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Palacio Compilation

15 Lug

Tanto per vedere qualche immagine….

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Dalla mostra L’Età Dei Pionieri

6 Dic

Neustift 2008

28 Lug

Eccoci finalmente al tanto agognato momento in cui mi siedo davanti al pici e copio quel gran mare di cazzate che ho scritto in tre giorni di villeggiatura accanto alla squadra in ritiro. Mantengo inalterato giusto questo servizio di Primocanale, affinché la mia immagine resti glorificata a lungo nella storia.

Pronti? Via.

VENERDI
"Porta il cane da mia mamma e raggiungi l’autogrill, che i nostri compagni di viaggio Giorgia e Fabio ci staranno già aspettando!", queste grossomodo le parole con cui il Subcomandante Marzia ha accolto il mio ritorno a casa venerdì dopo il lavoro.
E io così ho fatto, che non si discute col Subcomandante, che se si incazza è peggio, ho preso il cane, il mangiare del cane, la cuccia del cane, il mio zaino, la borsa e il Subcomandante stesso, li ho caricati tutti in macchina e siamo andati da mia mamma.
A metà strada ci siamo accorti di aver dimenticato il cane.

La seconda volta abbiamo lasciato da mia mamma il cane, la sua pappa, la sua cuccia, ma una volta arrivati davanti all’autogrill ci siamo accorti di aver scordato il guinzaglio in macchina, e siamo tornati indietro.

La terza volta ho dovuto portare a mia mamma le chiavi di casa, sennò come faceva a venire a dar da mangiare anche ai gatti?

La quarta volta che mi sono presentato all’autogrill sembrava quella buona, così siamo partiti in tutta fretta, prima di trovare qualche altra cosa che andava lasciata a casa, e in cinque/quindici ore siamo arrivati nella ridente valle dello Stubai. Ingannare la noia del viaggio non è stato facile, ma col mio bagaglio di giochini scemi da proporre lungo tutti i 490 km. di percorso ho offerto ai miei compagni di viaggio un interessante svago, picchiandomi per farmi smettere.

Troviamo la pensione di Giorgia e Fabio che è già passata l’una, ma il loro albergatore ha scritto in un’e-mail che li avrebbe aspettati alzato, perciò non ci preoccupiamo, suoniamo il campanello fiduciosi e osserviamo col cuore gonfio di speranza le luci all’interno, che restano desolatamente spente.
Risuoniamo col cuore un po’ meno gonfio di speranza, ma con una punta di preoccupazione che compensa in volume, e neanche stavolta la notte tirolese viene disturbata da un ciabattare lontano, l’albergatore signor Pfurtscheller dev’essere rintanato da qualche parte all’interno della Pensione Am Rain, a dormire il sonno del giusto.

"Ma quale giusto!", esclama Fabio, "Questo figlio di una mignotta se la dorme nonostante ci avesse promesso di aspettarci, siamo in mezzo a una strada!".

Siccome non mi va che qualcuno si intrometta quando faccio la voce fuori campo me ne vado stizzito, e me la faccio a piedi fino al vicino centro abitato, distante qualche centinaia di metri, dove dovrebbe trovarsi la pensione dove abbiamo prenotato io e il Subcomandante: Pension Tina, di un altro Pfurtscheller. Si chiamano tutti Pfurtscheller qui.

E’ proprio lì, appena scesa la strada, ed è spenta. D’altronde cosa mi aspetto all’una e mezza del mattino? Mi avvicino alla porta e si accende una luce, ma non mi faccio illusioni, è la falsa ospitalità delle fotocellule. Provo a suonare, e si ripete uguale la scena alla pensione precedente, comprese le imprecazioni sottovoce, che interpreto io in mancanza di Fabio.
Provo a spingere la porta, e mi accorgo che è aperta! Entro già più rincuorato, male che vada potremo dormire nell’atrio sul pavimento, ci fa più caldo che in strada ed è più comodo dei sedili posteriori della machina di Fabio.
Mi avventuro per le scale, e anche qui luci che si accendono e mi invitano a salire. Un sacco di porte appoggiate, ma non mi arrischio a entrare, non si sa come potrebbero reagire i Pfurtscheller; torno indietro verso gli altri, e li trovo per strada che stanno venendo a cercarmi, il cuore vuoto di speranza ma ricolmo di pensieri bellicosi verso tutta la cazzo di Austria e dei suoi merda di abitanti.

