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Della sofferenza

24 Ott

L’acquisto della società da parte di Enrico Preziosi ha rappresentato per il genoano medio il momento migliore di tutta la propria storia di sognatore sofferente: finalmente avevamo un presidente abbastanza ambizioso da poterci promettere traguardi fino ad allora insperati, e abbastanza maneggione da poter vedere quegli stessi obiettivi svanire da un giorno all’altro. Non credo sia necessario un esempio.
Mentre navigavano nelle acque tumultuose della serie c con l’imprenditore avellinese al timone, i genoani hanno potuto sperimentare livelli di sofferenza tali da poter dimenticare anche i vari Spinelli, Scerni, Dalla Costa.. Vabbè, forse Dalla Costa no..
Li vedevi sulle gradinate di Cittadella, di Salerno, a sgolarsi perché quel cazzo di Sinigaglia non tirava, quel deficiente Iliev si scartava i fili d’erba, quell’incapace di Mamede passava la palla agli avversari.. l’unico cui non si dedicavano appellativi era Zaniolo, che per lui non se n’è mai trovato uno sufficientemente offensivo.
Ma era bello ritrovarsi tutti lì, a Lumezzane, che fino a ieri neanche lo sapevi che esisteva un posto che si chiama così, con gli occhi fuori dalle orbite e le vene del collo gonfie perché Lamacchi si disinteressava della partita e raccoglieva le margheritine a bordocampo, ti faceva sentire vivo, ti sembrava di incarnare in quell’atto di portare le mani alla bocca e insultare un tuo giocatore tutta la secolare storia del Genoa. Definirsi un genoano felice era un ossimoro,
i colori sociali sono da sempre  rosso, blu e tribolazione.

Con l’arrivo di Gasperini è cambiato tutto. Già dalla serie b si è visto un gioco diverso, veloce, vario, e che soprattutto portava risultati. C’era Adailton là davanti che faceva un mucchio di gol, segnava Greco, segnava addiritttura Gasparetto, e i tifosi genoani si sono gasati. "Vegnimmu in A", sentivi dire allo stadio, e così è stato. Certo, avevi sempre qualche giocatore che rendeva meno, Di Vaio ha contribuito tantissimo a mantenere alto il mugugno e basso il profilo, ma nel complesso la situazione stava migliorando pericolosamente, fino a sfociare nel campionato dell’anno scorso: il ritorno di Milito è stato il primo segnale di un qualcosa di grave, poi la vittoria contro il Milan, contro la Roma, addirittura contro la Juventus, entrambi i derby in saccoccia con ben quattro pere alla squadra di delegazione, stava sorgendo un problema mica da poco: il tifoso genoano ha dovuto scontrarsi con una sensazione fino a quel momento mai provata, l’appagamento. Aprivi un giornale e al Genoa erano accostati aggettivi sconosciuti, tipo bellissimo, o inarrestabile; ci paragonavano a squadre che fino ad allora esistevano solo il mercoledì sera alla televisione, come il Barcellona, dicevano che Gasperini era il miglior allenatore d’Italia, convocavano i nostri giocatori in nazionale. Come facevi a non andare in confusione? Qualche tifoso più debole non è riuscito a reggere lo stress da soddisfazione e ha cominciato a votare PD, altri si sono addirittura trasferiti a Busalla, in un monolocale con vista sull’Iplom.

Tutto questo fino al campionato attuale. Già da qualche tempo il tifoso genoano ha potuto ritrovare la sua ragione di essere, andando allo stadio a vedere una squadra sempre più incerta. La cessione di Milito, Motta e Ferrari è stata una botta mica da ridere, e la successiva campagna acquisti ha seminato nei genoani il primo germe dell’incertezza. "Chi u l’è stu Fatic?", sentivi dire allo stadio, "U Crespu u l’è veggiu!", c’era più elettricità nell’aria, ma ancora non bastava, la squadra aveva cominciato benissimo, era addirittura prima in classifica, serviva lo scossone.
La sconfitta col Chievo, al termina di una partita inguardabile, è stato il segnale che tutti aspettavano. Il gioco di Gasperini aveva cominciato a non vedersi più, la squadra arrancava senza costrutto, gli attaccanti non segnavano. "Eh ma son stanchi", "Eh ma ci sono tante assenze", "Eh ma una partita si può anche perdere", "Eh ma abbiamo più punti dell’anno scorso", sentivi dire, ma sentivi anche "Il mercato è stato sbagliato", sentivi "Dovevamo tenere Acquafresca", sentivi "Son troppo giovani".
La diga stava cedendo in fretta, i tifosi avevano ritrovato la strada, il monolocale davanti all’Iplom era di nuovo disabitato, le pastiglie per il mal di fegato che giacevano invendute in ogni farmacia cittadina ricominciavano a trovare acquirenti.
La bella vittoria di Bologna ha impedito la tracimazione immediata delle certezze dei genoani, ma otto reti subite in due incontri, nessun segno di vita da parte degli attaccanti, una squadra involuta e palesemente in difficoltà anche nei passaggi più semplici ha generato un processo di rivitalizzazione del tifoso che ormai è inarrestabile. Ora si che i genoani si riconoscono per quello che sono, gli alfieri della sofferenza del calcio italico! Guardali come si alzano presto la mattina per andare a mugugnare al bar! Guardali la domenica portare le mani alla bocca per offendere la madre di Floccari, il padre di Mesto, tutta la famiglia di Esposito! Finalmente i bei momenti sono passati, ora abbiamo una squadra davvero in grado di farci girare le balle tutte le domeniche, di deluderci perdendo anche le partite più facili, di attirare su di sè ogni tipo di sfiga possibile. Ora si che possiamo mangiarci le unghie perché domenica andremo a Cagliari, perché anche il Cagliari ora ci fa paura, ora ci fa paura anche il Livorno!
Attento mondo, i Genoani sono tornati, e non chiederanno sconti!

