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Lo strano derby di ritorno

11 Mag

Comincia con una corsa il derby dell'8 maggio, quello più atteso dalla città, che potrebbe mettere una grossa pietra sulla permanenza nella massima serie della seconda squadra di Genova. La corsa è la mia, che ho perso il pullman e mi fiondo a prendere la macchina, che il tempo non è che abbondi, e di solito la gradinata si riempie con largo anticipo.

Per l'occasione ha garantito la presenza anche il Dottor Hardla, uno dei più grossi latitanti della tifoseria rossoblù, e già questo sarebbe un evento da ricordare.

Ai tornelli i pezzi grossi dell'Ottavio Barbieri stanno facendo selezione all'ingresso come nelle discoteche: tu hai l'abbonamento, vai di là, tu hai pagato il biglietto, passa di là, tu sei un mio amico e vuoi entrare a scrocco, vieni di qua. Mi rendo sempre più conto di quanto sia cretino spendere più di duecento euro per un abbonamento di gradinata, i miei dubbi su un eventuale rinnovo si fanno sempre più insistenti.

Sugli spalti raccolgo un volantino firmato “Quelli che ci sono sempre” che invita i più anziani e quelli che non hanno voglia di cantare a cedere l'abbonamento a giovani più motivati, perché la Nord torni ad essere quello spettacolo di coreografia che tutti ci ricordiamo. Vorrei avere una penna in tasca per rispondere che i primi a doversene andare sono proprio loro, e firmarla “Quelli che l'abbonamento se lo pagano”. Cominciamo male, guarda.

Ma entrano le squadre, viene tirato su un telo a coprire tutta la gradinata, dev'essere un bello spettacolo a vederlo dall'altra parte, ma anche la Sud si è data da fare, una coreografia cangiante con bandierine colorate e volantini, è un bello spettacolo, una volta tanto.

La partita comincia nervosa, la squadra (sempre) ospite è molto più agguerrita, come è normale quando hai a disposizione un solo risultato, i nostri sono piuttosto fallosi, soprattutto Rossi è molto carico, reagisce ai contrasti, polemizza con l'arbitro.
Forse i timori di una torta hanno contagiato la squadra oltre che la città, il sindaco si è espresso con l'augurio di un gesto di solidarietà fra cugini, una frase infelice che ha innervosito un ambiente che non ne aveva proprio alcun bisogno.

C'è distrazione nella compagine rossoblù, ad un certo punto Biabiany infila la palla fra le gambe di Dainelli e se ne va a spasso per l'area di rigore senza che nessuno provi a fermarlo, se ne stanno lì impietriti a guardarlo partire, poi uno dei difensori fa: “Oh, guarda, prendilo un po'” e l'altro allunga un piede e gli leva il pallone, che Biabiany non è proprio un mostro di bravura. In gradinata ci guardiamo fra di noi, perplessi.

Nel recupero si alzano i cori e, ahinoi, le bandiere. Un grosso tizio con un grosso grosso vessillo comincia a sventolare proprio fra me e la porta, ed è esattamente il momento in cui viene battuto il calcio d'angolo che Floro Flores butta in rete di testa. Stadio in tripudio, io no.

Secondo tempo, pochi istanti dopo il fischio d'inizio la Nord si riempie di fumo, un'altra brillante iniziativa della tifoseria organizzata, e la partita viene sospesa. E poi siamo noi che dovremmo andarcene dalla gradinata.

Insieme al fumo va via anche la grinta delle squadre, se mai ci fosse stata. Col passare del tempo le formazioni si fanno sempre più contratte, il gioco sempre più approssimativo, sembra che il Genoa non abbia più voglia di correre, lascia alla squadra avversaria ogni iniziativa, si limita a contrastare poco e male, e alla fine perde palla con una frequenza che sembra sempre più sospetta.