Tutti davanti alla Pensione Tina riproviamo a suonare, e stavolta accade l’impensabile, arriva una ragazza bellissima in pigiama, con gli occhi gonfi di sonno e i capelli spettinati, che ci invita a entrare e ci mostra la camera di fortuna che ci hanno preparato.
"Domani avrete la vostra, per stanotte dovrete accontentarvi di questa", ci spiega mentre osserviamo sbalorditi una stanza con lettore dvd, computer, divani, tavolini, doccia con l’idromassaggio, quadri alle pareti e tappeti pelosi sul pavimento.
Fabio e Giorgia non se ne vogliono più andare, minacciano di rivolgersi al consolato italiano, accampano amicizie altolocate presso la famiglia imperiale austriaca, si incatenano al sofà, e fanno tanto che la ragazza porta un altro materasso e li accetta a dormire con noi.

Intanto per terra, sul materasso di emergenza, ci dormo io, che i due ospiti si dividono un divano letto a due piazze, e Marzia un letto e mezzo da sola.

SABATO MATTINA
Ci alziamo per primi io e Marzia, e portiamo i bagagli nella nostra stanza ufficiale, al piano di sopra.
Non c’è il divano e il lettore dvd e il computer, ma una bella terrazza, e la doccia con l’idromassaggio e la sauna, anche se devi fartela attivare dai padroni di casa a un sovrapprezzo che ignoro. Tanto non mi lavo.

Una volta preso possesso del nuovo territorio facendo pipì negli angoli, scendiamo a far colazione, e conosciamo la signora Pfurtscheller, mamma della ragazza della notte precedente, che ci saluta e ci porta uova sbattute, pancetta, e tè.
I nostri vicini di tavolo sono una famiglia di Genova, e sono gli stessi con cui dividiamo la terrazza. Sono qui da un po’, e ci raccontano delle stranezze di questa gente dei monti, che non raccolgono funghi, che cantano canzoni stupide, che mangiano cibi pesanti, che bevono fiumi di birra..

E’ una descrizione in cui mi riconosco troppo per poter dire alcunché, perciò mi limito a fare sisi con la testa e mangio il mio uovo con contrizione.

Dopo esserci rifocillati facciamo un salto al campo insieme agli altri, che nel frattempo sono riusciti a entrare nella loro stanza e ce la raccontano come di una specie di gabbia gigantesca ma completamente spoglia, con paglia al posto dei letti e catini di legno in cui lavarsi e fare i propri bisogni. Fra l’altro l’albergatore ha detto loro che molti catini sono a riparare, e che devono usare lo stesso sia per lavarsi che per fare i bisogni.

Al campo non c’è nessuno che si allena, ma un sacco di gente che gira con aria famelica intorno alle recinzioni sperando di vedere arrivare i giocatori. Ce ne andiamo e incrociamo un pulmino blindato che sta entrando. Riconosciamo la faccia di Gasperini attraverso un vetro antiproiettile, ma è solo un attimo prima che un mare di gente si riversi contro il veicolo cercando di aprirlo. Sono tutti armati di penna e quadernino per gli autografi e macchina fotografica e telecamera. I più pericolosi brandiscono forbici per tagliare una ciocca di capelli a Marco Rossi, e vasetti per raccogliere i campioni di urina di non so chi.

Andiamo in paese, che non puoi dire di essere stato a Neustift se a Neustift non ci vai.
Fuori dall’ufficio informazioni c’è Gessi Adamoli con l’aria pasciuta. Si vede che lo stanno trattando bene, evidentemente non alloggia alla Pensione Am Rain. Fabio mi conferma che i loro vicini di casa sono tutti avvocati, la famosa Giustizia Rossoblù che compare su uno striscione allo stadio. C’è anche quel famoso signore con la faccia da lumacone.