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ultimo stadio

16 Ott

Nonostante il titolo non voglio parlare delle drammatiche condizioni in cui versa questo blog, che da quando c’è feisbuc siamo tutti lì a scrivere cretinate e giocare ai giochini e non troviamo più il tempo di aggiornare queste pagine di storia e gloria (che, lo sappiamo, manchi tu nell’aria).
Ecco, io vorrei soffermarmi un momento sulla spinosa e fumosa questione dello stadio nuovo..
..
..ecco fatto. Grazie per l’attenzione.

No, mi fermo ancora un po’, perché a me questa storia non sembra per niente pulita, e per aiutarvi a capire meglio le mie perplessitudini vorrei ripercorrere i punti salienti della vicenda. Le date non me le ricordo, casomai ce le potete aggiungere voi.

Tutto comincia un giorno di pioggia, freddo e minaccioso, quando il presidente di una squadra a righe decide che lui a Marassi la sua squadra con le righe non ce la vuole più far giocare, che quello stadio lì secondo lui non va mica bene, che non è adatto, che è vecchio, che è in centro, che anche il nome Luigi Ferraris ricorda le macchine da corsa e lui invece vorrebbe qualcosa di più evocativo allo sport che rappresenta, tipo Bottecchia, e che una squadra senza uno stadio adeguato è come un suo giocatore senza la bici: destinato al fallimento. Ne vorrebbe costruire uno nuovo superaccessoriato a Trasta, e chiede ai cittadini cosa ne pensano.

La risposta della città è variegata, i suoi sostenitori lanciano slogan di incitamento tipo "a Trasta Garrone e basta", mentre la parte rossoblù della tifoseria risponde con slogan che difendono la permanenza del Genoa a casa propria, tipo "a Trasta Garrone e basta", ma anche "hai voluto la bicicletta, ora pedala!".

Al di là di qualche battuta fra le opposte schiere non si registrano episodi rilevanti, il Comune fa presente che il Ferraris è una spesa che non ama accollarsi, Preziosi risponde che lui se lo comprerebbe anche, ma bisogna prima spostare il carcere.

Per un po’ non si sente più niente, la squadra di casa e quella di periferia continuano a dividersi lo stesso terreno, Milito gli fa quattro pere, il campionato finisce e tutto sembra concludersi.

Poi il Genoa va in Uefa. Improvvisamente lo stadio non è più a norma, e le deroghe per poter giocare le partite di coppa che fino a ieri rappresentavano la normalità diventano un problema gravissimo. Garrone si fa avanti un’altra volta e Preziosi a sorpresa lo difende, sostenendo che Genova non può permettersi due stadi. Cip e Ciop vanno dal sindaco a promuovere il nuovo impianto e tutti e due si strappano i capelli lamentando che uno stadio deve vivere tutta la settimana, altrimenti non può contenere i costi, che Marassi è inadeguato, che bisogna fare qualcosa; il petroliere in realtà capelli se ne strappa pochi, che con le braccia corte che si ritrova non arriva più su delle orecchie, ma dalla tasca estrae la sorpresa: un progetto bello pronto di uno stadio accanto all’aeroporto!

