca più.

Van Den Borre passa a Milito, che fa il solito numero che conosciamo a Maldini, solo che lui non lo conosce, perché invece delle partite del Genoa di Cosmi si guardava Indiana Jones, e infatti reagisce come Harrison Ford davanti al guerriero con la spada: lo abbatte.
Grazie a nome di tutta la città per non averlo fatto in una piazza del Cairo, ma dentro la sua area. E’ calcio di rigore, quando mancano due minuti scarsi alla fine.

Per la verità ci starebbe quasi il terzo gol, che il Milan alla fine si è proprio arreso, e i nostri dilagavano, ma vorrai mica lamentarti? Già non vai a catechismo..

Cardiologia

1 Set

Ore 13.20: il sito Tuttomercatoweb rivela un interesse del Genoa verso il Principe Diego Milito.
Ore 14.41: la stessa fonte rivela che Milito non se la senta di tornare perché l’ingaggio risulterebbe un po’ basso.
Ore 14.45: Il Presidente Enrico Preziosi mette sul piatto altri due milioni e mezzo, più un’intera cucciolata di cani schnautzer, una foto di sua figlia in spiaggia e Parco Della Vittoria.
Ore 15.37: Milito fa sapere che accetta l’aumento, ma i cani schnautzer se li può tenere perché non sa dove metterli.

Ore 15.58: Il Tottenham telefona al Saragozza dicendo che se Milito va al Genoa si possono scordare la fornitura di calippi promessa al Direttore Generale spagnolo. La squadra accusa il colpo.
Ore 16.01: Federico Pastorello, che si sta occupando dell’acquisto, riceve una telefonata da un suo uomo all’interno del club Saragozza, che lo aggiorna sulle difficoltà a concludere. Pastorello chiama subito Preziosi e chiede il permesso di buttare sul piatto una Coppa Oro Sammontana all’amarena. Preziosi aggiunge di tasca sua tre gormiti.
Ore 16.09: Pastorello spedisce subito via fax la Coppa Oro e i gormiti al Saragozza, ma proprio questi ultimi fanno inceppare il rotolo di carta e cade la linea.
Ore 16.31: Frenetici tentativi di sbloccare il fax, nel frattempo la Coppa Oro si è squagliata, sporcando tutta la carta. Pastorello ha le mani tutte appiccicose, ma non demorde.

Ore 16.40: Preziosi chiama Pastorello e gli dice di mollare tutto, che il fax glielo manda lui al Saragozza, e che intanto si sbrighi a far firmare il contratto al giocatore, mannaggia!
Ore 16.42: Pastorello acchiappa Milito per una manica e gli mette davanti il contratto, ma il giocatore è di nuovo titubante, perché Pastorello gli sta sporcando la maglietta di gelato all’amarena.
Ore 16.43: Pastorello corre in bagno a lavarsi le mani, ma dentro c’è Crespo che sta vomitando perché gli hanno detto che potrebbe essere trasferito alla Ciclistica Sampierdarenese.
Ore 16.44: Pastorello va a lavarsi le mani al bar di fronte.
Ore 16.46: Pastorello torna da Milito e gli rimette davanti il contratto.
Ore 16.48: Milito, dopo avere osservato attentamente le mani di Pastorello, firma il contratto che lo lega al Genoa.

Ore 17.00: Pastorello, diretto verso l’ufficio dove si depositano i contratti, decide che tanta fatica merita una bella pisciata, e fa una deviazione verso il bagno.
Ore 17.03: Il bagno è ancora occupato da Crespo e dal suo procuratore, che cerca di convincerlo a trasferirsi in delegazione. Pastorello aspetta fuori dalla porta.
Ore 17.07: Pastorello si stanca di aspettare e torna al bar, dove non resiste e si fa una Coppa Oro all’amarena anche per sè.
Ore 17.15: Pastorello torna a mettersi in coda davanti all’ufficio contratti, ma davanti a lui ci sono Crespo e il suo agente che litigano, il giocatore rifiuta categoricamente di andare in bicicletta, lui vuol giocare a calcio, non vestirsi come un cretino, e se il suo procuratore non vuole aiutarlo a rifiutare il contratto minaccia di abbandonare tutto e di dedicarsi al golf.
Ore 17.16: Come Maradona? Chiede l’agente di Crespo al giocatore.
Ore 17.16: Come mia nonna, ribatte Crespo. E spiega che ha intenzione di smettere di giocare a calcio e di cominciare a lavorare a maglia. Vuole fare un bel golfino per suo nipote.