Il gol del pareggio è il trionfo della banalità, un calcio da metà campo di Palombo, una respinta incerta del portiere e il rinvio in rete di Pozzi, ma anche prima abbiamo assistito a galoppate sulla fascia di giocatori che non sono certo dei siluri, e nessuno che abbia cercato di fermarli. Qualcuno comincia a snocciolare ricette di dolci, torta di mele, torta di fragole, torta margherita, biscottone e ciambella. Dopo il pareggio non cambia il ritmo, entrambe le squadre si limitano a passarsi la palla evitando ogni possibile iniziativa, e dalla gradinata partono i primi cori incazzati. “Il derby non si regala” è il più gettonato, ma anche “Buffoni” sembra piacere parecchio.

Cominciano i cambi, scoppia un tafferuglio in campo fra Rossi e un altro, ma a farne le spese è Mesto, intervenuto per dividerli. La Nord è incazzata nera, aspetta il fischio dell'arbitro per sputare addosso ai giocatori tutto il suo sdegno, ma alla fine dei sei minuti di recupero succede qualcosa che nessuno si aspettava. Nessuno, non il presidente, non l'allenatore, di certo non i tifosi. Boselli si gira, si libera di un difensore come avrebbe fatto Milito e la butta nell'angolo in basso a destra. Due a uno, Samp nella merda, tifosi su più strati. Di colpo ci si dimentica dei sospetti, tutti cantano, i giocatori corrono sotto la Nord a festeggiare, tranne Milanetto e Criscito, che si portano il dito davanti al naso, ci fanno segno di tacere. Milanetto va anche oltre, come si leggerà poi sui giornali.

Comunque sugli spalti è festa, in campo anche, ma meno, la squadra non esce a salutare, va a farsi la doccia palesando il suo fastidio. I tifosi sono troppo impegnati a cantare la hit del momento per farci caso, e comunque un centinaio di loro va ad aspettare la squadra all'uscita dello stadio per applaudirli, e ribadire che in ogni caso “Non lo sapeva! Boselli non lo sapeva! Non lo sapeeevaaa! Boselli non lo sapeeevaaa!”.

E basta, alla fine non lo sapremo mai se sia stata una torta riuscita male o se fossero veramente tutti così grammi da non riuscire a mostrare che cinque minuti di buon calcio, quel che resta a distanza di un paio di giorni sono il gol capolavoro di Mauro Boselli e la scomparsa quasi totale di tifosi doriani. Non ne vedi più per strada, non li trovi su internet, si sono volatilizzati quasi tutti, resistono i soliti duri e puri che ostentano indifferenza e giurano di tornare più forti di prima e di farcela pagare e si vabbè, intanto l'anno prossimo noi si tifa tutti Gubbio.

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So’ soddisfazioni !

17 Feb

Genoasamp_Samp-Genoa_0-1_16022011_Palacio_Rafinha

Della sofferenza

24 Ott

L’acquisto della società da parte di Enrico Preziosi ha rappresentato per il genoano medio il momento migliore di tutta la propria storia di sognatore sofferente: finalmente avevamo un presidente abbastanza ambizioso da poterci promettere traguardi fino ad allora insperati, e abbastanza maneggione da poter vedere quegli stessi obiettivi svanire da un giorno all’altro. Non credo sia necessario un esempio.
Mentre navigavano nelle acque tumultuose della serie c con l’imprenditore avellinese al timone, i genoani hanno potuto sperimentare livelli di sofferenza tali da poter dimenticare anche i vari Spinelli, Scerni, Dalla Costa.. Vabbè, forse Dalla Costa no..
Li vedevi sulle gradinate di Cittadella, di Salerno, a sgolarsi perché quel cazzo di Sinigaglia non tirava, quel deficiente Iliev si scartava i fili d’erba, quell’incapace di Mamede passava la palla agli avversari.. l’unico cui non si dedicavano appellativi era Zaniolo, che per lui non se n’è mai trovato uno sufficientemente offensivo.
Ma era bello ritrovarsi tutti lì, a Lumezzane, che fino a ieri neanche lo sapevi che esisteva un posto che si chiama così, con gli occhi fuori dalle orbite e le vene del collo gonfie perché Lamacchi si disinteressava della partita e raccoglieva le margheritine a bordocampo, ti faceva sentire vivo, ti sembrava di incarnare in quell’atto di portare le mani alla bocca e insultare un tuo giocatore tutta la secolare storia del Genoa. Definirsi un genoano felice era un ossimoro,
i colori sociali sono da sempre  rosso, blu e tribolazione.