Pensate la comodità, dice, di poter raggiungere la gradinata direttamente in aereo ogni volta che il pilota sbaglia le misure dell’atterraggio! E che figata dover urlare ancora più forte per sovrastare il frastuono dei motori!
Sembra veramente un’idea geniale, in nessuna parte del mondo hanno pensato di costruire un impianto sportivo ad alta frequentazione vicino a un elemento delicato come un aeroporto, Genova si dimostra più avanti anche in questo!
Peccato che l’Enac, l’ente preposto a legiferare sul traffico aereo nazionale, rifiuti la proposta, adducendo scuse puerili come la sicurezza.
Eh ora! A Palermo l’aeroporto è attaccato a un monte, a Gibilterra lo attraversa la strada principale, e qui ci formalizziamo per cinquantamila tifosi!
Comunque lo stadio vicino all’aeroporto non si fa più. Il sindaco più antiestetico del pianeta, però, non ha alcuna intenzione di aspettare oltre, e insiste che lo stadio vada fatto, dove non si sa, ma bisogna farlo e basta. E lui/lei non ci metterà un centesimo, se lo dovranno pagare le società!
Garrone non si dà per vinto, e tira fuori dalla manica un altro asso, il progetto di un impianto avveniristico sulla collina della Colisa, a Campi. C’è già tutto, il terreno libero e acquistato, il progetto pazzesco, le strade da allargare, i tifosi contenti, i soldi.. La giunta comunale si esalta a vedere tutti quei bei disegnini, chiede se davvero ci metteranno anche il centro commerciale sotto, e le barriere che vanno su e giù? Fiiicooo! Insomma che si fa, il sindaco che ama pettinarsi col vinavil è d’accordo, i cittadini della zona sono entusiasti, che per fare lo stadio dovranno sfrattarli e immaginano di venire trasferiti in una zona migliore, non si sa quale, ma meglio che sotto il cavalcavia dell’autostrada ci vuol poco, va bene anche Mignanego.
L’unico che non ci sta più è Preziosi, che sente puzza di imbroglio e si tira indietro, che lui i giochi politici non li fa, che lo stadio di Marassi va bene, che se il sindaco che ci va giù pesante col solvente è d’accordo lui avrebbe già il progetto, che non è mica vero che uno stadio per una squadra sola costa troppo, che lui Marassi se lo manterrebbe volentieri, e poi il Genoa è sempre stato di casa lì, e vuoi mica trasferirlo, e spostatemi le carceri, e così siamo tornati esattamente al punto di partenza, c’è un presidente che vuole lasciare Marassi e ce n’è un altro che vuole metterci radici.

In mezzo c’è stata un sacco di politica, e diverse cose che non sono chiare, e che si possono riassumere grossomodo con una domanda: da tutti questi rigiri chi ci guadagna?
Cioè, uno stadio nuovo costa certamente di più della ristrutturazione del Ferraris, e la zona scelta imporrebbe la costruzione o l’adeguamento di infrastrutture ben oltre l’impianto sportivo: ci vogliono strade, parcheggi, bisognerebbe evitare di intasare una zona già parecchio congestionata di suo, soprattutto la domenica, e tutto ciò ha dei costi.
E poi com’è che il primo progetto, quello dell’aeroporto, ha avuto tempi di gestazione così lunghi, se c’era già quest’altro pronto in una zona che da subito è piaciuta a tutti? Non poteva presentarlo subito?
E anche Preziosi, che dice di non volere lo stadio, poi si, che non se ne può fare a meno, poi di nuovo no, e che lui non ci sta a fare politica, cos’ha fatto finora?

Lo sentirai gridare anche nel Kenia….

23 Gen

Siamo gli unici a farlo incazzare

30 Dic

Copioincollo da TMW. Dichiarazione della settimana scorsa, ma comunque interessante e non priva di soddisfazioni.

Inter, Mancini: "La mia rivale? Il Genoa"
Parlando dell’imminente derby di Milano, l’allenatore dell’Inter Roberto Mancini ha dichairato di non sentire troppo il peso della rivalità coi rossoneri… "Non ho rivalità con il Milan, semmai ce l’ho con il Genoa – le sue parole -. Non l’avevo neanche con la Roma quando allenavo la Lazio". Mancini ha anche aggiunto: "Rispetto ai derby passati, per noi c’è un po’ più di tranquillità, ma resta comunque una sfida particolare, non come le altre".

Beh, visto l’onore concessoci da Coso e visto anche il particolare periodo dell’anno, anche io mi sento di onorarlo dedicandogli una cartolina natalizia un po’ vintage ma molto pertinente….

Natale è già passato, quindi buon anno al Genoa, ma soprattutto a tutti i Genoani.

le belle magliette di un tempo

10 Ott

Nel football australiano dal 2003 è in vigore un’iniziativa che sono certo piacerebbe anche in Italia, l’heritage round. Durante le partite di una giornata tutte le squadre indossano le magliette tradizionali secondo lo stile di una decade scelta dalla federazione. Rinascono quindi gli stili degli anni ’50, ’60, i collettoni anni ’70, e così via… Tifosi contenti di rivedere le magliette di un tempo, squadre felici di incassare qualche soldo in più dalla vendita del merchandising, speciali in TV con campioni del passato, tutti contenti, ricchi premi e cotillons.
Secondo me un turno vintage sarebbe ottimo anche in Italia, magliette di lanetta, numeri dall’1 all’11, pallone di una volta….. Si potrebbe iniziare con gli anni ’20, tutti i giocatori in divise storiche e i ciclisti divisi in due squadre….