Dentro l’ufficio informazioni l’impiegato dell’agenzia di viaggi genovese che organizza le vacanze in questa zona del Tirolo è una faccia conosciuta. Veniva alle Cappe, quando ancora esistevano le Cappe, e già questo mi mette tristezza. Poi non era un mostro di simpatia, e questo alimenta la mia voglia di andar via. Poi prova a convincerci che prenotando con loro si spende meno.
Affenomeno! Guarda che i prezzi li ho visti! E poi a te come te lo pagano il soggiorno qui se l’agenzia non ci guadagna? Facce ride, facce!
Comunque ci spiega come raggiungere le cascate lì vicino, e ci regala una cartina.

Attraversiamo in auto diversi paesini sulla via per il ghiacciaio, e ovunque vediamo bandiere, sciarpe, striscioni. Abbiamo colonizzato la valle.
Altro che le pipette, che a Moena non superano i trecento, stando a quello che raccontava Pinuccio Brenzini ai nostri vicini.

Il sentiero per le cascate va via pianeggiante, ricco di mirtilli e fragole che mi ottenebrano i sensi. Il Subcomandante, che li ha molto più acuti, cerca altri vegetali commestibili, quelli marroni col cappello a ombrello, e dopo un paio di minuti ne tira su due. Così, solo guardando qua e là lungo il sentiero. Ma allora è vero, gli austriaci li snobbano i funghi! C’è da riempirsi la macchina!

Guardo anch’io, cercando di ignorare i dolci frutti che occhieggiano dall’erba, ma tutto quello che incontro sul sentiero sono strane cose scure spiattellate, simili a merde squaqquere. Poco più in su ci imbattiamo in altre cose più grosse, quadrupedi e cornute, intente a produrre tali stranezze: mucche.

Le mucche sono animali innocui, ci ripetiamo, tentando di ignorare lo sguardo bellicoso di un esemplare che ci sbarra la strada.
"I tori?", chiede Giorgia.
"I tori certe volte no", rispondiamo.
"Allora sarà meglio che teliamo", ribatte Giorgia, indicandoci l’assenza di mammelle del grosso mammifero che ci sta davanti appuntendosi le corna con un temperino.

Saliamo ancora un po’, ma veniamo sorpresi dal fortunale, e dobbiamo cercare riparo sotto dei grossi pini, aspettando che smetta. Le uniche che si divertono sono le sorelle Giorgi, che continuano a raccattare funghi lasciati a invecchiare lungo il sentiero.
Niente, via, torniamo indietro che qui non accenna a smettere.

Cerchiamo rifugio in un locale verso Neustift, e ci rimettiamo al bello mangiando un enorme tagliere di affettati. Più a valle non è piovuto, è ancora estate, e cosa c’è di meglio per non sprecare una così bella giornata che andarsene a dormire?

(Continua..)

neustift 2008

e ora sotto con la Spagna

18 Giu

sono certo che ci ha gia’ pensato qualche rete televisiva a riproporlo… ma tant’e’:

 

EL CODAZO DE TASOTI!

Genoa Inter 1-1

20 Mar
Dal nostro inviato
in piccionaia:
il Dott.Hardla

Visto che l’ultimo post era ancora quello della Juve, vuol dire che la sconfitta con la Fiorentina evidentemente non interessa a nessuno, e allora andiamo avanti. Gran pareggio con la capolista, li abbiamo schiacchiati nella loro area e dominati fisicamente e intellettualmente. Certo, loro hanno giocato in 10 per 55 minuti, ma in fondo sono anche un po’ cazzi loro, no? In 11 contro 10, comunque, siamo molto più forti noi.