Con l’arrivo di Gasperini è cambiato tutto. Già dalla serie b si è visto un gioco diverso, veloce, vario, e che soprattutto portava risultati. C’era Adailton là davanti che faceva un mucchio di gol, segnava Greco, segnava addiritttura Gasparetto, e i tifosi genoani si sono gasati. "Vegnimmu in A", sentivi dire allo stadio, e così è stato. Certo, avevi sempre qualche giocatore che rendeva meno, Di Vaio ha contribuito tantissimo a mantenere alto il mugugno e basso il profilo, ma nel complesso la situazione stava migliorando pericolosamente, fino a sfociare nel campionato dell’anno scorso: il ritorno di Milito è stato il primo segnale di un qualcosa di grave, poi la vittoria contro il Milan, contro la Roma, addirittura contro la Juventus, entrambi i derby in saccoccia con ben quattro pere alla squadra di delegazione, stava sorgendo un problema mica da poco: il tifoso genoano ha dovuto scontrarsi con una sensazione fino a quel momento mai provata, l’appagamento. Aprivi un giornale e al Genoa erano accostati aggettivi sconosciuti, tipo bellissimo, o inarrestabile; ci paragonavano a squadre che fino ad allora esistevano solo il mercoledì sera alla televisione, come il Barcellona, dicevano che Gasperini era il miglior allenatore d’Italia, convocavano i nostri giocatori in nazionale. Come facevi a non andare in confusione? Qualche tifoso più debole non è riuscito a reggere lo stress da soddisfazione e ha cominciato a votare PD, altri si sono addirittura trasferiti a Busalla, in un monolocale con vista sull’Iplom.

Tutto questo fino al campionato attuale. Già da qualche tempo il tifoso genoano ha potuto ritrovare la sua ragione di essere, andando allo stadio a vedere una squadra sempre più incerta. La cessione di Milito, Motta e Ferrari è stata una botta mica da ridere, e la successiva campagna acquisti ha seminato nei genoani il primo germe dell’incertezza. "Chi u l’è stu Fatic?", sentivi dire allo stadio, "U Crespu u l’è veggiu!", c’era più elettricità nell’aria, ma ancora non bastava, la squadra aveva cominciato benissimo, era addirittura prima in classifica, serviva lo scossone.
La sconfitta col Chievo, al termina di una partita inguardabile, è stato il segnale che tutti aspettavano. Il gioco di Gasperini aveva cominciato a non vedersi più, la squadra arrancava senza costrutto, gli attaccanti non segnavano. "Eh ma son stanchi", "Eh ma ci sono tante assenze", "Eh ma una partita si può anche perdere", "Eh ma abbiamo più punti dell’anno scorso", sentivi dire, ma sentivi anche "Il mercato è stato sbagliato", sentivi "Dovevamo tenere Acquafresca", sentivi "Son troppo giovani".
La diga stava cedendo in fretta, i tifosi avevano ritrovato la strada, il monolocale davanti all’Iplom era di nuovo disabitato, le pastiglie per il mal di fegato che giacevano invendute in ogni farmacia cittadina ricominciavano a trovare acquirenti.
La bella vittoria di Bologna ha impedito la tracimazione immediata delle certezze dei genoani, ma otto reti subite in due incontri, nessun segno di vita da parte degli attaccanti, una squadra involuta e palesemente in difficoltà anche nei passaggi più semplici ha generato un processo di rivitalizzazione del tifoso che ormai è inarrestabile. Ora si che i genoani si riconoscono per quello che sono, gli alfieri della sofferenza del calcio italico! Guardali come si alzano presto la mattina per andare a mugugnare al bar! Guardali la domenica portare le mani alla bocca per offendere la madre di Floccari, il padre di Mesto, tutta la famiglia di Esposito! Finalmente i bei momenti sono passati, ora abbiamo una squadra davvero in grado di farci girare le balle tutte le domeniche, di deluderci perdendo anche le partite più facili, di attirare su di sè ogni tipo di sfiga possibile. Ora si che possiamo mangiarci le unghie perché domenica andremo a Cagliari, perché anche il Cagliari ora ci fa paura, ora ci fa paura anche il Livorno!
Attento mondo, i Genoani sono tornati, e non chiederanno sconti!