Grifoni in gran spolvero

8 Ott

Genova, dal nostro inviato Dedee – Nella bolgia del Luigi Ferraris il Genoa non lascia scampo ai sardi.

Uno scoppiettante Genoa passa come un rullo compressore su uno spento Cagliari.

Sospinti dai propri appassionati sostenitori, fin dall’inizio i giucatori di Mister Gasperini si fanno pericolosi e chiudono gli ospiti nella loro meta’ campo. Con un Borriello e un Di Vaio in gran spolvero e una mediana in grado di sostenere al meglio gli avani il Genoa domina nel conto delle conclusioni ma non riesce a trovare la conclusione vincente. Gia’ al quinto minuto della prima frazione di gara il fromboliere Boriello scaglia un dardo avvelenato contro la porta difesa da Fortin, ma la conclusione fa la barba al palo e la sfera si spegne sul fondo. Poco male, i rossoblu’ genovesi sono determinati a non lasciare nulla all’avversario.

La seconda frazione di gara si apre come si era conclusa la prima, un’arrembante Genoa sospinto dai sostenitori di casa che constringe il Cagliari alla difensiva. Boriello prima la nono mette paura agli ospiti, poi finalmente trova al dodicesimo minuto la conclusione vincente che sblocca il risulato e fa esplodere il catino del Luigi Ferraris con una mezza rovesciata da applausi. L’impresa del compagno d’attacco ispira l’altro fromboliere rossoblu’ che al minuto ventisei conclude di poco a lato, e al minuto ventinove finalmente trova la conclusione vincente per il raddoppio dei padroni di casa. Prima del fischio finale del Signor Girardi di San Dona’ di Piave saranno ancora lo scatenato Boriello e il neo entrato Papa Waigo a mettere in apprensione l’estremo difensore ospite.

Con questo successo, il terzo consecutivo, i grifoni si portano al quinto posto della classifica generale del campionato di serie A, un’ottima posizione per poter contendere un posto nelle competizioni continentali il prossimo anno.

Genoa Corsaro al San Paolo di Napoli

1 Ott

Napoli, dal nostro inviato Dedee– In uno stadio San Paolo deserto risplendono i grifoni rossoblù.

 


Impresa dei ragazzi di Mister Gasperini che con grinta, orgoglio e tenacia portano a casa una preziosa vittoria dall’insidiosa trasferta nella tana degli azzurri partenoperi. Gli eroi della serata portano gli italianissimi nomi di Borriello e Sculli, di De Rosa e Scarpi: indomiti lottatori del pallone che indossano, con grifonissimo orgoglio, l’amata maglia a quarti rossoblù.
È grazie all’indomito fromboliere Marco Borriello che i grifoni vanno in vantaggio già all’undicesimo minuto della prima frazione di gara: abile a scattare in area per ricevere un traversone di Leon, il grifone costringe il difensore napoletano Cannavaro ad un disperato intervento, che si conclude inevitabilmente in rete: meritato vantaggio per il Genoa. I partenopei accusano il colpo ed è il solo Lavezzi a tenere in apprensione la difesa dei grifoni, per il resto sono bravissimi i giuocatori genoani a non subire il ritorno dei partenopei: chiusi nel proprio fortino i grifoni chiudono l’area alle incursioni degli azzurri con un grimaldello che solo un discutibile penalty, concesso dall’incerto Signor Pierpaoli di Firenze al quinto minuto di giuoco della ripresa, riesce a scardinare. Domizzi tira e batte l’incolpevole Scarpi. Pareggio. Poco male, i grifoni sono determinati, compunti e ben schierati in campo. Mister Gasperini opera le prime sostituzioni, alla mediana entrano Coppola, a fargli posto sarà il lottatore Milanetto, e soprattutto Sculli, che subentra all’onduregno Leon.
Tengono duro i ragazzi rossoblù e quando ormai la partita si avvia verso la conclusione nel deserto palcoscenico del San Paolo, la serata trova il suo imperioso protagonista: Giuseppe Sculli. L’attaccante della nazionale giovanile è rapido e preciso, quando ormai le lancette stanno compiendo il loro ultimo giro d’orologio, ad intervenire con un imperioso stacco di testa che trafigge l’incolpevole Gianello. E il San Paolo si fa ancor più silenzioso mentre i rossoblù festeggiano il meritato successo che, bissando la vittoria di domenica contro le zebre udinesi, li proietta ad un meritato nono posto in classifica.

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