Ore 18.30: Crespo convince la sua squadra a non cederlo a quei pellegrini, e si allontana dallo sportello, permettendo a Pastorello di depositare il contratto.
Ore 18.35: Pastorello deposita il contratto, ma l’impiegato lo rifiuta sostenendo che le mani di Pastorello sono tutte sporche di gelato. Pastorello reclama che è tutta colpa di Crespo che gli ha fatto fare ore di coda, e il gelato gli si è sciolto in mano, ma l’impiegato non vuol sentire ragioni, e lo spedisce in bagno a lavarsi.
Ore 18.37: Il bagno è occupato, dentro c’è Marotta che piange.
Ore 18.40: Pastorello corre a lavarsi al bar di fronte.
Ore 18.43: Il barista del Bar Gianni, Gianni, dice che è la terza volta che Pastorello va a scroccargli il bagno, e che se stavolta non gli ordina qualcosa non gli dà le chiavi.
Ore 18.45: Pastorello ordina un caffè macchiato, poi all’ultimo momento cambia con un corretto grappa. Un giornalista di Rai Sport intuisce che ci sono problemi col contratto di Milito, e chiama in redazione dicendo che l’accordo salta.

Ore 18.50: Pastorello torna di corsa allo sportello contratti, ma davanti a lui c’è Marotta che chiede se può prendere Messi pagando coi punti della benzina.
Ore 18.54: L’impiegato dell’ufficio contratti dice a Marotta che per comprare Kakà deve presentare i soldi veri, non quelli del monopoli. Marotta abbassa lo sguardo al soffitto e se ne va sconsolato.
Ore 18.56: Pastorello cerca di depositare il contratto di Milito, ma l’impiegato è in bagno.
Ore 18.57: L’impiegato torna, ma chiude la porta dicendo che è chiuso, e che per i contratti bisogna ripresentarsi a gennaio.
Ore 18.58: Pastorello chiama Preziosi e gli dice che non è riuscito a depositare il contratto. Preziosi gli risponde che ormai la voce è circolata, Genova è in subbuglio, se non porta a casa Milito gli fanno la pelle. Deve depositare quel contratto a tutti i costi!

Ore 18.59: Pastorello cerca di abbattere la porta dell’ufficio a spallate, ma la porta è di massello massiccio, e non va giù. Allora cerca di entrare dalla finestra, ma anche quella è di massello massiccio, solo trasparente, e si fa anche male.
Ore 18.59 e 30 secondi: Pastorello corre al bar, ordina un espresso per l’ufficio contratti, e appena Gianni lo mette sul vassoio glielo frega e corre all’ufficio. "Prrronto il caffè per l’ingegneree!", esclama, e la porta si apre di colpo. Pastorello si infila di corsa, sbattendo a terra l’impiegato, e gli mette il contratto in mano. L’impiegato rifiuta dicendo che l’ufficio è chiuso e il caffè è freddo, ma Pastorello è una roccia, non se ne vuole andare, e soprattutto lo sta minacciando con un tagliacarte in una mano e una pinzatrice nell’altra. Un giornalista di Rai Sport si infila e assaggia il caffè. E’ freddo, in effetti. Telefona subito in redazione dicendo che il contratto è saltato.
Ore 19.03: Fuori tempo massimo Pastorello convince l’impiegato a depositare il contratto, minacciandolo di pene corporali durissime. Diego Milito è del Genoa.

Ora vediamo se esserne contenti o meno.

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