ultimo stadio

16 Ott

Nonostante il titolo non voglio parlare delle drammatiche condizioni in cui versa questo blog, che da quando c’è feisbuc siamo tutti lì a scrivere cretinate e giocare ai giochini e non troviamo più il tempo di aggiornare queste pagine di storia e gloria (che, lo sappiamo, manchi tu nell’aria).
Ecco, io vorrei soffermarmi un momento sulla spinosa e fumosa questione dello stadio nuovo..
..
..ecco fatto. Grazie per l’attenzione.

No, mi fermo ancora un po’, perché a me questa storia non sembra per niente pulita, e per aiutarvi a capire meglio le mie perplessitudini vorrei ripercorrere i punti salienti della vicenda. Le date non me le ricordo, casomai ce le potete aggiungere voi.

Tutto comincia un giorno di pioggia, freddo e minaccioso, quando il presidente di una squadra a righe decide che lui a Marassi la sua squadra con le righe non ce la vuole più far giocare, che quello stadio lì secondo lui non va mica bene, che non è adatto, che è vecchio, che è in centro, che anche il nome Luigi Ferraris ricorda le macchine da corsa e lui invece vorrebbe qualcosa di più evocativo allo sport che rappresenta, tipo Bottecchia, e che una squadra senza uno stadio adeguato è come un suo giocatore senza la bici: destinato al fallimento. Ne vorrebbe costruire uno nuovo superaccessoriato a Trasta, e chiede ai cittadini cosa ne pensano.

La risposta della città è variegata, i suoi sostenitori lanciano slogan di incitamento tipo "a Trasta Garrone e basta", mentre la parte rossoblù della tifoseria risponde con slogan che difendono la permanenza del Genoa a casa propria, tipo "a Trasta Garrone e basta", ma anche "hai voluto la bicicletta, ora pedala!".

Al di là di qualche battuta fra le opposte schiere non si registrano episodi rilevanti, il Comune fa presente che il Ferraris è una spesa che non ama accollarsi, Preziosi risponde che lui se lo comprerebbe anche, ma bisogna prima spostare il carcere.

Per un po’ non si sente più niente, la squadra di casa e quella di periferia continuano a dividersi lo stesso terreno, Milito gli fa quattro pere, il campionato finisce e tutto sembra concludersi.

Poi il Genoa va in Uefa. Improvvisamente lo stadio non è più a norma, e le deroghe per poter giocare le partite di coppa che fino a ieri rappresentavano la normalità diventano un problema gravissimo. Garrone si fa avanti un’altra volta e Preziosi a sorpresa lo difende, sostenendo che Genova non può permettersi due stadi. Cip e Ciop vanno dal sindaco a promuovere il nuovo impianto e tutti e due si strappano i capelli lamentando che uno stadio deve vivere tutta la settimana, altrimenti non può contenere i costi, che Marassi è inadeguato, che bisogna fare qualcosa; il petroliere in realtà capelli se ne strappa pochi, che con le braccia corte che si ritrova non arriva più su delle orecchie, ma dalla tasca estrae la sorpresa: un progetto bello pronto di uno stadio accanto all’aeroporto!