Ma veniamo alle cose interessanti. La partita stavolta l’ho vista dalla piccionaia della Nord: un’esperienza davvero molto interessante, e che ora vi racconto. Intanto mi sono beccato una bandierina gratis, alla faccia di Spassky che è rimasto a casa, sicuro della sconfitta. Tié.

Erano anni che non andavo più in piccionaia e la prima impressione è senz’altro positiva: certo i giocatori sono molto piccoli e distanti, ma si vede perfettamente la disposizione in campo e, finalmente, si coglie il senso della profondità, senza il quale è veramente un casino capire cosa succede nell’area opposta, sotto la Sud (palo! naso! rinvio di orecchio! autorete in semirovesciata volante! rigore!).

Poi però inizia la partita e mi accorgo di alcune piccole inconguenze: intanto ai lati si sta seduti, ma va bene siamo lì per quello, visto che Paoletta ha la gamba ingessata. Poi, pur chiamandosi "Gradinata Nord", seppur "superiore", la gente non canta. Ma niente, eh? E ancora questo non sarebbe tanto grave se, per riempire questo vuoto canoro, le persone non si mettessero a fare dell’altro. L’occupazione preferita è, com’è logico aspettarsi, dire cazzate. E lì mi accorgo che, effettivamente, i cori insistenti e ripetuti per tutta la partita, distraggono le persone e impediscono loro di commentare ogni singola fase di gioco. Quando manca il supporto canoro, chiunque può dire qualunque cosa, e sicuramente lo farà a portata del mio orecchio.

E’ in questo modo che ho fatto la sfortunata conoscenza della prestigiosa Famiglia Stancacervelli, madre figlio, zio e un sacco di conoscenti che avrebbero fatto meglio a comprarsi la partita in pay-tv davanti a una pizza bella calda e una coca cola, piuttosto che stracciare i coglioni a me per tutta la serata. Il papà no, non c’era, ma come ho appreso quelle 7 volte durante la partita, meno male che non c’era perché solitamente porta una sfiga della madonna. E meno male, allora…

Girandomi a sinistra il panorama non era certo meno folkroristico. Quasi a controbattere le offensive verbali della suddetta famigliola si fa valere il deciso e costante mormorio della "radiocronista autistica". Oh, magari non capiva un cazzo di calcio e di ciò che stava accadendo in campo, ma i nomi dei giocatori li conosceva tutti! Beh, magari non proprio tutti, magari sapeva solo i nostri, ma quelli li conosceva davvero bene, giuro!

Ma colui che più ha destato il mio interesse (e quello di gran parte del settore, in effetti) è stato L’Uomo Con Due Ciocchi Di Legno Al Posto Delle Mani. Un tipo generalmente tranquillo ma che aveva il vezzo di applaudire a sproposito nei momenti più improbabili, producendo un forte e penetrante rumore di legno, udibile anche a decine di metri di distanza. E questo per TUTTA LA PARTITA. Imperdibile.

Vista l’originalità del fenomento non ho potuto sottrarmi dal girare un breve video per farvi capire meglio le mie insufficienti parole. Una visione raccapricciante.

16

28 Feb
– Papà, ma quand’è che Borriello è diventato capocannoniere superando anche Trezeguet?

– Proprio in questo momento qui.

La fine del tunnel

12 Giu

A volte capita che Pablo  è lì che minchiona con la fotocamera e riesce a riprendere il più importante momento della storia genoana degli ultimi 12 anni. Che per essere precisi non coincide con la fine della nostra partita, ma con il triplo fischio tra Piacenza e Triestina. Uno a uno, e a Marassi può partire la festa, tranne che naturalmente qui da noi mancavano ancora un po’ di secondi da giocare e Greco e qualcun altro hanno concluso in mutande, spogliati dai tifosi che hanno prematuramente invaso il campo. Ricordo Masiello che colpisce di testa, quasi nudo, mentre cerca di infilarsi la maglietta di Stellini.

http://dailymotion.alice.it/swf/ol51XP4N9icInfN1x

Se invece preferite delle riprese meno tremolanti, ecco gli stessi momenti nella telecronaca tv.

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