Pensate la comodità, dice, di poter raggiungere la gradinata direttamente in aereo ogni volta che il pilota sbaglia le misure dell’atterraggio! E che figata dover urlare ancora più forte per sovrastare il frastuono dei motori!
Sembra veramente un’idea geniale, in nessuna parte del mondo hanno pensato di costruire un impianto sportivo ad alta frequentazione vicino a un elemento delicato come un aeroporto, Genova si dimostra più avanti anche in questo!
Peccato che l’Enac, l’ente preposto a legiferare sul traffico aereo nazionale, rifiuti la proposta, adducendo scuse puerili come la sicurezza.
Eh ora! A Palermo l’aeroporto è attaccato a un monte, a Gibilterra lo attraversa la strada principale, e qui ci formalizziamo per cinquantamila tifosi!
Comunque lo stadio vicino all’aeroporto non si fa più. Il sindaco più antiestetico del pianeta, però, non ha alcuna intenzione di aspettare oltre, e insiste che lo stadio vada fatto, dove non si sa, ma bisogna farlo e basta. E lui/lei non ci metterà un centesimo, se lo dovranno pagare le società!
Garrone non si dà per vinto, e tira fuori dalla manica un altro asso, il progetto di un impianto avveniristico sulla collina della Colisa, a Campi. C’è già tutto, il terreno libero e acquistato, il progetto pazzesco, le strade da allargare, i tifosi contenti, i soldi.. La giunta comunale si esalta a vedere tutti quei bei disegnini, chiede se davvero ci metteranno anche il centro commerciale sotto, e le barriere che vanno su e giù? Fiiicooo! Insomma che si fa, il sindaco che ama pettinarsi col vinavil è d’accordo, i cittadini della zona sono entusiasti, che per fare lo stadio dovranno sfrattarli e immaginano di venire trasferiti in una zona migliore, non si sa quale, ma meglio che sotto il cavalcavia dell’autostrada ci vuol poco, va bene anche Mignanego.
L’unico che non ci sta più è Preziosi, che sente puzza di imbroglio e si tira indietro, che lui i giochi politici non li fa, che lo stadio di Marassi va bene, che se il sindaco che ci va giù pesante col solvente è d’accordo lui avrebbe già il progetto, che non è mica vero che uno stadio per una squadra sola costa troppo, che lui Marassi se lo manterrebbe volentieri, e poi il Genoa è sempre stato di casa lì, e vuoi mica trasferirlo, e spostatemi le carceri, e così siamo tornati esattamente al punto di partenza, c’è un presidente che vuole lasciare Marassi e ce n’è un altro che vuole metterci radici.

In mezzo c’è stata un sacco di politica, e diverse cose che non sono chiare, e che si possono riassumere grossomodo con una domanda: da tutti questi rigiri chi ci guadagna?
Cioè, uno stadio nuovo costa certamente di più della ristrutturazione del Ferraris, e la zona scelta imporrebbe la costruzione o l’adeguamento di infrastrutture ben oltre l’impianto sportivo: ci vogliono strade, parcheggi, bisognerebbe evitare di intasare una zona già parecchio congestionata di suo, soprattutto la domenica, e tutto ciò ha dei costi.
E poi com’è che il primo progetto, quello dell’aeroporto, ha avuto tempi di gestazione così lunghi, se c’era già quest’altro pronto in una zona che da subito è piaciuta a tutti? Non poteva presentarlo subito?
E anche Preziosi, che dice di non volere lo stadio, poi si, che non se ne può fare a meno, poi di nuovo no, e che lui non ci sta a fare politica, cos’ha fatto finora?

Europa

21 Giu

Sarà che le buone notizie sono meno divertenti delle sfighe, sarà che questo blog doveva narrare proprio le sfighe del Grifone, sarà anche che negli ultimi anni sfighe per fortuna ce ne sono sempre meno, sarà anche che i blog in questo periodo non se li caga più nessuno, blogger compresi, sarà pure che per buona parte della stagione il nostro obiettivo sembrava poter essere addirittura più importante (e solo gli scontri diretti ce l’hanno tolto). Sarà infine che magari si voleva aspettare d’essere davvero sicuri che fosse tutto vero, per non doverci svegliare un giorno e leggere sul giornale che no, in effetti s’era scherzato, e che si deve ricominciare tutto da capo.

Saranno un sacco di cose, ma non abbiamo ancora celebrato in questo umile e misero spazio, il fatto che il prossimo anno giocheremo in Europa League. E non è assolutamente roba da poco. Ci stiamo forse abituando troppo bene? Ci stiamo dimenticando da dove arriviamo? Forza Genoa.

Europa a Boccadasse

Dalla mostra L’Età Dei Pionieri

6 Dic

Genoa Cricket and Football Club

13 Ott

Beccata al volo, una dimostrazione in Piazza De Ferrari, un sabato mattina qualsiasi…


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